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	<title>speciale europa 2023 &#8211; 01 &#8211; Il Doganalista</title>
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	<description>Rivista giuridico-economica di commercio internazionale</description>
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		<title>Gli accordi preferenziali della U.E. passato presente e futuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Edoardo Barbero]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Mar 2023 10:31:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[speciale europa 2023 - 01]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli accordi preferenziali (free trade agreement) sono parte fondamentale del commercio internazionale, l’Unione Europea da molti anni è impegnata nello sviluppo di accordi che, con il passare del tempo, hanno raggiunto obiettivi sempre più ampi, dallo sviluppo economico a risvolti sociali e politici. Oltre alla UE, che attualmente ha concluso oltre 40 Free Trade  [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-1 fusion-flex-container has-pattern-background has-mask-background nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-justify-content-center fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1331.2px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-0 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column" style="--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:1.92%;--awb-margin-bottom-large:20px;--awb-spacing-left-large:1.92%;--awb-width-medium:100%;--awb-order-medium:0;--awb-spacing-right-medium:1.92%;--awb-spacing-left-medium:1.92%;--awb-width-small:100%;--awb-order-small:0;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-column-has-shadow fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column"><div class="fusion-text fusion-text-1" style="--awb-text-transform:none;"><p>Gli accordi preferenziali (free trade agreement) sono parte fondamentale del commercio internazionale, l’Unione Europea da molti anni è impegnata nello sviluppo di accordi che, con il passare del tempo, hanno raggiunto obiettivi sempre più ampi, dallo sviluppo economico a risvolti sociali e politici.</p>
<p>Oltre alla UE, che attualmente ha concluso oltre 40 Free Trade Agreement coinvolgento più di 90 Stati nel mondo, dobbiamo ricordare anche gli accordi ASEAN che coinvolgono i paesi emergenti dell’area del pacifico oltre a Giappone, Cina ed India oppure le varie esperienze africane che hanno contribuito allo sviluppo in particolare dell’area del Sud Africa.</p>
<p>Da questo risulta evidente che lo strumento è apprezzato ed è valido sia in termini economici sia in termini di sicurezza commerciale e sociale, oltre alle preferenze tariffarie infatti sempre più spesso gli accordi prevedono misure volte a garantire al sicurezza dei prodotti, regolare le procedure autorizzative ed eliminare le barriere tariffarie e normative, rafforzare la protezione della proprietà intellettuale.</p>
<p>Le esperienze dei vari Stati (o gruppi di Stati) sono diverse e possiamo dire che la necessità di concludere questo genere di accordi è nata, in particolare all’inizio degli anni 90, per regolare e trarre vantaggio dal crescente sviluppo del traffico internazionale di merci e servizi.</p>
<p>Attualmente sono in vigore nel mondo 355 Free trade agreements, suddivisi come da grafico sotto riportato <a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> in particolare nell’area Europea e dell’Est Asia.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> <a href="http://rtais.wto.org/UI/charts.aspx" target="_blank" rel="noopener">WTO | Regional trade agreements</a> – WTO Regional Trade Agreements Database.</p>
<p>IL PRESENTE: GIAPPONE</p>
<p>L’accordo JEFTA è stato uno tra i primi di “ultima generazione”: tra le principali novità si annoveravano la prova di origine solo con dichiarazione in fattura e registrazione nell’apposito elenco REX. Un sistema di dematerializzazione dei documenti, lanciato già con l’accordo Corea del Sud e con gli accordi unilaterali prima e bilaterali poi con i Paesi SPG.</p>
<p>L’auspicio delle parti, quando nel 2019 l’accordo è entrato in vigore, era quello di ridurre le alte barriere tariffarie e non, specialmente dei prodotti in importazione dall’Unione verso il Giappone.</p>
<p>Questo avrebbe portato ad un incremento della produzione dell’UE di circa l’1%.</p>
<p>Secondo i dati 2021, gli scambi tra i due Paesi sono in crescita, confermando un trend ormai decennale, mentre secondo uno studio della Commissione Europea<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> l’aumento previsto di esportazioni dall’Unione al Giappone e viceversa entro il 2035 sarà rispettivamente del 13.2% e del 23.5%: una grande opportunità di business per le imprese residenti nelle parti coinvolte. I settori maggiormente incentivati dall’accordo saranno il tessile, con un aumento previsto degli scambi del 280% ed il settore lattiero caseario, anche in questo caso con un aumento previsto di circa il 280%.</p>
<p>Grande impatto anche nei confronti del settore dei servizi, per il quale è previsto un incremento economico di 13 miliardi di euro.</p>
<p>IL FUTURO: NUOVA ZELANDA</p>
<p>Cosa ci riserva il futuro? Nuovi accordi, indubbiamente. Esistono ancora “grandi esclusi” nello scenario internazionale: Stati Uniti, Australia, Cina, Brasile. Con alcuni di questi Paesi esiste la volontà politica di concludere accordi che incentivino gli scambi commerciali. Con altri invece la strada è ancora lunga.</p>
<p>Tra i prossimi accordi che entreranno in vigore si trova quello con la Nuova Zelanda. Attualmente il traffico commerciale con l’Unione Europea vale circa 7.8 miliardi di euro, circa il 3% del PIL neozelandese.</p>
<p>L’auspicio delle parti è di incrementare ancora di più questa percentuale, facendo risparmiare alle imprese circa 140 milioni di euro di diritti doganali all’importazione.</p>
<p>In conclusione, gli accordi di libero scambio rappresentano uno strumento efficace di incentivi al commercio internazionale, inteso in termini di esportazioni di beni, prestazioni di servizi ed investimenti, nonché promozione e tutela dei territori.</p>
<p>Sarebbe auspicabile, così come suggerito dal World Trade Organization, strutturare gli accordi in modo da armonizzare le regole di origine a livello internazionale e limitare dunque il fenomeno c.d. “spaghetti bowl”.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Fonte: Commissione Europea: file:///C:/Users/e.barbero/Downloads/THE%20ECONOMIC%20IMPACT%20OF%20THE%20EU-JAPAN%20ECONOMIC%20PARTNERSHIP%20AGREEMENT%20(EPA).pdf</p>
</div></div></div></div></div>
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