Il 27 gennaio 2026 l’Unione europea e l’India hanno definitivamente concluso i negoziati per l’introduzione di un nuovo accordo di libero scambio. L’intesa prevede un crescente aumento di esportazioni di beni dell’UE verso l’India, entro il 2032, prevedendo l’eliminazione e la riduzione del 96,6% delle tariffe sulle esportazioni europee, con un risparmio di circa 4 miliardi di euro all’anno di dazi doganali. L’apertura alle importazioni provenienti dall’India non sarà indiscriminata, in quanto l’Unione europea mira a preservare la leale concorrenza tra le imprese e a mantenere elevati standard di sicurezza ambientale e alimentare.

 Il nuovo Accordo commerciale

L’Unione Europea e l’India hanno concluso i negoziati, iniziati nel 2007, per un accordo di libero scambio storico, ambizioso e di grande rilevanza commerciale. La nuova area di libero scambio darà vita a un mercato integrato di circa 25 mila miliardi di dollari, e 2 miliardi di persone, rispettivamente circa un quarto del PIL mondiale e della popolazione globale.

L’UE è il principale partner commerciale dell’India, con scambi di merci per un valore di 120 miliardi di euro nel 2024, pari all’11,5% del commercio indiano totale. L’India, invece, è attualmente il nono partner commerciale dell’UE e registra scambi commerciali che rappresentano il 2,4% del commercio totale di merci dell’UE nel 2024, numeri che saranno destinati a crescere nei prossimi anni.

L’accordo aprirà alle imprese europee un canale di accesso privilegiato alla quarta potenza economica mondiale. Si prevede che l’accordo raddoppierà le esportazioni di beni dell’UE verso l’India entro il 2032, nonostante l’interscambio tra i due blocchi superi già un valore di 180 miliardi di euro l’anno, grazie all’eliminazione e la riduzione del 96,6% delle tariffe sulle esportazioni di beni dell’UE verso l’India, generando un risparmio di circa 4 miliardi di euro all’anno di dazi doganali e un aumento delle esportazioni delle merci europee verso l’India del 107,6% entro il 2032. Importanti semplificazioni sono previste anche per le procedure doganali, volte a semplificare e rendere più rapide le pratiche per l’esportazione.

La gestione dell’accordo sarà affidata a un “Comitato Congiunto”, composto da rappresentanti di entrambe le parti, il quale ne monitorerà l’attuazione, risolverà questioni di interpretazione e formulerà proposte per rendere più efficiente la cooperazione commerciale.

L’entrata in vigore dell’accordo è prevista per il 2026, ma il Parlamento europeo potrebbe ritardarne la ratifica.

I settori interessati

L’intesa raggiunta tra le due potenze economiche prevede l’abbattimento di misure tariffarie significative su molti beni, producendo nuove opportunità per le imprese europee. Centrale è stata la decisione di una diminuzione graduale dei dazi sulle automobili provenienti dall’India fino al 10%, oggi pari al 110% del valore della merce, mentre quelli relativi alle componenti saranno aboliti gradualmente entro 5-10 anni. Sarà previsto, inoltre, un significativo abbattimento e contestuale azzeramento dei dazi doganali sui macchinari (attualmente fino al 44%), sui prodotti chimici (22%) e su quelli farmaceutici (11%).

L’Accordo, inoltre, mira a ridisegnare il sistema tariffario relativo ai prodotti agroalimentari, i cui scambi risultano penalizzati da una tariffa media superiore al 36% per tale categoria merceologica. Il piano, come per il settore automobilistico, è quello di una graduale riduzione dei dazi: per i vini scenderanno dal 150% al 75% al momento dell’entrata in vigore dell’intesa, per poi stabilizzarsi fino al 20%. Invece, per l’olio d’oliva e alimenti trasformati (tra cui pane, pasta, dolci) è prevista l’abolizione di qualunque misura tariffaria entro i prossimi 5 anni.

Parallelamente, Unione europea e India stanno negoziando un accordo autonomo riguardante le indicazioni geografiche (IG), volto a tutelare i prodotti agricoli tradizionali europei sul mercato indiano e a contrastare la concorrenza sleale.

La tutela della Proprietà intellettuale

L’accordo prevede, infine, un intero capitolo dedicato alla tutela dei diritti di proprietà intellettuale, includendo il diritto d’autore, i marchi, i disegni, i modelli e i segreti commerciali. Basandosi sui principali trattati internazionali in materia, l’intesa contribuirà ad avvicinare i sistemi normativi dell’Unione europea e dell’India in tema di proprietà intellettuale, semplificando le attività di scambio e di investimento per le imprese che fanno affidamento su tali diritti nei rispettivi mercati. Gli obiettivi sono quelli di promuovere innovazione e creatività, facilitare il commercio di beni e servizi innovativi e ridurre le barriere agli scambi, incentivando investimenti inclusivi e di lungo periodo.

L’accordo, tuttavia, non prevede il mutuo riconoscimento di tali diritti: per esempio, un marchio o un brevetto registrato in Europa non saranno automaticamente validi anche in India.

Tutela della salute e sicurezza alimentare

L’accordo non prevede un’apertura indiscriminata alle importazioni provenienti dall’India. l’Unione europea, infatti, intende continuare a tutelare alcune categorie merceologiche ritenute “sensibili”, come carne bovina, zucchero, riso, carne di pollo, latte in polvere, miele, banane, frumento tenero, aglio ed etanolo, per i quali, attualmente, è previsto ancora il mantenimento dei dazi vigenti. Alcune categorie, invece, saranno soggette a limitazioni in import, come le carni ovine e caprine, granturco dolce e uve.

L’obiettivo è quello di garantire la leale concorrenza tra imprese interne e indiane e, contemporaneamente, tutelare la salute e la sicurezza alimentare dei cittadini. A tal fine è stato previsto un meccanismo di salvaguardia bilaterale, attivabile qualora le importazioni dovessero evidenziare criticità e l’aumento dei controlli alle frontiere sui generi alimentari e i prodotti di origine animale e vegetale. La Commissione europea, inoltre, potenzierà la sua attività di audit, implementando il monitoraggio delle importazioni di beni “sensibili”.

Il testo attuale dell’accordo, tuttavia, non presenta alcun riferimento al Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM). L’assenza di qualunque riferimento, probabilmente, suggerisce che le merci CBAM (ferro, acciaio, cemento, energia elettrica) saranno soggette alla disciplina prevista dal regolamento 2023/956, senza alcuna deroga prevista a favore dell’India terzo Paese al mondo per emissioni di CO2.

Laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Genova, ha frequentato il corso di perfezionamento in Diritto Tributario presso l’Università di Genova e il Master in Diritto Tributario presso l’Università Cattolica di Milano.

Iscritto all’Ordine degli Avvocati di Genova, dopo una lunga esperienza presso un noto studio legale specializzato in fiscalità indiretta, dal 2019 entra a far parte del team dello Studio Armella & Associati.

È autore di numerosi articoli e svolge attività di docenza in seminari e corsi di formazione in materia tributaria.

È membro del gruppo di lavoro Accise della Sezione Italiana della International Chamber of Commerce.