La materia doganale presenta una particolare propensione
al trattamento delle informazioni mediante sistemi di intelligenza artificiale
La materia doganale, dato il suo spiccato contenuto tecnico, presenta una particolare propensione al trattamento delle informazioni mediante sistemi di intelligenza artificiale. Un sistema di regole che recepisce prescrizioni e processi che riflettono dati di carattere merceologico, commerciale, logistico, statistico, costituisce, infatti, un ambiente adatto a forme di elaborazione di algoritmi. La prospettiva dove tale elaborazione può esprimere risultati che possono valorizzare l’efficienza del sistema doganale è quella dei controlli e della connessa valutazione dei rischi.
Il tema trova un aggancio recente nell'entrata in operatività dell'applicativo denominato Autentica che, come è noto, permette di verificare l'origine dei prodotti e di contrastare fenomeni di contraffazione. Tale sistema, nell’ambito e nella prospettiva di una trasformazione in senso digitale dell’attività della pubblica amministrazione, opera mediante l’utilizzo di algoritmi che sono in grado di scrutinare l’origine dei prodotti e intercettare i falsi.
Nel descritto contesto, il ricorso all'intelligenza artificiale dovrebbe potenziare la capacità dei sistemi di controllo e, conseguentemente, avvalorarne l'efficienza sia in termini di rispetto della legalità, sia in termini di ricadute sugli operatori.
In una prospettiva più ampia, le aree in cui l'intelligenza artificiale può esplicare effetti valutabili in termini di efficienza sono, oltre all'ambito dei controlli, quello dei servizi resi agli operatori (ad esempio, le informazioni vincolanti) e quello, assai delicato, della gestione di alcune dinamiche processuali.
Tale prospettiva non è tuttavia esente da rischi. Si deve considerare, innanzitutto, il tema della qualità dei dati acquisiti dai sistemi di intelligenza artificiale e la relativa metodologia di acquisizione: il livello della prima, infatti, condiziona il livello e l'impatto dei risultati. Si devono poi considerare i profili di potenziale opacità del ragionamento algoritmico, mentre la trasparenza dell'iter valutativo costituisce un presidio irrinunciabile per la tutela dell'operatore e, più in generale, del contribuente.
Si devono poi considerare le situazioni che implicano delicate operazioni di ponderazione tra valori (ad esempio, il giudizio di proporzionalità), che non sembrano poter essere devolute ai risultati di una elaborazione algoritmica.
Le suddette criticità trovano conferma in importanti strumenti internazionali e dell'Unione europea. Va ricordata la convenzione di Vilnius del 2024 del Consiglio d'Europa che disciplina l'utilizzo dell'intelligenza artificiale nella prospettiva della tutela dei diritti umani, richiedendo trasparenza dei processi, affidabilità, responsabilità e verifica dei risultati.
Va poi ricordato il regolamento dell'unione europea numero 1689 del 2024 che stabilisce regole armonizzate sull'intelligenza artificiale e che sarà interamente applicabile a decorrere da agosto 2026. Tale regolamento individua quali principi di fondo dell'utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale quello della trasparenza, dell'accuratezza, postulando altresì la necessità di una sempre immanente presenza della sorveglianza umana sui risultati prodotti.
Tutto ciò senza voler menzionare gli ulteriori rilevanti profili legati al rispetto delle regole di privacy con riguardo alla raccolta di dati funzionali ai processi di intelligenza artificiale. Si consideri inoltre che il nuovo codice doganale, di prossima emanazione, valorizza il ricorso all’intelligenza artificiale, rilevandone il significativo impatto sull’attività delle autorità doganali degli Stati membri.
Se dunque la giurisprudenza riconosce la bontà del ragionamento algoritmico in alcune fasi del procedimento amministrativo, occorre tuttavia che resti in ogni caso l'indispensabile intervento del fattore umano ai fini della valutazione del risultato finale onde assicurare la responsabilità in merito al risultato dell'algoritmo e alle implicazioni che ne derivano per gli operatori.
Fabrizio Vismara è partner del dipartimento di Contenzioso e di Diritto Tributario dello studio Squire Patton Boggs presso la sede di Milano.
Avvocato esperto di diritto societario e tributario, nonché professore di diritto internazionale, il Professor Vismara rappresenta clienti italiani e internazionali in materia di regolamentazione finanziaria, societaria e fiscale a livello nazionale e transfrontaliero.




