Nel quadro della riforma in corso del Codice Doganale dell’Unione (CDU), lo status di Operatore Economico Autorizzato (AEO) si configura oggi non soltanto come strumento di facilitazione, ma come prerequisito strategico per l’accesso a una nuova infrastruttura doganale europea basata su interoperabilità, condivisione dei dati e compliance misurabile. A partire dal 2023, le direttrici di evoluzione del programma AEO si sono precisate con maggiore chiarezza, anche grazie a due contributi fondamentali: la Relazione speciale n. 13/2023 della Corte dei conti europea, e la proposta di riforma del CDU presentata dalla Commissione.

Disomogeneità applicative e credibilità dell’AEO nell’UE

Nel documento pubblicato nel settembre 2023, la Corte dei conti europea ha evidenziato come le modalità di rilascio, controllo e mantenimento dell’autorizzazione AEO presentino notevoli difformità tra gli Stati membri. Le differenze riguardano la frequenza degli audit (talvolta biennali, talvolta superiori ai 4 anni), la qualità delle verifiche di sicurezza, il livello di interazione tra autorità doganale e operatori economici, e l’efficacia delle misure di sospensione/revoca nei casi di non conformità. In alcuni Stati membri, le verifiche si basano prevalentemente su analisi documentali, senza un riscontro operativo presso i siti produttivi o logistici, riducendo di fatto la portata della certificazione.

Tali asimmetrie determinano effetti significativi sul piano operativo e reputazionale. Gli operatori certificati in Paesi con controlli più deboli rischiano di compromettere l’intero sistema europeo, mentre quelli stabiliti in Stati con criteri più stringenti subiscono oneri superiori senza godere di un vantaggio competitivo proporzionale. Questo disallineamento, rilevato dalla Corte come criticità sistemica, rende urgente una armonizzazione delle pratiche ispettive e l’adozione di standard minimi comuni vincolanti, nonché di un sistema centralizzato di monitoraggio e vigilanza a livello UE.

Il nuovo CDU e il paradigma “Trust & Check”

La proposta di revisione del Codice Doganale dell’Unione (documento COM (2023) 258 e consolidato 10017/25) prevede un rafforzamento strutturale del ruolo dell’AEO. Non più solo beneficiario di semplificazioni, ma condizione necessaria per l’accesso al nuovo Customs Data Hub, piattaforma unica europea destinata a gestire le informazioni doganali in modalità centralizzata.

Elemento cardine è l’introduzione del Trust & Check Trader (TCT): uno status riservato agli AEO full (AEOF) in grado di garantire accesso continuo ai propri sistemi IT da parte delle autorità doganali. I TCT potranno beneficiare di autovalutazione, dichiarazioni doganali semplificate e procedure quasi automatizzate di sdoganamento. La logica di fondo è chiara: spostare il controllo dal flusso fisico delle merci al flusso digitale dei dati.

Si tratta di un salto qualitativo e sistemico, che trasforma l’AEO in nodo attivo dell’ecosistema doganale digitale, rendendolo al contempo soggetto a audit triennali obbligatori, a sistemi di tracciamento in tempo reale e a monitoraggio continuativo della performance. Questo paradigma richiede un cambiamento strutturale nei processi aziendali, nella governance della compliance e nei modelli informatici, e rappresenta una sfida che solo gli operatori più avanzati potranno affrontare in autonomia.

MRA e interoperabilità globale: focus sul C-TPAT

La dimensione esterna del programma AEO trova attuazione operativa attraverso gli Accordi di mutuo riconoscimento (MRA). Tra questi, l’accordo siglato nel 2012 con gli Stati Uniti, che collega lo status AEO europeo con il programma C-TPAT del CBP (Customs and Border Protection), è il più significativo per volumi, copertura geografica e impatto geopolitico. L’accordo prevede il riconoscimento reciproco dei profili di rischio e l’accesso agevolato alle procedure semplificate di entrambe le autorità.

Tuttavia, la sua applicazione concreta resta ancora limitata, in particolare sul versante europeo. Uno studio condotto nel 2022 dal BTI Institute della University of Houston in collaborazione con ricercatori di Harvard ha evidenziato che meno del 35% degli AEOF europei attivi sul mercato USA ha completato la procedura di associazione MID-EORI, necessaria per ottenere un profilo di rischio favorevole presso le dogane americane. Ciò significa che, pur essendo certificati AEO, molti operatori non sono riconosciuti automaticamente come affidabili dal sistema CBP, vanificando parte dei vantaggi previsti dall’accordo.

Le cause principali risiedono nella mancanza di informazione operativa strutturata, nella complessità tecnica della piattaforma MRA-CBP, nella frammentazione delle responsabilità tra le autorità doganali nazionali e nell’assenza di incentivi diretti all’adesione. Il risultato è un utilizzo disomogeneo e inefficiente di un accordo che, nelle intenzioni originarie, avrebbe dovuto generare efficienze e sinergie misurabili.

Lo stesso studio rileva che gli operatori C-TPAT, al contrario, beneficiano concretamente del MRA con l’UE, in quanto inseriti automaticamente nei sistemi di targeting delle dogane europee con un profilo semplificato. Questo squilibrio applicativo dimostra la necessità, per l’UE, di rafforzare la governance degli MRA, magari mediante una gestione centralizzata da parte della DG TAXUD, e di avviare campagne informative rivolte agli operatori europei.

Verso un AEO pienamente integrato

Il rilancio strategico del programma AEO passa dunque attraverso:

  • l’attuazione concreta della riforma CDU con strumenti informatici interoperabili,
  • l’armonizzazione tra Stati membri delle procedure di audit e monitoraggio,
  • e un utilizzo proattivo degli M.R.A. come strumenti tecnici di facilitazione e non solo accordi politici.

In tale contesto, il C-TPAT rappresenta non solo un modello di gestione del rischio doganale, ma anche un riferimento funzionale per ripensare l’AEO in chiave operativa e internazionale. Se ben gestito, l’accordo con gli Stati Uniti potrebbe diventare una best practice replicabile nei rapporti con altri partner strategici come Canada, Giappone e Corea del Sud.

La partita è aperta: tra 2025 e 2028 si giocherà la transizione verso un sistema doganale unionale dove l’AEO, se ben governato, potrà diventare pilastro autentico di competitività, sicurezza e interoperabilità globale.