Frugando nei cassetti della memoria, ho ritrovato un episodio che, a mio avviso, merita di essere raccontato.
Erano i miei primi giorni in Dogana e, solo al pensiero di varcarne la soglia, provavo sentimenti contrastanti: un timore reverenziale verso i funzionari, la paura di sbagliare, il desiderio di imparare… e, sopra ogni cosa, un entusiasmo incontenibile.
All’epoca, le dichiarazioni doganali si consegnavano fisicamente in ufficio. Un funzionario, dopo un rapido controllo del fascicolo documentale, ne disponeva l’accettazione, trasformandola ufficialmente in “Bolla doganale”. Questa veniva numerata e consegnata fisicamente all’Ufficio meccanografico per l’acquisizione a sistema, poi all’Ufficio cassa per il pagamento dei diritti.
Solo dopo queste fasi preliminari si passava dal Capo Servizio per la “Delega” e, infine, dal funzionario incaricato dei controlli: nella migliore delle ipotesi si trattava di una verifica documentale; in altri casi, anche di un’ispezione fisica della merce.
Per concludere l’iter, ultimati i controlli, era necessario tornare dal Capo Servizio per il “Visto regolare”.
Rispetto all’attuale flusso telematico, quel modus operandi sembra appartenere a un’altra epoca.
Un giorno mi trovai a gestire una bolla di esportazione per una partita di lavatrici, per le quali era stato richiesto il rimborso dazio ai sensi della Legge 639 del 5 luglio 1964.e precisamente per il Singolo n. 129:
“Macchine ed apparecchi non nominati né compresi altrove, per le lavorazioni complementari delle materie tessili e dei prodotti tessili e loro parti – macchine ed apparecchi per lavare:
- con vasche, cilindri od altri organi operanti di acciaio inossidabile – Rimborso 110 lire/kg;
- altri – Rimborso 20 lire/kg.”
Poiché avevo richiesto il rimborso più elevato, il Capo Servizio dispose la verifica fisica. Dopo aver pesato l’intero container, procedemmo anche alla pesatura di una singola lavatrice, per confermare il peso netto oggetto di richiesta.
Restava un ultimo punto da accertare: il macchinario aveva effettivamente parti operanti in acciaio inox?
Fu allora che assistetti a una scena che ricordo con nitidezza ancora oggi. Il funzionario doganale estrasse dalla tasca una piccola calamita, la avvicinò al cestello e, con tono fermo, mi disse:
— Se si attacca, sei in ammenda.
Attimi che parvero interminabili: tra la paura e la curiosità, rimasi immobile. La calamita non si attaccò. Il cestello era in acciaio inossidabile e la bolla risultò “conforme”.
Non sapevo che l’acciaio inox non fosse magnetico, ma da quel giorno non l’ho più dimenticato.
Questo episodio, per quanto semplice, mi ha insegnato che il sapere professionale si costruisce anche attraverso piccole esperienze, aneddoti, e dettagli che diventano tasselli preziosi del nostro bagaglio culturale.
E che, soprattutto, non bisogna mai perdere l’entusiasmo di imparare.
Direttore responsabile della rivista “Il Doganalista”, organo di informazione ufficiale del Consiglio Nazionale degli Spedizionieri Doganali. Negli ultimi anni si è dedicato anche all’insegnamento nei corsi di preparazione agli esami per conseguire la patente di Spedizioniere Doganale e in diversi corsi di formazione aziendale.


