Una riforma epocale per il commercio internazionale: il nuovo Codice doganale europeo (Reg. Ue 2026/2108), pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 19 settembre 2026, riscrive le regole del diritto doganale, valorizzando la compliance e istituendo un sistema di controllo integrato tra gli Stati membri e la Commissione europea.

La maggior parte delle nuove disposizioni non è immediatamente applicabile, essendo prevista una scansione temporale molto ampia, a partire dal 21 settembre 2027. Il legislatore europeo dovrà adottare, inoltre, i regolamenti delegati e di esecuzione.

Le disposizioni che, invece, entrano in vigore subito, sono quelle relative alla nuova tassa di gestione europea per i piccoli pacchi ordinati da Paesi extra-UE: la nuova fee sarà applicabile entro il 1° novembre 2026, andandosi a sommare al dazio fisso di 3 euro, per ogni tipologia di prodotto importato, già applicabile da luglio. La conferma della handling fee allontana probabilmente la tassa italiana prevista dalla Legge di bilancio, che rischia di sovrapporsi, in maniera poco coordinata, rispetto a queste due iniziative europee.

La handling fee europea sarà formalmente a carico delle piattaforme, ma verosimilmente sarà ribaltata sui consumatori. L’importo esatto della tassa di gestione, che i paesi UE inizieranno a riscuotere entro il 1° novembre 2026, sarà stabilito dalla Commissione europea e rivisto ogni due anni, per mantenerlo proporzionato ai costi effettivi.

Il nuovo Codice doganale dell’Unione introduce anche regole più stringenti per le piattaforme di commercio elettronico dei Paesi terzi: i venditori e le piattaforme e-commerce saranno considerati importatori e, quindi, obbligati al pagamento dei relativi dazi, oltre a rispondere della conformità dei prodotti.

Tra le novità del nuovo CDU si segnalano, inoltre, un’analisi dei rischi comune, un unico sistema informatico di gestione, l’Autorità doganale europea e il rafforzamento dei controlli extra-fiscali.

Attualmente, l’unione doganale e il funzionamento del mercato interno sono in gran parte demandati alle autorità doganali, cui sono affidati anche i compiti di proteggere i cittadini contro i rischi non finanziari connessi all’importazione di merci estere, l’efficace gestione di nuovi modelli di business, quali le vendite a distanza (e-commerce), la digitalizzazione, l’efficienza dei processi doganali e l’applicazione di pratiche uniformi nei diversi Paesi membri.

Proprio in queste aree si è rilevata la debolezza dell’architettura del Codice doganale del 2016 (Reg. Ue 2013/952), causata anche dell’eccessiva frammentazione dovuta ai 111 diversi sistemi informatici applicati dalle 27 autorità doganali nazionali.

A tal fine, il nuovo Codice prevede l’istituzione di una struttura centrale comune, ossia l’Autorità doganale dell’UE (EU Customs Authority, EUCA), con sede a Nizza, operativa a partire dal 2027.

EUCA agirà come un’unica entità, assumendo una funzione centrale nella governance del sistema doganale europeo, esercitando compiti di coordinamento delle attività di controllo, di gestione comune del rischio e di supporto tecnico-operativo alle autorità doganali degli Stati membri. La nuova autorità si occuperà, in particolare, della gestione e della manutenzione del Data hub europeo, l’infrastruttura digitale che costituirà il fulcro del futuro ecosistema informativo doganale dell’Unione, mediante l’integrazione delle dichiarazioni doganali, dei dati commerciali e delle informazioni rilevanti ai fini dell’analisi dei rischi.

L’Autorità ha il compito di sviluppare e coordinare l’analisi dei rischi in tutto il territorio dell’Unione, grazie ai dati di importazione ed esportazione inseriti nel nuovo Data hub europeo, assicurando un più rapido ed efficiente sdoganamento per gli scambi commerciali a basso rischio, grazie anche a una migliore individuazione delle frodi doganali.

Il nuovo sistema prevede, infatti, che gli scambi informativi, sia con le autorità doganali che con gli altri soggetti che intervengono nella catena di approvvigionamento, avvengano in via elettronica, attraverso questa unica interfaccia multifunzionale.

Il Data hub sarà operativo dal 2028 nel settore dell’e-commerce e dal 2034 diventerà obbligatorio per tutti gli operatori.

Il nuovo Codice doganale si propone, inoltre, di regolamentare la transizione da un sistema integralmente basato sulle dichiarazioni doganali di parte a un sistema basato sulla fornitura di informazioni al Data hub europeo (considerando n. 40 del nuovo CDU). Quando le funzionalità del Centro dati doganali dell’UE saranno disponibili, agli operatori dovrebbe essere data la possibilità di fornire o rendere disponibili informazioni alle autorità doganali tramite il Data hub.

Occorre considerare, inoltre, che, come evidenziato dai “considerando” del nuovo Codice, dal 2016 il ruolo delle autorità doganali si è evoluto, fino a comprendere sempre più una serie di regole di natura non finanziaria riguardanti la sicurezza, la protezione, l’accessibilità per le persone con disabilità, la sostenibilità, la salute e la tutela della vita umana, animale e vegetale, l’ambiente, la protezione dei diritti umani e della proprietà intellettuale, nonché la salvaguardia dei valori dell’Unione e il rispetto degli standard necessari per l’ingresso e la circolazione nel mercato interno.

L’ampliamento delle funzioni doganali comporta, sul versante privato, un nuovo e più ampio perimetro di responsabilità per l’importatore e l’esportatore, non più soltanto responsabili dell’obbligazione doganale, ma anche della conformità delle merci, anche per rischi extra-fiscali, in base alla legislazione specifica dei prodotti.

Parimenti, anche la responsabilità del rappresentante doganale indiretto, che secondo il testo del nuovo Codice “è considerato l’importatore o l’esportatore” si estende a tutti gli obblighi, non solo di carattere fiscale, gravanti su tali soggetti, ma anche a quelli relativi alla compliance del prodotto (art. 134 del nuovo Codice).

La riforma introduce, inoltre, una nuova figura di operatore doganale, che si affiancherà allo status AEO, ossia il Trust and Check Traders (T&C). Rispetto alla proposta di riforma della Commissione europea, pubblicata nel 2023, che inizialmente immaginava una progressiva sostituzione degli operatori AEO con la nuova figura del T&C, il testo approvato dal Consiglio prevede invece entrambe le autorizzazioni.

I criteri e le condizioni per diventare un Trust and Check Trader si basano sui criteri AEO, ma si prevede la necessità che tale soggetto sia “trasparente” per le autorità doganali. Ciò significa che gli operatori dovranno dotarsi di sistemi elettronici che tengano traccia della loro conformità e del movimento dei loro beni e concederne l’accesso alle autorità doganali.

La trasparenza è controbilanciata da significativi vantaggi, che consistono nella riduzione al minimo degli adempimenti e delle formalità doganali. Tra questi figurano la possibilità di svincolare le merci senza l’intervento della dogana e di non presentare una dichiarazione doganale per ogni importazione, assolvendo ai dazi con cadenza periodica e verificando in autonomia la conformità dei prodotti.

La nuova disciplina dedica, inoltre, particolare attenzione alle PMI e alle microimprese. La Commissione europea è chiamata a definire procedure per garantire l’accesso alle autorizzazioni di AEO e T&C meno onerose e parametrare alle risorse finanziarie di cui dispongono.

Anche sul fronte sanzionatorio sono previste importanti novità. Il nuovo Codice prevede, come linea di indirizzo generale, un elenco minimo di infrazioni delle norme doganali (art. 273 ss del nuovo CDU), rimettendo, però, la scelta della misura appropriata agli Stati membri, con monitoraggio da parte della Commissione europea. L’obiettivo è quello di contrastare il fenomeno dello “shopping dei confini” da parte degli operatori che effettuano vendite a distanza. Restano di competenza dei singoli Stati le norme procedurali nazionali riguardanti le sanzioni amministrative, così come la designazione dell’autorità competente a erogare la sanzione.

Una disciplina sanzionatoria ad hoc è prevista in caso di vendite a distanza (art. 276 nuovo CDU). In particolare, nel caso in cui sia accertato un inadempimento sistematico da parte di un soggetto che opera nell’ambito del commercio a distanza, sarà irrogata una sanzione pecuniaria compresa tra l’1% e il 4% del valore totale delle merci importate nell’UE nei 12 mesi precedenti.

Violazioni sistematiche nell’ambito del commercio a distanza, classificheranno l’operatore tra i soggetti “ad alto rischio” nel Customs Data hub, con rilevanti implicazioni ai fini della definizione dei parametri di rischio e della determinazione dei controlli.

La riforma si presenta, invece, in forte continuità con il CDU 2016 sui principali aspetti sostanziali, quali la disciplina dell’obbligazione doganale, dei soggetti obbligati, le norme su classifica, origine, valore, regimi, cause di estinzione dell’obbligazione, poteri di accertamento, anche a posteriori e termini di prescrizione. Anche gli strumenti di compliance mantengono una disciplina pressocché invariata, a eccezione di quella relativa alle Informazioni vincolanti sul valore, completamente innovata.

Non si segnalano modifiche significative in tema di diritti degli operatori (diritto di ascolto e di impugnare le decisioni dell’Agenzia delle dogane), così come per le regole sulla revisione di parte e in materia di sgravio e rimborso.

Laureata in Giurisprudenza nel 1993, con lode e la dignità di stampa, iscritta all’Ordine degli Avvocati di Genova dal 1996, conseguendo 300/300 all’esame finale, ha esercitato, dal 1993 al 2008, attività professionale con il prof. Victor Uckmar, per il quale ha svolto per diversi anni attività di ricerca e didattica in diritto tributario presso l’Università di Genova

Nel 2008 ha fondato lo Studio Armella & Associati, con sedi in Milano e Genova, indicato dalla rivista Forbes tra “Le 100 eccellenze del legal in Italia” e dalla rivista Top legal tra i migliori studi di diritto tributario. Lo Studio è tra i fondatori e unico membro italiano di Green lane, associazione internazionale di studi professionali indipendenti, specializzata in dogane e diritto del commercio internazionale

Membro della Commissione di esperti in materia doganale, nominata dal Vice Ministro delle finanze on.le Maurizio Leo per l’attuazione della riforma fiscale (decreto n. 99/2023)

Presidente della Commissione Dogane & trade facilitation della Sezione Italiana della International Chamber of Commerce e delegato italiano presso la Commission on Customs and trade facilitation della ICC di Parigi

Docente di diritto doganale presso Università Bocconi, Università Statale di Milano e La Sapienza di Roma in Master e Corsi post universitari, professore a contratto presso ICE

Laureata con lode nel 2019 presso l’Università degli Studi di Genova con una tesi in diritto europeo dal titolo “Brexit e le sue conseguenze sugli Accordi conclusi dall’Unione europea”.

È iscritta al registro dei Praticanti Avvocati e da giugno 2020 collabora con lo studio Armella & Associati. È autore di numerosi articoli e collabora con associazioni di categoria all’attività seminaristica e congressuale.