Essendo ormai prossima la conclusione della consiliatura, ritengo utile tracciare un bilancio dell’attività svolta dal Consiglio Nazionale nel corso di questi tre anni particolarmente complessi. Quanto segue riprende e sistematizza quanto già illustrato ai componenti dei Consigli Territoriali che hanno partecipato all’incontro da noi organizzato in modalità telematica, integrandolo con alcune novità sopravvenute, anche alla luce delle evidenti difficoltà di taluni Consigli nel riportare in modo puntuale attività e informazioni ai colleghi del territorio.

In primo luogo, è stata portata a compimento una necessaria normalizzazione dei rapporti con le associazioni di categoria, ponendo fine a una situazione oggettivamente paradossale che vedeva circa 1.400 professionisti rappresentati da tre entità distinte, operanti separatamente sul medesimo ambito problematico.

Parallelamente, sono state intensificate e migliorate le relazioni con l’ADM, in un clima di collaborazione che riteniamo reciprocamente proficuo. Tale collaborazione ha condotto all’emanazione di importanti circolari: la n. 22/2025, che ha finalmente normato e delimitato l’ambito della rappresentanza diretta, ponendo fine a una diffusa anarchia interpretativa; la n. 25/2025, che ha ribadito i requisiti degli enti formatori, introducendo ordine e limiti alla proliferazione incontrollata di corsi; le circolari n. 14/2024 e n. 21/2025, che hanno chiarito forma e figure professionali abilitate allo svolgimento delle attività previste dall’art. 39 del CDU.

Su quest’ultimo punto appare opportuno soffermarsi brevemente: si tratta di una fase sperimentale e, pertanto, esorto tutti i colleghi che ne abbiano competenza e possibilità a farne uso, non tanto per il potenziale ritorno economico — certamente non dirimente — quanto perché rappresenta una prima, significativa apertura verso attività sussidiarie che la recente legge quadro sulle professioni potrebbe consentire di ampliare ulteriormente.

Una parte rilevante dell’attività del Consiglio è stata dedicata al d.lgs. 141, sia per l’attivazione della storica figura dell’ausiliario, sia per mitigare gli effetti potenzialmente devastanti della normativa in materia di contrabbando e delle relative sanzioni. Alcuni risultati concreti sono stati ottenuti sul fronte IVA, in parte grazie all’innalzamento delle soglie, in parte per effetto dell’intervento della Corte Costituzionale. Inoltre, la recente circolare n. 35 ha ricondotto a maggiore ragionevolezza la disciplina, limitando la confisca ai soli casi di divieto di utilizzo o di disposizione dell’autorità giudiziaria. Resta, a nostro avviso, discutibile che colpa o dolo possano essere accertati esclusivamente in sede giudiziaria, poiché spesso tali elementi risultano di immediata evidenza; tuttavia, quella che costituiva una vera e propria spada di Damocle su possibili errori professionali è stata sensibilmente attenuata.

In risposta a tali criticità, nonché alle nuove attività connesse alle politiche ambientali, abbiamo provveduto a far rivedere il mandato professionale da un primario studio legale, con l’obiettivo di mantenere il rischio professionale entro limiti ragionevoli. Contestualmente, sono state introdotte nel Codice Deontologico le necessarie precisazioni sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

Dal punto di vista strategico, il CNSD ritiene che l’insieme delle innovazioni introdotte e delle modifiche al CDU — per quanto finora noto — avrà un impatto negativo sull’operatività tradizionale della professione. Informatizzazione, smaterializzazione, sdoganamento centralizzato, iscrizione in contabilità, la crescente tendenza dei grandi operatori logistici a gestire internamente l’intera filiera, strumenti come trust & check e, forse l’elemento più dirompente, l’intelligenza artificiale, rischiano di favorire l’autorappresentanza delle aziende più strutturate e l’ingresso di grandi operatori avvantaggiati da una presenza territoriale più capillare.

Di fronte a questi cambiamenti dobbiamo abbandonare l’autoreferenzialità di convegni sul futuro che si concludono invariabilmente con l’illusoria affermazione secondo cui senza di noi il sistema doganale collasserebbe. È invece necessario adeguare la nostra attività all’evoluzione del contesto, ampliando il campo professionale, riducendo la dipendenza dalla poco remunerativa — seppur comoda — rappresentanza di case di spedizione e operatori logistici, e rafforzando il rapporto diretto con le aziende. Come ama ricordare un nostro stimato collega, ogni mattina dovremmo chiederci: che cosa posso fare oggi in più per aiutare i miei clienti?

Dobbiamo evitare di arroccarci su posizioni tradizionali ormai indifendibili. Lo abbiamo già fatto in passato, con il risultato di una drastica riduzione numerica degli iscritti e con la nascita di competitori che, almeno nelle attività più elementari, non sono percepiti dalla clientela come sostanzialmente diversi da noi.

I cambiamenti in atto non rappresentano tuttavia solo una fonte di criticità, ma anche un’opportunità di sviluppo professionale: dalle attività connesse alle politiche green alla due diligence, dall’analisi delle ricadute fiscali dei nuovi dazi alla pianificazione doganale, dalla costruzione e dal rafforzamento dei modelli 231 fino a ulteriori ambiti che la nostra competenza doganale e la nostra capacità progettuale sapranno individuare. La consulenza non è soltanto uno strumento di business, ma soprattutto un mezzo per entrare nelle aziende, fidelizzare il cliente, consolidare il rapporto professionale e accrescere il valore della nostra competenza.

In quest’ottica, con l’intento di mettere a disposizione dei colleghi strumenti concreti e adeguati per affinare le competenze professionali necessarie ad affrontare tali funzioni con elevata perizia tecnica e in condizioni di piena sicurezza, abbiamo avviato un articolato ciclo di corsi di formazione a livello universitario, caratterizzati da un significativo spessore scientifico e professionale.

Tale iniziativa rappresenta una scelta di cui sono personalmente particolarmente soddisfatto, anche perché, sotto molti aspetti, è stata ideata e fortemente promossa dal sottoscritto. I corsi hanno registrato una partecipazione ampia e qualificata, in particolare da parte dei colleghi più giovani, dimostrando una reale esigenza di crescita e aggiornamento professionale.

I risultati conseguiti, sia in termini di qualità della formazione erogata sia di ricadute positive sulle competenze operative dei partecipanti, confermano la validità del percorso intrapreso e rafforzano la convinzione che investire in una formazione strutturata, di alto livello e orientata alla pratica professionale rappresenti un elemento strategico per il miglioramento complessivo delle attività svolte.

Non dobbiamo confidare in improbabili concessioni dall’alto per rafforzare la professione. È invece essenziale che specifici incarichi siano affidati alle professioni regolamentate, esercitati da soggetti sottoposti a un rigoroso codice deontologico, a controlli disciplinari e a obblighi di formazione continua, garantendo al contempo la piena responsabilità delle prestazioni rese, nel rispetto dei diritti acquisiti.

Tutto ciò richiederebbe, a monte, una legge professionale adeguata ai mutamenti dei tempi. Purtroppo, nel corso di questo mandato non è stato possibile giungere a una soluzione condivisa, poiché la maggioranza dei Presidenti dei Consigli Territoriali non ha condiviso la proposta di riorganizzazione territoriale, senza tuttavia confutare le motivazioni alla base della scelta del Consiglio Nazionale né avanzare soluzioni alternative. Si è così determinata una situazione di stallo, incompatibile con l’adozione di una legge professionale priva di un’ampia condivisione degli iscritti.

La proposta di legge delega per la riforma delle professioni attualmente in discussione in Parlamento potrebbe offrire una via più rapida e lineare alla revisione delle leggi professionali. Mi auguro che il futuro Consiglio Nazionale riesca a cogliere questa opportunità e a pervenire a una soluzione ormai indispensabile.

Colgo infine l’occasione per ringraziare tutti i colleghi consiglieri e i revisori per l’impegno e il sostegno dimostrati, nonché tutti i doganalisti, i Presidenti delle associazioni e anche coloro che, pur non condividendo le scelte adottate, le hanno contestate in modo motivato e costruttivo, proponendo alternative credibili. Al prossimo Consiglio auguro di poter operare in un clima più sereno, libero da personalismi ingiustificati.

Doganalista, Presidente del Consiglio nazionale degli spedizionieri doganali.
Titolare dell'azienda fondata nel 1957 dal padre ha svolto per molti anni l'attività classica di spedizioniere doganale attualmente portata avanti dai figli ed attualmente si occupa principalmente di consulenza in campo doganale e intracomunitario.
È stato per circa vent'anni membro del Consiglio Territoriale dell'Ordine professionale di cui otto come presidente.