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	<title>speciale europa &#8211; Il Doganalista</title>
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	<description>Rivista giuridico-economica di commercio internazionale</description>
	<lastBuildDate>Wed, 03 Dec 2025 15:54:17 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Unione Europea accordi di libero scambio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Cestaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Dec 2025 15:51:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[speciale europa]]></category>
		<category><![CDATA[specialeeuropa_25_06]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel 2025 l’Unione Europea dispone della rete di accordi commerciali preferenziali più estesa al mondo: 42 accordi in vigore con 74 partner, che coprono quasi la metà del commercio estero complessivo dell’UE (circa 2.300 miliardi di euro l’anno). Questi Free Trade Agreements (FTAs) rappresentano non solo strumenti di liberalizzazione tariffaria, ma anche leve di  [Leggi tutto...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-1 fusion-flex-container has-pattern-background has-mask-background nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-justify-content-center fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1331.2px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-0 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column" style="--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:1.92%;--awb-margin-bottom-large:20px;--awb-spacing-left-large:1.92%;--awb-width-medium:100%;--awb-order-medium:0;--awb-spacing-right-medium:1.92%;--awb-spacing-left-medium:1.92%;--awb-width-small:100%;--awb-order-small:0;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-column-has-shadow fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column"><div class="fusion-text fusion-text-1" style="--awb-text-transform:none;"><p>Nel 2025 l’Unione Europea dispone della rete di accordi commerciali preferenziali più estesa al mondo: 42 accordi in vigore con 74 partner, che coprono quasi la metà del commercio estero complessivo dell’UE (circa 2.300 miliardi di euro l’anno).</p>
<p>Questi Free Trade Agreements (FTAs) rappresentano non solo strumenti di liberalizzazione tariffaria, ma anche leve di politica estera ed economica. Essi integrano clausole su investimenti, appalti, sostenibilità, proprietà intellettuale e cooperazione doganale, delineando una “globalizzazione regolata” fondata su valori europei.</p>
<p>Nel contesto geopolitico attuale — caratterizzato da tensioni tra grandi potenze, transizione verde e digitalizzazione — la politica commerciale comune diviene un pilastro dell’“autonomia strategica aperta” dell’Unione. L’obiettivo è mantenere l’apertura ai mercati mondiali, salvaguardando nel contempo la sicurezza economica e la resilienza delle filiere critiche.</p>
<p><strong>Quadro giuridico e governance negoziale</strong></p>
<p>Ai sensi dell’art. 207 TFUE, la politica commerciale è competenza esclusiva dell’Unione. La Commissione conduce i negoziati su mandato del Consiglio e con il consenso finale del Parlamento europeo.<br />
Le Opinioni 2/15 (UE-Singapore) e 1/17 (CETA) della Corte di Giustizia hanno chiarito la portata delle competenze: la quasi totalità delle materie rientra nella sfera esclusiva UE, mentre le disposizioni su protezione degli investimenti diretti restano condivise con gli Stati membri. Ciò ha portato alla prassi di “accordi sdoppiati”: un FTA puramente commerciale e un trattato parallelo sugli investimenti.</p>
<p>Gli FTAs di “nuova generazione” includono ormai capitoli obbligatori su Commercio e Sviluppo Sostenibile (TSD), vincolando le parti al rispetto delle convenzioni ILO e dell’Accordo di Parigi. Dal 2021 l’UE ha persino attivato un panel contro la Corea del Sud per inadempienze sul lavoro, ottenendo la piena conformità legislativa: un precedente che mostra come l’UE stia evolvendo verso una clausola esecutiva dei diritti sociali e ambientali.</p>
<p><strong>Rete geografica e risultati economici</strong></p>
<p>La politica commerciale europea copre tutti i continenti: dagli Accordi di Associazione con l’Ucraina, Georgia e Moldova (DCFTA), agli EPA con i paesi africani, fino ai moderni FTA con Canada, Giappone, Vietnam, Singapore e Corea del Sud.Gli accordi in negoziazione con Australia, India, Indonesia e Mercosur definiranno la prossima fase di espansione, con un chiaro intento geopolitico: diversificare approvvigionamenti e ridurre dipendenze strategiche.</p>
<p>Secondo la Commissione europea, la quota dell’UE nelle importazioni dei partner con FTA è rimasta stabile o in lieve crescita (9–10% per i partner asiatici Corea-Giappone-Vietnam-Singapore), mentre è calata sensibilmente nei paesi senza accordo (dal 9,6 % nel 2008 al 6,5 % nel 2022).<br />
In America Latina, i paesi con FTA (Messico, Cile, Andina) hanno mantenuto l’8 % di quota media, mentre dove l’accordo manca (es. Brasile, Argentina) la presenza UE è crollata dal 35 % al 18 %.<br />
Questi dati confermano che la rete preferenziale protegge la posizione competitiva europea nei mercati globali.</p>
<p>Tra i casi emblematici:</p>
<ul>
<li>UE–Corea del Sud (in vigore dal 2011): le esportazioni di beni UE verso la Corea sono aumentate del +106 % dal 2011 al 2023; l’UE è il primo investitore straniero nel Paese con €53 mld di stock di IDE.<br />
Le riduzioni tariffarie (98 % delle linee entro 5 anni) hanno favorito in particolare il settore automobilistico ed elettronico.</li>
<li>CETA (UE–Canada): l’export UE è cresciuto di circa +64 % tra 2016 e 2023; il tasso di utilizzo delle preferenze tariffarie supera l’80 %, con risparmi doganali stimati in oltre €1 mld/anno.</li>
<li>EPA UE–Giappone: eliminazione del 90 % dei dazi giapponesi; export UE +11 % nel periodo 2018–2023, con punte +26 % per prodotti agro-alimentari.</li>
<li>UE–Vietnam: accordo del 2020, export UE +3 % nonostante la pandemia; settori trainanti farmaceutico (+48 %) e agro-alimentare (+17 %).</li>
</ul>
<p>Nel complesso, la Commissione stima che gli FTAs in vigore sostengano circa 600 mila posti di lavoro e contribuiscano per decine di miliardi al PIL annuale dell’UE.</p>
<p><strong>Valore giuridico e prospettive strategiche</strong></p>
<p>Gli FTAs dell’UE non sono meri strumenti economici, ma veri e propri accordi misti di diritto internazionale che integrano norme giuridiche vincolanti, meccanismi di composizione delle controversie e, sempre più spesso, obblighi in materia climatica e di diritti umani.<br />
La loro funzione è duplice: favorire la competitività delle imprese europee e diffondere standard normativi europei a livello globale — dal rispetto delle regole WTO alla protezione dei dati e alla sostenibilità ambientale.</p>
<p>Tuttavia, permangono criticità: la ratifica degli accordi “misti” può essere rallentata da opposizioni politiche interne (caso CETA in Belgio, o Mercosur in Francia e Austria), e la crescente politicizzazione del commercio rischia di trasformare gli FTAs in strumenti di politica estera piuttosto che di pura liberalizzazione.</p>
<p>L’evoluzione futura vedrà l’UE rafforzare la clausola di autonomia strategica aperta, integrando nei futuri accordi norme su:</p>
<ul>
<li>commercio digitale e intelligenza artificiale;</li>
<li>sicurezza delle catene del valore e approvvigionamenti critici;</li>
<li>cooperazione sulla transizione verde e sull’economia circolare.</li>
</ul>
<p>In questo quadro, gli FTAs rappresentano un equilibrio giuridico complesso tra apertura e protezione, concorrenza e sicurezza, liberalizzazione e sovranità economica.</p>
<p>In conclusione, gli accordi di libero scambio dell’UE hanno dimostrato di essere un pilastro di crescita, sicurezza e influenza geopolitica.</p>
<p>Essi consentono all’Unione di definire regole e valori nel commercio globale, assicurando alle imprese europee un contesto prevedibile e competitivo.</p>
<p>L’attuale congiuntura – frammentazione geopolitica, guerre commerciali, crisi climatiche – rafforza la necessità di una politica commerciale assertiva ma cooperativa, in cui l’Europa continui a essere non solo un attore economico, ma anche un norm-setter globale.</p>
<p><strong>Fonti principali:</strong><br />
Commissione Europea, <em>Annual Report on Implementation and Enforcement of EU Trade Agreements</em> (COM(2024) 385 final);<br />
DG TRADE, <em>EU Trade Relations – Negotiations and Agreements</em> (agg. 2025);<br />
DG TAXUD, <em>Customs and AEO Programme</em>, <em>ICS2</em> e <em>EU Single Window</em> (2022-2025);<br />
Corte di Giustizia UE, Opinioni 2/15 e 1/17; Parlamento Europeo, Studi su Autonomia Strategica Aperta (2023).</p>
</div></div></div></div></div>
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		<title>Priorità dell&#8217;Unione europea 2024-2029</title>
		<link>https://www.ildoganalista.it/2025/10/19/priorita-dellunione-europea-2024-2029/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Oct 2025 18:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[speciale europa]]></category>
		<category><![CDATA[specialeeuropa_25_05]]></category>
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					<description><![CDATA[A seguito delle elezioni europee del giugno 2024, l'UE ha stabilito una serie di priorità che plasmano l'agenda strategica e politica fino al 2029 e servono a rispondere alle principali sfide che l'UE e i cittadini europei hanno di fronte. Le priorità derivano da un dialogo tra i leader dell'UE, i ministri nazionali, le  [Leggi tutto...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-2 fusion-flex-container has-pattern-background has-mask-background nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-justify-content-center fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1331.2px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-1 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column" style="--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:1.92%;--awb-margin-bottom-large:20px;--awb-spacing-left-large:1.92%;--awb-width-medium:100%;--awb-order-medium:0;--awb-spacing-right-medium:1.92%;--awb-spacing-left-medium:1.92%;--awb-width-small:100%;--awb-order-small:0;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-column-has-shadow fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column"><div class="fusion-text fusion-text-2" style="--awb-text-transform:none;"><p><em>A seguito delle elezioni europee del giugno 2024, l&#8217;UE ha stabilito una serie di priorità che plasmano l&#8217;agenda strategica e politica fino al 2029 e servono a rispondere alle principali sfide che l&#8217;UE e i cittadini europei hanno di fronte.</em><br />
<em>Le priorità derivano da un dialogo tra i leader dell&#8217;UE, i ministri nazionali, le istituzioni dell&#8217;UE e i gruppi politici eletti al Parlamento europeo. Nel giugno 2024 il Consiglio europeo ha definito le sue priorità nell&#8217;agenda strategica dell&#8217;UE 2024-2029, che sono poi state riprese dalla Commissione europea per elaborare le sue priorità politiche prima dell&#8217;inizio del nuovo mandato di 5 anni.</em></p>
<p><strong>Agenda strategica dell&#8217;UE per il periodo 2024-2029</strong></p>
<p>Nell&#8217;agenda strategica per il periodo 2024-2029 i leader dell&#8217;UE hanno definito 3 settori prioritari per orientare il lavoro delle istituzioni dell&#8217;UE nei prossimi 5 anni. La necessità di un piano strategico chiaro è diventata sempre più urgente. Negli ultimi anni l&#8217;UE ha dovuto far fronte a numerose crisi, dalla lotta ai cambiamenti climatici alla pandemia di COVID-19, fino al sostegno all&#8217;Ucraina a seguito della guerra di aggressione della Russia. Concentrandosi su nuovi settori prioritari, l&#8217;UE contribuirà ad accrescere la sovranità dell&#8217;Europa e a prepararla ad affrontare le sfide future.</p>
<p>Le 3 priorità sono:</p>
<p><strong>Un&#8217;Europa libera e democratica</strong></p>
<ul>
<li>difendere i valori europei all&#8217;interno dell&#8217;UE;</li>
<li>sostenere i valori dell&#8217;UE in tutto il mondo.</li>
</ul>
<p><strong>Un&#8217;Europa forte e sicura</strong></p>
<ul>
<li>garantire un&#8217;azione esterna coe­ren­te e incisiva;</li>
<li>potenziare la sicurezza e la difesa dell&#8217;UE e proteggere i propri cittadini;</li>
<li>prepararsi a un&#8217;Unione più grande e più forte;</li>
<li>mettere in atto un approccio globale ai flussi migratori e alla gestione delle frontiere.</li>
</ul>
<p><strong>Un&#8217;Europa prospera e competitiva</strong></p>
<ul>
<li>rafforzare la competitività dell&#8217;UE;</li>
<li>garantire il successo delle tran­si­zio­ni verde e digitale;</li>
<li>promuovere un ambiente favorevole all&#8217;innovazione e alle imprese;</li>
<li>fare progressi insieme.</li>
</ul>
<p><strong>Le priorità della Commissione</strong></p>
<p>La presidente della Commissione ha stabilito 7 priorità per il mandato 2024-2029 della Commissione europea. Queste si fondano sull&#8217;agenda strategica dell&#8217;UE elaborata dal Consiglio e sulle discussioni con i gruppi politici del Parlamento europeo.</p>
<p>Le priorità sono:</p>
<p><strong>Un nuovo piano per la prosperità sostenibile e la competitività dell&#8217;Europa</strong></p>
<p>Aiutare le imprese a promuovere la crescita economica, sostenere le industrie competitive dell&#8217;UE e creare posti di lavoro di qualità, sviluppare un&#8217;economia circolare e resiliente che ponga la ricerca e l&#8217;innovazione al centro e acceleri gli investimenti, rispondere al fabbisogno di competenze e di manodopera e svolgere un ruolo guida nell&#8217;innovazione delle tecnologie digitali.</p>
<p><strong>Una nuova era per la difesa e la sicurezza europee</strong></p>
<p>Garantire che i cittadini europei siano più protetti e sicuri costruendo un&#8217;Unione europea della difesa, affrontando tutte le minacce, online e offline, e preparandosi a reagire alle crisi. Rafforzare le nostre frontiere comuni e gestire i flussi migratori in modo equo e rigoroso.</p>
<p><strong>Sostenere le persone e rafforzare le nostre società e il nostro modello sociale</strong></p>
<p>Sostenere e migliorare la qualità della vita di cui godiamo oggi in Europa promuovendo l&#8217;equità sociale nell&#8217;economia moderna, rafforzando la solidarietà tra i cittadini, riportando l&#8217;unità nelle nostre società, sostenendo i giovani e garantendo pari opportunità per tutti.</p>
<p><strong>Mantenere la qualità della vita: sicurezza alimentare, acqua e natura</strong></p>
<p>Costruire un sistema agroalimentare competitivo e resiliente e salvaguardare la biodiversità per sostenere i nostri agricoltori e la qualità dei nostri alimenti.</p>
<p>Adattarci e prepararci a un clima che cambia, in modo da essere pronti per aiutare le persone colpite.</p>
<p><strong>Proteggere la nostra democrazia, difendere i nostri valori</strong></p>
<p>Proteggere e difendere la democrazia e costruire una società più resiliente e preparata, rafforzare lo Stato di diritto per una società equa e ben funzionante, favorire l&#8217;impegno civico e la partecipazione per portare le idee dei cittadini al centro del processo di elaborazione delle politiche.</p>
<p><strong>Un&#8217;Europa globale: fare leva sulla nostra forza e sui nostri partenariati</strong></p>
<p>Sostenere l&#8217;allargamento dell&#8217;UE per aumentare la nostra influenza sulla scena mondiale; concentrarsi sul nostro più ampio vicinato per promuovere la pace, le alleanze e la stabilità economica; perseguire una nuova politica estera economica e riformare il sistema internazionale per adeguarlo alla realtà odierna.</p>
<p><strong>Raggiungere insieme gli obiettivi e preparare l&#8217;Unione al futuro</strong></p>
<p>Mettere a punto un bilancio dell&#8217;UE più semplice e incisivo per destinare i fondi agli interventi maggiormente necessari; attuare una serie di riforme per garantire il buon funzionamento di un&#8217;Unione più ampia e rafforzare la collaborazione tra la Commissione europea e il Parlamento europeo per poter ottenere risultati migliori insieme.</p>
<p><strong>Definizione delle priorità strategiche</strong></p>
<p>La strategia politica complessiva dell&#8217;UE viene elaborata congiuntamente dalle sue istituzioni: il Parlamento europeo, il Consiglio europeo, il Consiglio dell’Unione europea e la Commissione europea.</p>
<p>In particolare, il Consiglio europeo fornisce gli orientamenti e gli obiettivi dell&#8217;UE per un periodo di 5 anni nell&#8217;agenda strategica dell&#8217;UE.</p>
<p>Ogni cinque anni, all&#8217;inizio di un nuovo mandato della Commissione, il suo presidente determina, tra l&#8217;altro, le priorità per il quinquennio a venire.</p>
<p>Ogni anno, nel discorso sullo stato dell&#8217;Unione, il presidente della Commissione presenta e discute con il Parlamento europeo i risultati conseguiti dalla Commissione nel corso dell&#8217;anno precedente e annuncia le principali iniziative previste per l&#8217;anno a venire. Tali iniziative sono condivise anche con il presidente del Parlamento europeo e con la presidenza di turno del Consiglio in una cosiddetta &#8220;lettera di intenti&#8221;.</p>
<p>Su questa base e tenendo conto delle priorità generali per un periodo di 5 anni, il programma di lavoro della Commissione definisce un piano d&#8217;azione per l&#8217;anno successivo che descrive in che modo le priorità si tradurranno in azioni concrete.</p>
<p>Attraverso la previsione strategica, la Commissione cerca inoltre di integrare le conoscenze future nella sua definizione delle politiche, nella sua pianificazione strategica e nella sua preparazione.</p>
<p><strong>Altre priorità</strong></p>
<p>Accanto alle priorità indicate sopra, le altre istituzioni dell&#8217;UE definiscono spesso ulteriori priorità per riflettere i loro punti di vista.</p>
<p><strong>Presidenza del Consiglio dell&#8217;Unione europea</strong></p>
<p>Ciascun paese dell&#8217;UE assume a turno per 6 mesi la presidenza del Consiglio dell&#8217;UE. Il suo ruolo è quello di fungere da mediatore imparziale e di promuovere le di­scus­sio­ni tra tutti i paesi dell&#8217;UE sulla normativa europea.</p>
<p>Ciascuna presidenza individua la propria serie di priorità. Queste sono determinate dalle questioni più urgenti del momento e hanno l&#8217;obiettivo generale di rafforzare l&#8217;UE e promuoverne i valori.</p>
<p><strong>Gruppi politici del Parlamento europeo</strong></p>
<p>I 720 membri del Parlamento europeo appartengono per lo più a uno degli attuali 8 gruppi politici, organizzati per partito anziché per nazionalità. Ciascun gruppo politico stabilisce le proprie priorità, che riflettono le questioni considerate essenziali dagli elettori.</p>
<p>Prima di ogni votazione in plenaria, i gruppi politici esaminano le relazioni elaborate dalle commissioni parlamentari e presentano eventuali emendamenti. La posizione adottata dal gruppo politico fa seguito alle discussioni avvenute in seno al gruppo. Nessun deputato può essere costretto a votare in un determinato modo.</p>
<h3 style="text-align: center;"><strong>Organigramma dell’Unione Europea</strong></h3>
<p><em>Le istituzioni dell&#8217;Unione europea sono sette: il Parlamento europeo, il Consiglio europeo, il Consiglio dell&#8217;Unione europea, la Commissione europea, la Corte di giustizia dell&#8217;Unione europea, la Banca centrale europea e la Corte dei conti europea.</em></p>
<p><strong>Il Parlamento europeo</strong></p>
<p>Il Parlamento europeo &#8211; anche noto come Europarlamento o Eurocamera &#8211; è un&#8217;istituzione di tipo parlamentare che rappresenta i popoli dell&#8217;Unione europea, ed è l&#8217;unica istituzione europea a essere eletta direttamente dai cittadini dell&#8217;Unione. Fondamentalmente è un&#8217;evoluzione dell&#8217;Assemblea comune della CECA.</p>
<p>La Commissione europea ha l&#8217;iniziativa legislativa e, con il Parlamento europeo, esercita la funzione legislativa dell&#8217;UE. Tuttavia, secondo il Trattato di Maastricht rafforzato dal Trattato di Lisbona, il Parlamento europeo ha un diritto di iniziativa legislativa che gli consente di chiedere alla Commissione di presentare una proposta legislativa.</p>
<p>Dal 1979 viene eletto direttamente ogni cinque anni a suffragio universale; tuttavia, per lungo tempo, alle sue elezioni l&#8217;affluenza alle urne è diminuita a ogni elezione, scendendo a meno del 50% dal 1999; nel 2014 i votanti sono stati il 42,54% di tutti gli aventi diritto; nel 2019, per la prima volta dopo 20 anni, si è avuta una partecipazione superiore al 50%, pari esattamente al 50,97%.</p>
<p>Dopo l&#8217;entrata in vigore del Trattato di Lisbona, l&#8217;organo è stato composto da 750 deputati più il Presidente, in precedenza i deputati erano 766.</p>
<p>A seguito dell&#8217;uscita del Regno Unito dall&#8217;Unione europea avvenuta il 31 gennaio 2020, il numero dei seggi è stato ridotto a 705 compreso il presidente; il corpo elettorale del Parlamento europeo costituisce inoltre il più grande elettorato democratico trans-nazionale nel mondo, circa 375 milioni di aventi diritto al voto nel 2009.</p>
<p>È la &#8220;prima istituzione&#8221; dell&#8217;UE, menzionata per prima nei trattati, avendo la precedenza cerimoniale su tutte le altre autorità a livello europeo, e condivide la funzione legislativa con il Consiglio, tranne che in alcune aree dove si applicano procedure legislative speciali; partecipa inoltre alla procedura di approvazione del bilancio dell&#8217;UE, elegge il Presidente della Commissione e approva o respinge la nomina della Commissione nel suo insieme, può anche forzare le dimissioni dell&#8217;intera Commissione, con una maggioranza di due terzi, attraverso l&#8217;adozione di una mozione di censura.</p>
<p>In generale esercita un controllo politico sulla Commissione mediante l’approvazione di mozioni e dichiarazioni; ad esempio può sollecitare la Commissione a esercitare l’iniziativa legislativa in una determinata materia.</p>
<p>L&#8217;attuale Presidente del Parlamento europeo è Roberta Metsola, eletta il 18 gennaio 2022. Ha la sua sede ufficiale a Strasburgo, dove si celebrano le sessioni plenarie, mentre le riunioni delle commissioni si svolgono a Bruxelles. A Lussemburgo c&#8217;è invece la sede del Segretariato generale del Parlamento europeo.</p>
<p><strong>Il Consiglio europeo</strong></p>
<p>Il Consiglio europeo è un organismo collettivo che definisce &#8220;le priorità e gli indirizzi politici&#8221; generali dell&#8217;Unione europea ed esamina i problemi del processo di integrazione. Comprende i capi di stato o di governo degli Stati membri dell&#8217;UE, con il presidente del Consiglio europeo ed il presidente della Commissione europea.</p>
<p>Attivo dal 1975, con il Trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1º dicembre 2009, il Consiglio europeo è diventato una delle istituzioni dell&#8217;Unione europea e ha un presidente, eletto per due anni e mezzo. Dal 2017 ha la propria sede principale nel Palazzo Europa e una sede secondaria nel Palazzo Justus Lipsius, entrambi situati nel Quartiere europeo di Bruxelles.</p>
<p>Non va confuso con un&#8217;altra istituzione dell&#8217;Unione europea: il Consiglio dell&#8217;Unione europea, che detiene il potere legislativo dell&#8217;Unione insieme al Parlamento europeo.</p>
<p>Non va confuso nemmeno col Consiglio d&#8217;Europa, il quale è una organizzazione internazionale indipendente dall&#8217;Unione europea.</p>
<p><strong>Il Consiglio dell’Unione Europea</strong></p>
<p>Il Consiglio dell&#8217;Unione europea, denominato in questo modo dal trattato di Lisbona del 2007, noto anche come Consiglio dei ministri europei, in precedenza come Consiglio speciale dei ministri, detiene &#8211; insieme al Parlamento europeo &#8211; il potere legislativo nell&#8217;Unione europea.</p>
<p>In Consiglio sono rappresentati i governi dei 27 Stati membri dell&#8217;UE; esso è stato descritto da alcune fonti come una camera alta dell&#8217;organo legislativo dell&#8217;Unione, sebbene non sia questa la dicitura presente nei trattati. Ha sede principale a Bruxelles nel Palazzo Europa dal 2017 e sede secondaria nel Palazzo Justus Lipsius. Non è da confondere con il Consiglio d&#8217;Europa, che è un&#8217;organizzazione internazionale del tutto indipendente dall&#8217;Unione europea.</p>
<p>Va tenuto inoltre distinto, benché strettamente collegato, dal Consiglio europeo, un organo dell&#8217;Unione europea senza potere normativo ma titolare dell&#8217;indirizzo politico, assegnato a tempo pieno e con durata prolungata al suo presidente, attualmente António Costa e composto dalle massime cariche dell&#8217;esecutivo dei Paesi dell&#8217;Unione europea, i capi di Stato o di governo.</p>
<p>Il Consiglio è composto, ai sensi dell&#8217;art. 16 del Trattato sull&#8217;Unione europea, da un rappresentante di ciascuno Stato membro a livello ministeriale che possa impegnare il governo dello Stato membro, scelto in funzione della materia oggetto di trattazione.</p>
<p>Tale ampia formulazione consente una maggiore flessibilità, e dunque una maggiore discrezionalità da parte degli Stati, rispetto alla previsione della necessaria partecipazione di un ministro: ordinamenti federali come quello tedesco, infatti, nelle materie di competenza dei singoli Länder, non hanno un unico ministro, ma un ministro per ogni Land, e la previsione della partecipazione di un &#8220;ministro&#8221; creerebbe difficoltà di individuazione.</p>
<p>Esso si riunisce in varie formazioni: a seconda della questione all&#8217;ordine del giorno, ciascuno Stato membro sarà rappresentato da un&#8217;autorità a livello ministeriale responsabile di quell&#8217;argomento, affari esteri, affari sociali, trasporti, agricoltura; ai rappresentanti degli Stati si aggiunge il Commissario europeo responsabile del tema in esame.</p>
<p>La presidenza del Consiglio dell&#8217;Unione europea è assunta a rotazione da uno Stato membro ogni sei mesi.</p>
<p><strong>Poteri e compiti</strong></p>
<p>Il Consiglio, congiuntamente al Parlamento europeo, esercita la funzione legislativa e la funzione di bilancio; coordina le politiche economiche generali degli Stati membri; definisce e implementa la politica estera e di sicurezza comune; conclude, a nome dell&#8217;Unione, accordi internazionali tra l&#8217;Unione e uno o più Stati o organizzazioni internazionali; coordina le azioni degli Stati membri e adotta misure nel settore della cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale.</p>
<p><strong>Presidenza</strong></p>
<p>La Presidenza del Consiglio spetta a ciascuno Stato membro per la durata di un semestre, secondo un sistema a rotazione semestrale stabilito da una deliberazione a maggioranza qualificata del Consiglio europeo.</p>
<p><strong>Funzionamento</strong></p>
<p>Il Consiglio Affari generali assicura la coerenza dei lavori delle varie formazioni del Consiglio: prepara infatti le riunioni e ne assicura il seguito.</p>
<p>Gli atti del Consiglio possono assumere la forma di regolamenti, direttive, decisioni, azioni comuni o posizioni comuni, raccomandazioni oppure pareri.</p>
<p>Il Consiglio può inoltre adottare conclusioni, dichiarazioni e risoluzioni. Le deliberazioni vengono adottate a maggioranza semplice, qualificata o all&#8217;unanimità, in base all&#8217;ambito di pertinenza.</p>
<p><strong>Commissione europea</strong></p>
<p>La Commissione europea è una delle principali istituzioni dell&#8217;Unione europea, suo organo esecutivo, non eletto dai cittadini europei e promotrice del processo legislativo. È composta da delegati, uno per ogni Stato membro dell&#8217;Unione europea, detto Commissario, a ciascuno dei quali è richiesta la massima indipendenza decisionale dal governo nazionale che lo ha indicato.</p>
<p>La Commissione tuttavia è legata anche da un particolare tipo di rapporto fiduciario nei confronti del Parlamento europeo. Ha la sua sede principale nel Palazzo Berlaymont a Bruxelles.</p>
<p>Rappresenta e tutela gli interessi dell&#8217;Unione europea nella sua interezza e avendo il monopolio del potere di iniziativa legislativa, propone l&#8217;adozione degli atti normativi dell&#8217;UE, la cui approvazione ultima spetta al Parlamento europeo e al Consiglio dell&#8217;Unione europea; è responsabile inoltre dell&#8217;attuazione delle decisioni politiche da parte degli organi legislativi, gestisce i programmi UE e la spesa dei suoi fondi strutturali.</p>
<p>La Commissione europea detiene, quasi in esclusiva, il diritto di iniziativa legislativa, condivide il potere esecutivo con il Consiglio e adotta decisioni vincolanti in materia di concorrenza e aiuti di Stato, soggette al controllo della Corte di giustizia dell&#8217;Unione europea.</p>
<p>Questa concentrazione di poteri, unita al fatto che i Commissari non sono eletti direttamente ma designati dai governi nazionali e approvati dal Parlamento europeo, è spesso indicata come una delle principali cause del cosiddetto deficit democratico dell’Unione europea.</p>
<p><strong>Corte di Giustizia</strong></p>
<p>La Corte di giustizia dell&#8217;Unione europea &#8211; CGUE &#8211; è un&#8217;istituzione dell&#8217;Unione europea con sede in Lussemburgo, presso le torri omonime.</p>
<p>La CGUE ha il compito di garantire l&#8217;osservanza del diritto comunitario nell&#8217;interpretazione e nell&#8217;applicazione dei trattati fondativi dell&#8217;Unione europea. La tutela giurisdizionale dell&#8217;Unione europea è affidata alla Corte, organo unitario, suddiviso in una pluralità di formazioni: la Corte di giustizia, creata nel 1952; il Tribunale, creato nel 1988. Dal 2004 al 2016 è stato attivo anche il Tribunale della funzione pubblica.</p>
<p><strong>La Banca centrale europea</strong></p>
<p>La Banca centrale europea, &#8211; BCE &#8211; è la banca centrale incaricata dell&#8217;attuazione della politica monetaria per i venti Paesi dell&#8217;Unione europea che hanno aderito alla moneta unica formando la cosiddetta zona euro, nonché della politica di vigilanza sugli enti creditizi.</p>
<p>Ha sede a Francoforte sul Meno, in Germania.</p>
<p>Istituita il 1º giugno 1998, succedendo all&#8217;Istituto monetario europeo, in vista dell&#8217;introduzione dell&#8217;euro il 1º gennaio 1999, in passato è stata chiamata anche per metonimia Eurotower, dal nome del grattacielo dove fino all&#8217;ottobre 2014 aveva sede l&#8217;istituzione.</p>
<p>Gli Stati che vi hanno aderito sono: Austria, Belgio, Cipro, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna. La BCE è stata istituita in base al trattato sull&#8217;Unione europea e allo Statuto del sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea, il 1º giugno 1998.</p>
<p>Ha iniziato ad essere funzionale dal 1º gennaio 1999, quando tutte le funzioni di politica monetaria e del tasso di cambio delle allora undici banche centrali nazionali sono state trasferite alla BCE. Nella stessa data sono stati sanciti irrevocabilmente i tassi di conversione delle monete nazionali rispetto all&#8217;euro. Ai sensi del diritto pubblico internazionale, la Banca ha propria personalità giuridica autonoma.</p>
<p>La BCE può emanare decisioni e formulare raccomandazioni e pareri non vincolanti. Deve inoltre essere consultata dalle altre istituzioni dell&#8217;Unione per progetti di modifica dei trattati che riguardino il settore monetario, oltre che per ogni atto dell&#8217;Unione riguardante materie di sua competenza.</p>
<p>La sede della BCE è nel quartiere francofortese dell&#8217;Ostend, nella struttura preesistente di quello che è stato il mercato all&#8217;ingrosso cittadino, a Francoforte sul Meno in Germania.</p>
<p>Dal 1º novembre 2019 la presidente della BCE è la francese Christine Lagarde succeduta all&#8217;italiano Mario Draghi.</p>
<p><strong>La Corte dei conti europea</strong></p>
<p>La Corte dei conti europea è una delle sette istituzioni dell&#8217;Unione europea, preposta all&#8217;esame dei conti di tutte le entrate e le uscite dell&#8217;Unione e dei suoi vari organi al fine di accertarne la sana gestione finanziaria.</p>
</div></div></div></div></div>
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		<title>UE&#8230; un sogno condiviso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jun 2025 08:17:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[speciale europa]]></category>
		<category><![CDATA[specialeeuropa_25_03]]></category>
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					<description><![CDATA[Per l'incorporazione di uno Stato estraneo all'Unione, questo deve rispettare una serie di condizioni economiche e politiche conosciute come criteri di Copenaghen. Nello specifico, i Paesi candidati, oltre a dover essere situati geograficamente in Europa, devono presentare: istituzioni stabili che garantiscano la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti umani e il rispetto delle  [Leggi tutto...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-3 fusion-flex-container has-pattern-background has-mask-background nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-justify-content-center fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1331.2px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-2 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column" style="--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:1.92%;--awb-margin-bottom-large:20px;--awb-spacing-left-large:1.92%;--awb-width-medium:100%;--awb-order-medium:0;--awb-spacing-right-medium:1.92%;--awb-spacing-left-medium:1.92%;--awb-width-small:100%;--awb-order-small:0;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-column-has-shadow fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column"><div class="fusion-text fusion-text-3" style="--awb-text-transform:none;"><p><em>Per l&#8217;incorporazione di uno Stato estraneo all&#8217;Unione, questo deve rispettare una serie di condizioni economiche e politiche conosciute come criteri di Copenaghen. Nello specifico, i Paesi candidati, oltre a dover essere situati geograficamente in Europa, devono presentare: istituzioni stabili che garantiscano la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti umani e il rispetto delle minoranze; un&#8217;economia di mercato funzionante e la capacità di fronteggiare la competizione e le forze del mercato all&#8217;interno dell&#8217;Unione;</em></p>
<p><em>la capacità di sostenere gli obblighi derivanti dall&#8217;adesione, inclusi l&#8217;adesione all&#8217;unione politica, economica e monetaria.</em></p>
<p><strong>Geografia</strong></p>
<p>Il territorio degli Stati membri copre una superficie di 4.423,147 km², facendo dell&#8217;Unione europea la settima entità mondiale per estensione.</p>
<p>Il Monte Bianco con i suoi 4.810,45 metri d&#8217;altezza sul livello del mare è il punto più alto dell&#8217;Unione, mentre le zone più basse sono il Lammefjorden in Danimarca e lo Zuidplaspolder nei Paesi Bassi, entrambi a 7 metri sotto il livello del mare.</p>
<p>Il paesaggio, il clima e l&#8217;economia dell&#8217;UE sono influenzati dall&#8217;estensione costiera dell&#8217;Unione, che è la seconda al mondo, dopo il Canada, con quasi 66.000 chilometri di lunghezza.</p>
<p>L&#8217;Unione europea confina con 21 entità indipendenti condividendo con questi 12.441 chilometri di frontiere esterne.</p>
<p>La maggior parte del territorio è situata all&#8217;interno dell&#8217;Europa geografica continentale o su isole geograficamente europee, ma dell&#8217;Unione europea fanno parte a pieno titolo anche alcuni territori che si trovano al di fuori del continente, come le Canarie, le Azzorre, la Guadalupa, la Guyana Francese e l&#8217;Isola della Riunione; tali territori vengono classificati come regioni ultraperiferiche.</p>
<p>Non fanno parte invece dell&#8217;Unione Europea, pur appartenendo a stati membri e avendo di conseguenza uno speciale rapporto con essa, determinati paesi e territori d&#8217;oltremare, come la Groenlandia, la Nuova Caledonia, la Polinesia francese e Curaçao, nonché le Isole Far Oer, che pure sono situate all&#8217;interno dell&#8217;Europa fisica.</p>
<p>Comprendendo anche i territori d&#8217;oltremare della Francia al di fuori del continente europeo ma che sono membri dell&#8217;Unione, l&#8217;UE sperimenta la maggior parte dei tipi di clima dall&#8217;Artico (nord-est Europa) al tropicale (Guyana francese).</p>
<p>Tuttavia la maggior parte della popolazione vive in aree con un clima marittimo temperato &#8211; Europa nord-occidentale ed Europa centrale, un clima mediterraneo &#8211; Europa meridionale o un caldo clima continentale o emiboreale estivo &#8211; Balcani settentrionali ed Europa centrale.</p>
<p>Stati membri</p>
<p>Attraverso successivi allargamenti, l&#8217;Unione europea è passata dai sei Stati fondatori &#8211; Belgio, Francia, Germania occidentale, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi &#8211; agli attuali 27.</p>
<p>I Paesi aderiscono all&#8217;Unione diventando parte dei trattati istitutivi, sottoponendosi quindi ai privilegi e agli obblighi dell&#8217;adesione all&#8217;UE.</p>
<p>Ciò comporta una delega parziale della sovranità alle istituzioni in cambio della rappresentanza all&#8217;interno di tali istituzioni, una pratica spesso definita come &#8220;messa in comune della sovranità&#8221;.</p>
<p>Per diventare membro, un Paese deve soddisfare i criteri di Copenaghen, definiti nella riunione del Consiglio europeo di Copenaghen del 1993. Ciò richiede una democrazia stabile che rispetti i diritti umani e lo Stato di diritto; un&#8217;economia di mercato funzionante e l&#8217;accettazione degli obblighi di adesione, incluso il diritto dell&#8217;UE. La valutazione del rispetto da parte di un Paese dei criteri è di competenza del Consiglio europeo. L&#8217;articolo 50 del trattato di Lisbona fornisce la base affinché un membro lasci l&#8217;Unione. Due territori hanno lasciato l&#8217;Unione: la Groenlandia &#8211; una provincia autonoma della Danimarca &#8211; si è ritirata nel 1985; il Regno Unito ha formalmente invocato l&#8217;articolo 50 del trattato consolidato sull&#8217;Unione europea nel 2016 ed è diventato il primo Stato sovrano a lasciare l&#8217;unione quando si è ritirato dall&#8217;UE nel 2020.</p>
<p>Otto sono i Paesi riconosciuti come candidati per l&#8217;adesione: Albania, Macedonia del Nord, Montenegro, Serbia, Turchia, Ucraina, Moldavia e Bosnia ed Erzegovina L&#8217;Islanda ritirò formalmente la domanda di adesione nel 2015, dopo aver sospeso i negoziati nel 2013.</p>
<p>Il Kosovo e la Georgia sono ufficialmente riconosciuti come potenziali candidati.</p>
<p>I quattro Paesi che formano l&#8217;Associazione europea di libero scambio &#8211; AELS &#8211; non sono membri dell&#8217;UE, ma si sono parzialmente impegnati nell&#8217;economia e nei regolamenti dell&#8217;UE: Islanda, Liechtenstein e Norvegia, che fanno parte del mercato unico attraverso lo spazio economico europeo e la Svizzera, che ha legami simili attraverso i trattati bilaterali. Le relazioni tra i microstati europei, Andorra, Monaco, San Marino e Città del Vaticano includono l&#8217;uso dell&#8217;euro e altre aree di cooperazione.</p>
<p>Da marzo 2020 l&#8217;Unione europea conta 27 Stati membri: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria. L&#8217;Unione è cresciuta da un nucleo di sei Paesi fondatori dell&#8217;allora Comunità economica europea e si è espansa includendo progressivamente la maggioranza degli Stati sovrani europei fino ad arrivare alla precedente configurazione, durata quasi 7 anni &#8211; dal 1º luglio 2013 al 31 gennaio 2020.</p>
<p>A seguito della Brexit, il 31 gennaio 2020 a mezzanotte il Regno Unito è uscito dall&#8217;Unione europea ed è equiparato a un Paese terzo.</p>
<p>Il periodo transitorio, il cui scopo era quello di offrire più tempo a cittadini e imprese per adeguarsi alla nuova situazione, si è concluso il 31 dicembre 2020.</p>
</div></div></div></div></div>
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		<title>UE&#8230; un sogno antico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Apr 2025 15:47:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[speciale europa]]></category>
		<category><![CDATA[specialeeuropa_25_02]]></category>
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					<description><![CDATA[L'Unione europea - UE - è un'unione politica ed economica a carattere sovranazionale, che comprende 27 Stati membri. Geograficamente l'UE comprende anche alcuni territori d'oltremare al di fuori del continente. Ha una popolazione totale di circa 450 milioni di abitanti. Le lingue più parlate nell'UE sono l'inglese, il francese e il tedesco. Nel 2012  [Leggi tutto...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-4 fusion-flex-container has-pattern-background has-mask-background nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-justify-content-center fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1331.2px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-3 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column" style="--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:1.92%;--awb-margin-bottom-large:20px;--awb-spacing-left-large:1.92%;--awb-width-medium:100%;--awb-order-medium:0;--awb-spacing-right-medium:1.92%;--awb-spacing-left-medium:1.92%;--awb-width-small:100%;--awb-order-small:0;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-column-has-shadow fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column"><div class="fusion-text fusion-text-4" style="--awb-text-transform:none;"><p><em>L&#8217;Unione europea &#8211; UE &#8211; è un&#8217;unione politica ed economica a carattere sovranazionale, che comprende 27 Stati membri. Geograficamente l&#8217;UE comprende anche alcuni territori d&#8217;oltremare al di fuori del continente. Ha una popolazione totale di circa 450 milioni di abitanti. Le lingue più parlate nell&#8217;UE sono l&#8217;inglese, il francese e il tedesco. Nel 2012 l&#8217;Unione Europea è stata insignita del Premio Nobel per la pace.</em></p>
<p>L’Unione Europea è dotata di un proprio ordinamento giuridico, distinto dal comune diritto internazionale e integrato nel diritto interno degli Stati membri; la sua architettura istituzionale e le sue competenze la rendono, per certi aspetti, simile a uno Stato federale, per altri a una confederazione di Stati, ragione per cui è spesso indicata, in dottrina, come organizzazione sui generis, di natura diversa sia dal diritto costituzionale statale, sia dal classico diritto internazionale interstatale.</p>
<p>Costituisce, infatti, un&#8217;unione sovranazionale, nella quale, cioè, il diritto comunitario è direttamente applicabile nel territorio dei singoli Stati membri, distinguendosi in questo modo da qualsiasi organizzazione internazionale.</p>
<p>Il bilancio dell&#8217;Unione, inoltre, non è finanziato da contributi degli Stati membri, come nel caso delle organizzazioni internazionali, ma da risorse fiscali proprie.</p>
<p>I valori fondamentali dell&#8217;Unione Europea &#8211; art. 2 del Trattato UE &#8211; sono vincolanti per tutti i paesi che ne fanno parte e sono passibili di sanzioni in base all&#8217;art. 7 dello stesso trattato.</p>
<p>Fra i suoi scopi formalmente dichiarati &#8211; art. 3 TUE &#8211; vi sono:</p>
<ul>
<li>l&#8217;incremento del benessere dei suoi cittadini;</li>
<li>la creazione di un&#8217;economia di mercato «fortemente competitiva» con stabilità dei prezzi e piena occupazione;</li>
<li>la realizzazione dei valori di libertà;</li>
<li>la sicurezza e la giustizia «senza frontiere interne» grazie all&#8217;accordo di Schengen;</li>
<li>la lotta contro l&#8217;esclusione sociale e la discriminazione;</li>
<li>il rafforzamento della coe­sio­ne economica, sociale, territoriale e della solidarietà tra gli Stati membri;</li>
<li>la promozione della pace, del progresso scientifico e tecnologico;</li>
<li>la difesa dell&#8217;ambiente;</li>
<li>il rispetto per la diversità culturale e linguistica dell&#8217;Europa.</li>
</ul>
<p>L&#8217;Unione europea:</p>
<ul>
<li>esercita competenze normative in materie quali, a titolo esemplificativo, concorrenza, commercio, trasporti, energia, agricoltura, pesca, ambiente, protezione dei consumatori, occupazione e affari sociali, giustizia e diritti fondamentali, migrazioni e affari interni;</li>
<li>esercita funzioni di coordinamento delle politiche economiche e occupazionali degli Stati membri;</li>
<li>promuove la cooperazione in materia di politica estera e di sicurezza, e attraverso la “clausola di flessibilità” &#8211; art. 352 TFUE &#8211; può intraprendere anche azioni al di fuori delle sue normali aree di responsabilità;</li>
<li>garantisce la libera circolazione di merci, servizi e capitali all&#8217;interno del suo territorio attraverso il mercato europeo comune; tale mercato, senza dazi doganali all&#8217;interno, è stato costruito a partire dal 1957, con i Trattati di Roma, e di­spo­ne di una propria cittadinanza.</li>
</ul>
<p>Nata come Comunità economica europea con il trattato di Roma del 25 marzo 1957, nel corso di un lungo processo di integrazione, con l&#8217;adesione di nuovi Stati membri e la firma di numerosi trattati modificativi, tra cui il trattato di Maastricht del 1992, ha assunto la struttura attuale con il trattato di Lisbona del 2007.</p>
<p>Il 12 ottobre 2012 è stata insignita del premio Nobel per la pace, con la seguente motivazione: «per oltre sei decenni ha contribuito all&#8217;avanzamento della pace e della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani in Europa».</p>
<p>Contesto storico</p>
<p>La costituzione di entità statali o parastatali che comprendessero l&#8217;intero territorio europeo, risale a periodi storici ben antecedenti rispetto alla fondazione dell&#8217;UE.</p>
<p>Il primo organismo di tale genere fu l&#8217;Impero romano, che tuttavia non condivideva la medesima estensione geografica dell&#8217;Unione essendo incentrato sul mar Mediterraneo; inoltre le conquiste territoriali romane dipendevano dalla potenza militare dell&#8217;Impero, e le province annesse dovevano sottostare a un&#8217;amministrazione statale fortemente centralizzata.</p>
<p>Durante i secoli successivi alla caduta dell&#8217;Impero romano d&#8217;Occidente nel 476, diversi Stati europei si considerarono il translatio imperii &#8211; &#8220;trasferimento del potere&#8221; &#8211; del defunto Impero romano: il Regno franco di Carlo Magno (481-843) e il Sacro Romano Impero (962-1806).</p>
<p>Questa filosofia politica di una regola sovranazionale sul continente, simile all&#8217;esempio dell&#8217;antico Impero romano, portò nel primo Medioevo al concetto di rinnovazione dell&#8217;impero &#8211; Renovatio Imperii &#8211; o nelle forme del Reichsidee &#8211; &#8220;idea imperiale&#8221; &#8211; o dell&#8217;Imperium Christianum &#8211; &#8220;Impero cristiano&#8221; &#8211; di ispirazione religiosa.</p>
<p>La cristianità medievale e il potere politico del Papato sono spesso citati come favorevoli all&#8217;integrazione e all&#8217;unità europea.</p>
<p>Il pensiero politico paneuropeo emerse veramente durante il diciannovesimo secolo, ispirato alle idee liberali delle rivoluzioni francese e americana dopo la fine dell&#8217;Impero di Napoleone (1804-1815). Nei decenni successivi agli esiti del Congresso di Vienna, gli ideali dell&#8217;unità europea fiorirono in tutto il continente, in particolare negli scritti di Wojciech Jastrzębowski, Giuseppe Mazzini o Théodore de Korwin Szymanowski.</p>
<p>Una delle prime proposte di riunificazione pacifica del continente sotto l&#8217;egida di un&#8217;unica istituzione sovranazionale fu avanzata dal pacifista Victor Hugo.</p>
<p>Il termine &#8220;Stati Uniti d&#8217;Europa&#8221; fu usato appunto da Victor Hugo durante un discorso al Congresso internazionale per la pace tenutosi a Parigi nel 1849:</p>
<p>«Verrà un giorno in cui tutte le nazioni del nostro continente formeranno una fratellanza europea&#8230; Verrà un giorno in cui dovremo vedere&#8230; Gli Stati Uniti d&#8217;America e gli Stati Uniti d&#8217;Europa faccia a faccia, allungarsi tra di loro attraverso il mare».</p>
<p>Nel 1920, sostenendo la creazione di un&#8217;unione economica europea, l&#8217;economista britannico John Maynard Keynes scrisse che doveva essere istituita un&#8217;Unione di libero scambio&#8230; per non imporre tariffe protezionistiche contro i prodotti di altri membri dell&#8217;Unione.</p>
<p>Nello stesso decennio, Richard von Coudenhove-Kalergi, uno dei primi a immaginare una moderna unione politica europea, fondò l&#8217;Unione Paneuropea. Le sue idee influenzarono i suoi contemporanei, tra cui l&#8217;allora primo ministro francese Aristide Briand.</p>
<p>Nel 1929, quest&#8217;ultimo tenne un discorso a favore di un&#8217;Unione europea prima dell&#8217;assemblea della Società delle Nazioni, precursore delle Nazioni Unite.</p>
<p>A ogni modo, l&#8217;idea cominciò a prendere fortemente piede solamente dopo le due guerre mondiali, guidata dalla determinazione a completare rapidamente la ricostruzione dell&#8217;Europa ed eliminare l&#8217;eventualità di nuovi, futuri conflitti fra le sue nazioni. Esemplare in tal senso fu il Manifesto di Ventotene, redatto al confino da Ernesto Rossi, Eugenio Colorni e Altiero Spinelli nel 1941 e pubblicato nel 1944. Durante il periodo interbellico, la consapevolezza che i mercati nazionali in Europa erano interdipendenti sebbene conflittuali, insieme all&#8217;osservazione di un mercato americano più ampio e in crescita dall&#8217;altra parte dell&#8217;oceano, alimentò la spinta per l&#8217;integrazione economica del continente.</p>
<p>In un discorso radiofonico nel marzo del 1943, con la guerra ancora in corso, il leader britannico Winston Churchill parlò calorosamente di &#8220;ripristinare la vera grandezza dell&#8217;Europa&#8221; una volta raggiunta la vittoria, e rifletté sulla creazione postbellica di un &#8220;Consiglio d&#8217;Europa&#8221; che avrebbe riunito le nazioni europee per costruire la pace.</p>
<p>Accordi preliminari (1945-57)</p>
<p>Dopo la seconda guerra mondiale, l&#8217;integrazione europea apparve come un antidoto ai nazionalismi estremi che avevano precedentemente devastato il continente.</p>
<p>In un discorso tenuto il 19 settembre 1946 presso l&#8217;Università di Zurigo, in Svizzera, Churchill andò oltre e sostenne la nascita degli Stati Uniti d&#8217;Europa.</p>
<p>Il Congresso dell&#8217;Aia del 1948 fu un momento cruciale della storia federale europea, poiché portò alla creazione del Movimento Europeo Internazionale e del Collegio d&#8217;Europa, dove i futuri leader europei avrebbero vissuto e studiato insieme.</p>
<p>Ha anche portato direttamente alla fondazione del Consiglio d&#8217;Europa nel 1949, il primo grande sforzo per riunire le nazioni d&#8217;Europa, inizialmente dieci.</p>
<p>Il Consiglio si concentrò principalmente sui valori umani e democratici, piuttosto che su questioni economiche o commerciali, ed è stato sempre considerato un forum in cui i governi sovrani potevano scegliere di lavorare insieme, senza autorità sovranazionale.</p>
<p>Suscitò grandi speranze di un&#8217;ulteriore integrazione europea e nei due anni successivi si susseguirono dibattiti su come raggiungere questo obiettivo.</p>
<p>Ma nel 1951, deluse dalla mancanza di progressi in seno al Consiglio d&#8217;Europa, sei nazioni decisero di andare oltre e crearono la Comunità europea del carbone e dell&#8217;acciaio, in seguito ritenuta &#8220;un primo passo nella federazione dell&#8217;Europa&#8221;.</p>
<p>Il trattato instaurò un mercato comune del carbone e dell&#8217;acciaio, abolendo le barriere doganali e le restrizioni quantitative che frenavano la libera circolazione di queste merci; soppresse nello stesso modo tutte le misure discriminatorie, aiuti o sovvenzioni che erano accordati dai vari Stati alla propria produzione nazionale.</p>
<p>Il principio di libera concorrenza permetteva il mantenimento dei prezzi più bassi possibili, pur garantendo agli Stati il controllo sugli approvvigionamenti.</p>
<p>Questa comunità aiutò a integrare e coordinare i cospicui fondi del Piano Marshall provenienti dagli Stati Uniti.</p>
<p>I leader europei Alcide De Gasperi dall&#8217;Italia, Jean Monnet e Robert Schuman dalla Francia e Paul-Henri Spaak dal Belgio capirono che il carbone e l&#8217;acciaio erano le due industrie essenziali per la guerra, e credevano che legando insieme le loro industrie nazionali, la futura guerra tra le loro nazioni sarebbe diventata molto meno probabile.</p>
<p>Questi uomini sono tra quelli ufficialmente accreditati come padri fondatori dell&#8217;Unione europea.</p>
<p>Trattato di Roma (1957-92)</p>
<p>La prima unione doganale fra Paesi europei, la cosiddetta Comunità economica europea, CEE, fu istituita mediante il Trattato di Roma del 1957 firmato da Belgio, Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Germania occidentale.</p>
<p>I sei Paesi firmarono anche un altro patto che istituiva la Comunità europea dell&#8217;energia atomica &#8211; Euratom &#8211; per la cooperazione nello sviluppo dell&#8217;energia nucleare.</p>
<p>Entrambi i trattati sono entrati in vigore nel 1958.</p>
<p>Le comunità europee, CEE, EURATOM e CECA, andranno poi a costituire in futuro uno dei tre pilastri dell&#8217;Unione europea.</p>
<p>Negli anni la cooperazione si è evoluta e rafforzata con vari trattati comunitari e intese esterne alla comunità che confluiranno poi nell&#8217;Unione europea.</p>
<p>Nel 1965 le attività delle tre comunità si unirono sotto un&#8217;unica guida con l&#8217;istituzione del consiglio unico e della commissione unica delle comunità europee tramite il trattato di fusione.</p>
<p>La CEE e l&#8217;Euratom furono create separatamente dalla CECA e condividevano gli stessi tribunali e l&#8217;Assemblea comune.</p>
<p>La CEE era guidata da Walter Hallstein &#8211; Commissione Hallstein I &#8211; e Euratom era diretta da Louis Armand &#8211; Commissione Armand &#8211; e quindi da Étienne Hirsch.</p>
<p>L&#8217;Euratom doveva integrare i settori dell&#8217;energia nucleare mentre la CEE doveva sviluppare un&#8217;unione doganale tra i membri.</p>
<p>Durante gli anni 1960, iniziarono a manifestarsi tensioni, con la Francia che cercava di limitare il potere sovranazionale. Tuttavia, nel 1965 fu raggiunto un accordo e il 1º luglio 1967 il Trattato di fusione creò un unico insieme di istituzioni per le tre comunità, che vennero collettivamente denominate Comunità europee.</p>
<p>Jean Rey ha presieduto la prima Commissione riunita &#8211; Commissione Rey.</p>
<p>Nel 1973, le Comunità furono ampliate per includere la Danimarca, compresa la Groenlandia che però nel 1985, lasciò le Comunità per effetto del referendum del 1982, dopo una disputa sui diritti di pesca con l&#8217;Irlanda e il Regno Unito.</p>
<p>La Norvegia aveva negoziato di aderire allo stesso tempo, ma gli elettori norvegesi respinsero l&#8217;adesione tramite un referendum.</p>
<p>Nel 1975, esternamente alla comunità, venne creato il cosiddetto gruppo Trevi: un forum di alti funzionari dei ministeri degli interni e della giustizia degli Stati membri.</p>
<p>Sebbene non rientrasse nell&#8217;apparato comunitario, il gruppo Trevi costituì il precedente del terzo pilastro dell&#8217;Unione europea, &#8220;Giustizia e affari interni&#8221;, creato con il Trattato di Maastricht.</p>
<p>Nel 1979 furono proclamate le prime elezioni dirette democratiche del parlamento europeo a suffragio universale.</p>
<p>Nel 1981 si unì alla Comunità europea anche la Grecia e, nel 1986, Spagna e Portogallo. Nel 1985, l&#8217;accordo di Schengen spianò la strada alla creazione di frontiere aperte senza controlli sui passaporti tra la maggior parte degli Stati membri e alcuni Stati non membri.</p>
<p>Nel 1986 la bandiera europea cominciò a essere utilizzata dalla CEE e fu firmato l&#8217;Atto unico europeo.</p>
<p>Nel 1990, dopo la caduta del blocco orientale, l&#8217;ex Germania Est divenne parte delle Comunità come parte di una Germania riunificata.</p>
<p>Trattato di Maastricht (1992-2007)</p>
<p>L&#8217;Unione europea fu formalmente istituita quando il Trattato di Maastricht &#8211; i cui principali artefici erano Helmut Kohl e François Mitterrand &#8211; entrò in vigore il 1º novembre 1993, gettando le basi per una più solida integrazione, dando vita alla Comunità europea.</p>
<p>Il trattato conferì appunto il nome di Comunità europea alla CEE, anche se era indicata come tale già da prima del trattato.</p>
<p>Con l&#8217;ulteriore ampliamento previsto per includere gli Stati dell&#8217;Europa centrale e orientale, nonché Cipro e Malta, nel giugno 1993, sono stati concordati i criteri di Copenaghen per i membri candidati all&#8217;adesione all&#8217;UE.</p>
<p>L&#8217;espansione dell&#8217;UE ha introdotto un nuovo livello di complessità. Si sono sviluppate nuove aree di politica europea, che si sono affiancate al primo &#8220;pilastro&#8221; delle Comunità europee, inaugurando la politica estera e di sicurezza comune &#8211; secondo pilastro &#8211; e la cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale &#8211; terzo pilastro.</p>
<p>Sono inoltre state gettate le basi dell&#8217;unione economica e monetaria e della cittadinanza europea.</p>
<p>Nel 1995, Austria, Finlandia e Svezia hanno aderito all&#8217;UE. Ancora una volta l&#8217;adesione della Norvegia viene respinta da un referendum.</p>
<p>Nel 2002, le banconote e le monete in euro hanno sostituito le valute nazionali in 12 Stati membri. Attualmente, la zona euro comprende 20 Paesi.</p>
<p>L&#8217;euro è diventata la seconda valuta di riserva più grande al mondo.</p>
<p>Nel 2004 l&#8217;UE ha visto il suo più grande allargamento con l&#8217;ingresso di Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e Ungheria.</p>
<p>Il problema della definizione dell&#8217;attuale status giuridico dell&#8217;Unione sfociò, il 29 ottobre 2004, nella firma, a Roma, del Trattato che adotta una Costituzione per l&#8217;Europa, comunemente noto come Costituzione europea.</p>
<p>Un nuovo trattato era stato richiesto dal Consiglio europeo attraverso la Dichiarazione di Laeken poiché i meccanismi di funzionamento delle istituzioni comuni erano ritenuti inadeguati alla coesistenza di ben 28 Stati membri, ciascuno dei quali con diritto di veto in aree fondamentali della politica comune.</p>
<p>La proposta Costituzione europea, oltre ad apportare varie riforme istituzionali in gran parte in seguito mantenute dal Trattato di Lisbona, tra cui l&#8217;estensione dei casi in cui il Consiglio delibera a maggioranza qualificata anziché all&#8217;unanimità, enfatizzava la natura non già meramente internazionale bensì &#8220;costituzionale&#8221; dell&#8217;Unione europea, codificando tra le altre cose la bandiera, l&#8217;inno e il motto dell&#8217;Unione europea, già introdotti nella prassi.</p>
<p>Il processo di ratifica della Costituzione venne, tuttavia, interrotto il 29 maggio 2005, con un referendum popolare in cui il 54,7% dell&#8217;elettorato francese scelse di non sottoscrivere il trattato; pochi giorni dopo, il 1º giugno, anche il risultato del referendum tenuto nei Paesi Bassi fu contrario alla ratifica del trattato, con il 61,6% dei voti.</p>
<p>Sebbene 18 Stati membri avessero recepito il documento, prevalentemente per via parlamentare, la cosiddetta Costituzione europea non entrò in vigore.</p>
<p>Dopo il &#8220;periodo di riflessione&#8221; durato due anni, la cancelliera tedesca Angela Merkel decise di rilanciare il processo di riforma con la Dichiarazione di Berlino del 25 marzo 2007, in occasione dei 50 anni dell&#8217;Europa unita, in cui venne espressa la volontà di sciogliere il nodo entro pochi mesi al fine di consentire l&#8217;entrata in vigore di un nuovo trattato nel 2009, anno delle elezioni del nuovo Parlamento europeo.</p>
<p>Si svolse, così, sotto la presidenza tedesca dell&#8217;Unione il vertice di Bruxelles, tra il 21 e il 23 giugno 2007, nel quale si arrivò a un accordo sul nuovo trattato di riforma.</p>
<p>L&#8217;accordo recepiva gran parte delle innovazioni contenute nella cosiddetta Costituzione, anche se con alcune modifiche al fine di rendere meno evidente il carattere per così dire &#8220;costituzionale&#8221; del vecchio testo, pur ribadendo pressoché tutti i meccanismi introdotti con il predetto testo, e in più aggiungendo la facoltà per alcuni Paesi di &#8220;chiamarsi fuori&#8221; da politiche comuni.</p>
<p>Dopo la conclusione della conferenza intergovernativa che finalizzò il nuovo testo, il trattato di Lisbona venne approvato al Consiglio europeo del 18 e 19 ottobre 2007 proprio in tale città e firmato il 13 dicembre dai capi di Stato e di governo.</p>
<p>Il trattato è stato ratificato da quasi tutti gli Stati firmatari, prevalentemente per via parlamentare, nel corso del 2008.</p>
<p>La mancata ratifica da parte dell&#8217;Irlanda in seguito ad apposito referendum confermativo, così come richiesto dalla Costituzione irlandese, non ha permesso di farlo entrare in vigore entro le elezioni europee del 2009.</p>
<p>È stato, pertanto, convocato un secondo referendum in Irlanda il 2 ottobre 2009, in cui il trattato è stato approvato con oltre il 67% dei voti. Dal 3 novembre 2009, data del sì definitivo della Repubblica Ceca, tutti gli Stati membri hanno ratificato il trattato, entrato in vigore il 1º dicembre 2009.</p>
<p>Trattato di Lisbona (2007-presente)</p>
<p>ll trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1º dicembre 2009, unificò i tre pilastri che si erano solidificati negli ultimi 50 anni: la Comunità europea (CE), la Cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale (CGPP) e la Politica estera e di sicurezza comune (PESC).</p>
<p>Si creò per la prima volta una figura legale che rappresentasse l&#8217;Unione europea, il presidente del Consiglio europeo e si rafforzò la posizione dell&#8217;alto rappresentante dell&#8217;Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Col trattato di Lisbona vennero aggiunte per la prima volta procedure di recesso dall&#8217;Unione europea, conosciute come articolo 50, invocato solamente dal Regno Unito a seguito di un referendum popolare &#8211; Brexit.</p>
<p>Il 2007 è anche l&#8217;anno dell&#8217;adesione di Romania e Bulgaria, e dell&#8217;adozione dell&#8217;euro da parte della Slovenia. In seguito hanno scelto di adottare l&#8217;euro Cipro e Malta nel 2008, la Slovacchia nel 2009, l&#8217;Estonia nel 2011, la Lettonia nel 2014, la Lituania nel 2015 e la Croazia nel 2023.</p>
<p>Nel 2012 l&#8217;Unione europea ricevette il premio Nobel per la pace per aver contribuito per oltre 50 anni alla pace, alla riconciliazione, alla democrazia e ai diritti umani in Europa.</p>
<p>Nel 2013 continuò l&#8217;allargamento con l&#8217;adesione della Croazia, raggiungendo il numero complessivo di 28 Stati.</p>
<p>Dall&#8217;inizio degli anni 2010, la coesione dell&#8217;Unione europea è stata messa a dura prova da diverse questioni, tra cui una crisi del debito in alcuni paesi dell&#8217;Eurozona, la crisi dei migranti e l&#8217;uscita del Regno Unito dall&#8217;UE.</p>
<p>Nel 2016 infatti si è tenuto un referendum nel Regno Unito sulla permanenza nell&#8217;Unione europea, e il 51,9% dei cittadini ha votato per l&#8217;uscita.</p>
<p>Dopo alcuni mesi, il 29 marzo 2017, il Regno Unito notificò formalmente al Consiglio europeo la sua decisione di lasciare l&#8217;UE, avviando la procedura formale di ritiro. Il Regno Unito ha lasciato ufficialmente l&#8217;Unione europea il 31 gennaio 2020.</p>
<p>Una risorsa strategica per l’Unione Europea è il Mediterraneo.</p>
<p>L’Unione Europea ha messo in atto numerosi programmi e iniziative per stimolare la ricerca, lo sviluppo tecnologico e la collaborazione economica tra gli Stati membri e i Paesi partner del Mediterraneo.</p>
<p>Supporta settori come lo sviluppo sostenibile, l&#8217;agricoltura locale e le energie rinnovabili.</p>
</div></div></div></div></div>
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		<title>Accordo UE-Mercosur</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Sigismondi&nbsp;and&nbsp;Matteo Rumor]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2025 17:38:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[speciale europa]]></category>
		<category><![CDATA[specialeeuropa_25_01]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Mercosur, o Mercado Común del Sur, è un patto economico-commerciale stretto tra Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Bolivia. Un possibile accordo tra l’Unione Europea e questo gruppo di paesi era già in via di definizione nel 2019, ma la firma definitiva è arrivata solo lo scorso 6 dicembre, preceduta da un’accesa discussione e  [Leggi tutto...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-5 fusion-flex-container has-pattern-background has-mask-background nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-justify-content-center fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1331.2px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-4 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column" style="--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:1.92%;--awb-margin-bottom-large:20px;--awb-spacing-left-large:1.92%;--awb-width-medium:100%;--awb-order-medium:0;--awb-spacing-right-medium:1.92%;--awb-spacing-left-medium:1.92%;--awb-width-small:100%;--awb-order-small:0;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-column-has-shadow fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column"><div class="fusion-text fusion-text-5" style="--awb-text-transform:none;"><p>Il Mercosur, o <em>Mercado Común del Sur</em>, è un patto economico-commerciale stretto tra Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Bolivia.</p>
<p>Un possibile accordo tra l’Unione Europea e questo gruppo di paesi era già in via di definizione nel 2019, ma la firma definitiva è arrivata solo lo scorso 6 dicembre, preceduta da un’accesa discussione e molte polemiche.</p>
<p>La firma di questo accordo porterà alla creazione di una delle più grandi zone di libero scambio del mondo, con il coinvolgimento di 750 milioni di persone e circa un quinto dell’economia globale.</p>
<p>Sembra utopico pensare di poter dar vita ad una zona di libero scambio così ampia in un periodo che, come evidenziato anche dai risultati delle elezioni politiche statunitensi, è caratterizzato da spinte protezionistiche. Come recentemente confermato infatti dal neo-insediato Presidente USA, la nuova amministrazione ha tutta l’intenzione di confermare nuovi dazi all’importazione per le merci in ingresso nel paese.</p>
<p>Forse proprio questa prospettiva di nuovi dazi USA è stata l’incentivo per accelerare la chiusura dell’accordo, che permette all’Europa di rafforzare le proprie connessioni con i paesi sudamericani.</p>
<p>Ma non è senza malumori ed accesi scambi, in effetti, che si è arrivati alla firma.<br />
Ad opporsi fortemente sono stati soprattutto gli operatori del settore agricolo, con i trattori che sono tornati a marciare verso Parigi dopo quasi un anno dalla grande protesta che ha bloccato le strade in tutta Europa tra gennaio e febbraio del 2024. Una protesta che si è protratta anche in seguito alla chiusura dell’accordo.</p>
<p>Le ragioni delle proteste degli agricoltori risiedono principalmente nei timori di un forte afflusso di nuovi prodotti agricoli sudamericani a basso costo ed ottenuti con il favore di standard ambientali meno severi rispetto a quelli europei.</p>
<p>La maggior parte delle esportazioni realizzate dal Mercosur sono in effetti costituite da prodotti alimentari e animali vivi, per circa il 25% del totale.</p>
<p>Sulla scia delle proteste è poi emerso un fronte di paesi che, sotto la leadership della Francia, ha cercato di opporsi alla firma dell&#8217;accordo richiedendo quantomeno la revisione del testo in via di approvazione. Al fianco della Francia, Paesi Bassi, Austria e Polonia.</p>
<p>Ad esprimersi in maniera molto favorevole sono state invece la Spagna e soprattutto la Germania, che ha probabilmente visto nell’accordo una possibilità di risollevare il mercato automobilistico attualmente in difficoltà. La tariffa all’importazione delle automobili nei paesi del Mercosur, infatti, è attualmente fissata al 35%, la riduzione di quest’aliquota porterebbe sicuramente grandi vantaggi alle esportazioni tedesche già molto forti.</p>
<p>L’Italia non si è mai esposta con una posizione chiara, anche se il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, prima della chiusura dell’accordo, ha affermato che a suo avviso<em> “così come è impostato il trattato UE-Mercosur non è condivisibile”. </em>I paesi contrari hanno cercato in particolare di spingere la Commissione Europea a negoziare l’introduzione di “clausole specchio” che imponessero standard ambientali e di produzione, comuni ai prodotti provenienti dai due fronti firmatari. Così da mitigare possibili distorsioni del mercato europeo.</p>
<p>Le discussioni nate attorno a questo accordo portano a galla diversi temi che ben delineano le sfide che l’Unione Europea affronta ad oggi e con le quali dovrà confrontarsi nei prossimi anni. Uno su tutti il mancato riflettersi delle misure ambientali adottate in Europa nei paesi da cui l’Unione ha bisogno di approvvigionarsi. In questo contesto, la conclusione di accordi commerciali di questo tipo potrebbe persino avere l’effetto di incentivare la produzione di materie prime in paesi terzi con standard ambientali meno rigorosi, con il rischio di aumentare le attività ad alto impatto ecologico e vanificare, in parte, gli sforzi compiuti dall’UE per ridurre le proprie emissioni e il proprio impatto.</p>
<p>L&#8217;attuazione di strategie protezionistiche, d&#8217;altra parte, di certo non giova all’apertura verso i mercati esteri, e rischia al contrario di restringere le opportunità di dialogo, portando i paesi terzi a cercare partnership alternative all’UE con paesi dell’estremo oriente, come la Cina.</p>
<p>In un contesto globale sempre più polarizzato, la discussione sull’accordo UE-Mercosur rende ancora una volta esplicite le forze in campo</p>
</div></div></div></div></div>
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		<title>Unione  Europea  elezioni  2024</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jun 2024 07:42:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[speciale europa]]></category>
		<category><![CDATA[specialeeuropa_24_03]]></category>
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					<description><![CDATA[Milioni di cittadini dell'UE hanno votato alle elezioni europee che si sono svolte fra il 6 e il 9 giugno 2024. Nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, i deputati neoeletti al Parlamento europeo eleggeranno i loro dirigenti e riprenderanno i lavori sulla legislazione che non sono stati terminati nella legislatura 2019-2024. Inoltre voteranno  [Leggi tutto...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-6 fusion-flex-container has-pattern-background has-mask-background nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-justify-content-center fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1331.2px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-5 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column" style="--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:1.92%;--awb-margin-bottom-large:20px;--awb-spacing-left-large:1.92%;--awb-width-medium:100%;--awb-order-medium:0;--awb-spacing-right-medium:1.92%;--awb-spacing-left-medium:1.92%;--awb-width-small:100%;--awb-order-small:0;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-column-has-shadow fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column"><div class="fusion-text fusion-text-6" style="--awb-text-transform:none;"><p><em>Milioni di cittadini dell&#8217;UE hanno votato alle elezioni europee che si sono svolte fra il 6 e il 9 giugno 2024. Nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, i deputati neoeletti al Parlamento europeo eleggeranno i loro dirigenti e riprenderanno i lavori sulla legislazione che non sono stati terminati nella legislatura 2019-2024. </em></p>
<p><em>Inoltre voteranno per eleggere il nuovo presidente o la nuova presidente della Commissione europea, su proposta dei leader dei paesi dell&#8217;UE.</em></p>
<p>Le elezioni europee del 6 e 9 giugno 2024 aprono il prossimo capitolo per l&#8217;Unione europea. I deputati neoeletti al Parlamento europeo adotteranno una serie di decisioni fondamentali su chi guiderà le istituzioni dell&#8217;UE e riprenderanno il lavoro del Parlamento di adottare leggi e controllare che la Commissione europea e gli altri organi dell&#8217;UE rendano conto delle loro azioni.</p>
<p>Quali saranno i primi compiti del nuovo Parlamento europeo?</p>
<p>La prima tornata della nuova legislatura si terrà dal 16 al 19 luglio a Strasburgo. Prima della tornata, i deputati neoeletti costituiranno i gruppi politici sulla base di idee politiche condivise.</p>
<p>In occasione della prima plenaria, il Parlamento eleggerà il suo nuovo Presidente, i vicepresidenti e i questori e deciderà quanti deputati comporranno ciascuna commissione parlamentare.</p>
<p>In una fase successiva, i deputati voteranno per eleggere un nuovo presidente della Commissione europea.</p>
<p>Poi valuteranno i candidati alla carica di commissario attraverso audizioni pubbliche. La nuova Commissione dovrà ottenere l&#8217;approvazione del Parlamento in una votazione in aula per assumere le sue funzioni.</p>
<p>Nel frattempo, i deputati al Parlamento europeo riprenderanno l&#8217;esame e la modifica della legislazione, il controllo sul lavoro delle altre istituzioni dell&#8217;UE e le discussioni su questioni di attualità.</p>
<p>Come sono determinati i nomi dei deputati eletti al Parlamento europeo?</p>
<p>I paesi dell&#8217;UE devono notificare al Parlamento europeo i nomi dei deputati neoeletti.</p>
<p>Ciascun deputato la cui elezione sia stata notificata al Parlamento dichiara per iscritto, prima di sedere in Parlamento, di non ricoprire alcuna carica incompatibile con quella di deputato al Parlamento europeo. La commissione giuridica del Parlamento verifica poi tali dichiarazioni.</p>
<p>Come e quando si formano i gruppi politici al Parlamento europeo?</p>
<p>I deputati al Parlamento europeo non siedono nell&#8217;Emiciclo a seconda della nazionalità. La maggior parte di essi aderisce a gruppi politici che condividono valori e obiettivi politici simili.</p>
<p>I gruppi politici saranno costituiti nelle settimane successive alle elezioni. Un gruppo politico deve essere composto da almeno 23 deputati al Parlamento europeo provenienti da sette paesi dell&#8217;UE. Un deputato non può aderire a più gruppi politici, ma, in alternativa, può scegliere di non aderire a nessun gruppo e di essere &#8220;non iscritto&#8221;. In qualsiasi momento della legislatura possono essere creati nuovi gruppi.</p>
<p>Nella legislatura 2019-2024 i gruppi politici erano sette.</p>
<p>Cosa succederà durante la prima tornata del nuovo Parlamento europeo?</p>
<p>I deputati eleggeranno un nuovo Presidente del Parlamento europeo, i vicepresidenti e i questori e prenderanno altre decisioni importanti sull&#8217;organizzazione del loro lavoro, ad esempio da quanti deputati sarà composta ciascuna commissione parlamentare.</p>
<p>Come viene eletto il Presidente del Parlamento europeo?</p>
<p>L&#8217;elezione di un nuovo Presidente del Parlamento europeo è il primo compito dei deputati al Parlamento europeo quando si riuniscono in aula per la prima volta a luglio. I deputati eleggono il Presidente per un mandato di due anni e mezzo ossia metà della legislatura, rinnovabile.</p>
<p>Le candidature possono essere presentate da un gruppo politico o da un gruppo di deputati al Parlamento europeo che rappresenta almeno un ventesimo di tutti i deputati &#8211; 36 deputati. Il voto è segreto. Il candidato che ottiene la maggioranza assoluta dei voti espressi diventa Presidente.</p>
<p>Se nessun candidato ottiene la maggioranza assoluta dopo tre scrutini, i deputati al Parlamento europeo scelgono al quarto scrutinio tra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero dei voti al terzo scrutinio.</p>
<p>Come vengono eletti i vicepresidenti e i questori del Parlamento?</p>
<p>Dopo l&#8217;elezione del Presidente dell&#8217;istituzione, il Parlamento procede all&#8217;elezione dei vicepresidenti, seguita dall&#8217;elezione dei questori. I vicepresidenti e i questori sono eletti per un mandato di due anni e mezzo, come il Presidente. Le candidature possono essere presentate da un gruppo politico o da un gruppo di deputati al Parlamento europeo che rappresenta almeno un ventesimo di tutti i deputati &#8211; 36 deputati.</p>
<p>Il voto è segreto e la votazione si svolge simultaneamente per tutti i candidati.</p>
<p>Ciascun deputato può esprimere un numero di voti pari a quello dei posti disponibili. I candidati che hanno ottenuto la maggioranza assoluta dei voti espressi sono eletti nell&#8217;ordine numerico dei voti riportati.</p>
<p>Se al primo scrutinio sono eletti meno di 14 candidati, si procede a un secondo scrutinio, con le stesse modalità.</p>
<p>Se è necessario un terzo turno di votazioni, i restanti candidati che ottengono il maggior numero di voti occupano i seggi che rimangono da attribuire.</p>
<p>I cinque questori sono eletti seguendo la stessa procedura.</p>
<p>Chi decide in merito alla composizione, ai presidenti e ai vicepresidenti delle commissioni?</p>
<p>Durante la prima tornata i deputati decideranno il numero di membri che compongono ciascuna commissione parlamentare.</p>
<p>I gruppi politici nomineranno quindi i membri titolari e i supplenti delle commissioni. La ripartizione dei seggi tra i gruppi politici in seno a una commissione riflette la composizione dell&#8217;intero Parlamento.</p>
<p>Nel corso delle prime riunioni di commissione, che seguiranno la prima tornata, i membri della commissione eleggeranno i presidenti e i vicepresidenti per un periodo di due anni e mezzo.</p>
<p>In che modo le elezioni europee influenzano l&#8217;elezione del presidente della Commissione europea?</p>
<p>Il presidente della Commissione europea è nominato dai leader dei paesi dell&#8217;UE che si riuniscono in sede di Consiglio europeo. Il candidato prescelto deve ottenere il sostegno della maggioranza dei deputati al Parlamento europeo.</p>
<p>Il Parlamento europeo sostiene il processo dei candidati capilista, in cui i partiti politici europei annunciano i loro candidati alla carica di presidente della Commissione europea prima delle elezioni.</p>
<p>Come viene eletto il presidente della Commissione europea?</p>
<p>Uno dei primi compiti del nuovo Parlamento è eleggere il presidente della Commissione europea.</p>
<p>Il candidato proposto dai leader dell&#8217;UE in sede di Consiglio europeo è invitato a fare una dichiarazione dinanzi ai deputati al Parlamento europeo e a partecipare a un dibattito in aula. Poi i deputati al Parlamento europeo procedono a una votazione a scrutinio segreto.</p>
<p>Per ottenere l&#8217;approvazione del Parlamento, il candidato deve ricevere il sostegno di almeno la metà di tutti i deputati al Parlamento europeo più uno. Se il candidato non ottiene la maggioranza richiesta, il Consiglio europeo deve proporre un altro candidato.</p>
<p>Chi suggerisce la composizione della Commissione europea?</p>
<p>Una volta eletto, il presidente della Commissione europea seleziona i commissari designati sulla base delle nomine di ciascun paese dell&#8217;UE e assegna loro i diversi portafogli politici. Ogni paese dell&#8217;UE ha un commissario.</p>
<p>Come viene approvata la Commissione europea?</p>
<p>Dopo la conclusione delle audizioni, il Parlamento tiene una discussione in aula in cui il presidente della Commissione presenta l&#8217;intera squadra di commissari e le sue priorità politiche.</p>
<p>Il presidente eletto della Commissione presenta l&#8217;intera squadra dei commissari designati e il loro programma in una seduta del Parlamento. La presentazione è seguita da una discussione.</p>
<p>Il Parlamento vota sull&#8217;opportunità di dare o meno la sua approvazione alla nomina, come organo, del presidente eletto e dei commissari designati. La decisione è adottata a maggioranza dei voti espressi.</p>
<p>Come posso seguire i lavori del Parlamento europeo?</p>
<p>Il Parlamento europeo è impegnato a operare in modo pienamente trasparente.</p>
<p>Tutte le tornate e la maggior parte delle riunioni di commissione sono trasmesse in diretta, mentre le registrazioni delle riunioni precedenti sono disponibili nel Centro multimediale del Parlamento.</p>
<p>La pagina web dedicata alla plenaria fornisce informazioni sugli ordini del giorno della plenaria, sui testi approvati, sui processi verbali e sui risultati delle votazioni elettroniche.</p>
<p>La pagina web delle commissioni offre accesso ai documenti e ai fascicoli di riunione relativi ai lavori delle commissioni.</p>
<p>Il Parlamento dispone di uffici di collegamento in tutte le capitali dell&#8217;UE e di uffici regionali nei paesi più grandi dell&#8217;UE.</p>
<p>La sezione Attualità del sito web contiene comunicati stampa e altro materiale per i media, mentre la sezione Tematiche mira a illustrare il lavoro del Parlamento su fascicoli concreti e questioni più ampie.</p>
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		<title>Gli accordi preferenziali della U.E. passato presente e futuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Edoardo Barbero]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Mar 2023 10:31:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[speciale europa 2023 - 01]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli accordi preferenziali (free trade agreement) sono parte fondamentale del commercio internazionale, l’Unione Europea da molti anni è impegnata nello sviluppo di accordi che, con il passare del tempo, hanno raggiunto obiettivi sempre più ampi, dallo sviluppo economico a risvolti sociali e politici. Oltre alla UE, che attualmente ha concluso oltre 40 Free Trade  [Leggi tutto...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-7 fusion-flex-container has-pattern-background has-mask-background nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-justify-content-center fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1331.2px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-6 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column" style="--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:1.92%;--awb-margin-bottom-large:20px;--awb-spacing-left-large:1.92%;--awb-width-medium:100%;--awb-order-medium:0;--awb-spacing-right-medium:1.92%;--awb-spacing-left-medium:1.92%;--awb-width-small:100%;--awb-order-small:0;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-column-has-shadow fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column"><div class="fusion-text fusion-text-7" style="--awb-text-transform:none;"><p>Gli accordi preferenziali (free trade agreement) sono parte fondamentale del commercio internazionale, l’Unione Europea da molti anni è impegnata nello sviluppo di accordi che, con il passare del tempo, hanno raggiunto obiettivi sempre più ampi, dallo sviluppo economico a risvolti sociali e politici.</p>
<p>Oltre alla UE, che attualmente ha concluso oltre 40 Free Trade Agreement coinvolgento più di 90 Stati nel mondo, dobbiamo ricordare anche gli accordi ASEAN che coinvolgono i paesi emergenti dell’area del pacifico oltre a Giappone, Cina ed India oppure le varie esperienze africane che hanno contribuito allo sviluppo in particolare dell’area del Sud Africa.</p>
<p>Da questo risulta evidente che lo strumento è apprezzato ed è valido sia in termini economici sia in termini di sicurezza commerciale e sociale, oltre alle preferenze tariffarie infatti sempre più spesso gli accordi prevedono misure volte a garantire al sicurezza dei prodotti, regolare le procedure autorizzative ed eliminare le barriere tariffarie e normative, rafforzare la protezione della proprietà intellettuale.</p>
<p>Le esperienze dei vari Stati (o gruppi di Stati) sono diverse e possiamo dire che la necessità di concludere questo genere di accordi è nata, in particolare all’inizio degli anni 90, per regolare e trarre vantaggio dal crescente sviluppo del traffico internazionale di merci e servizi.</p>
<p>Attualmente sono in vigore nel mondo 355 Free trade agreements, suddivisi come da grafico sotto riportato <a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> in particolare nell’area Europea e dell’Est Asia.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> <a href="http://rtais.wto.org/UI/charts.aspx" target="_blank" rel="noopener">WTO | Regional trade agreements</a> – WTO Regional Trade Agreements Database.</p>
<p>IL PRESENTE: GIAPPONE</p>
<p>L’accordo JEFTA è stato uno tra i primi di “ultima generazione”: tra le principali novità si annoveravano la prova di origine solo con dichiarazione in fattura e registrazione nell’apposito elenco REX. Un sistema di dematerializzazione dei documenti, lanciato già con l’accordo Corea del Sud e con gli accordi unilaterali prima e bilaterali poi con i Paesi SPG.</p>
<p>L’auspicio delle parti, quando nel 2019 l’accordo è entrato in vigore, era quello di ridurre le alte barriere tariffarie e non, specialmente dei prodotti in importazione dall’Unione verso il Giappone.</p>
<p>Questo avrebbe portato ad un incremento della produzione dell’UE di circa l’1%.</p>
<p>Secondo i dati 2021, gli scambi tra i due Paesi sono in crescita, confermando un trend ormai decennale, mentre secondo uno studio della Commissione Europea<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> l’aumento previsto di esportazioni dall’Unione al Giappone e viceversa entro il 2035 sarà rispettivamente del 13.2% e del 23.5%: una grande opportunità di business per le imprese residenti nelle parti coinvolte. I settori maggiormente incentivati dall’accordo saranno il tessile, con un aumento previsto degli scambi del 280% ed il settore lattiero caseario, anche in questo caso con un aumento previsto di circa il 280%.</p>
<p>Grande impatto anche nei confronti del settore dei servizi, per il quale è previsto un incremento economico di 13 miliardi di euro.</p>
<p>IL FUTURO: NUOVA ZELANDA</p>
<p>Cosa ci riserva il futuro? Nuovi accordi, indubbiamente. Esistono ancora “grandi esclusi” nello scenario internazionale: Stati Uniti, Australia, Cina, Brasile. Con alcuni di questi Paesi esiste la volontà politica di concludere accordi che incentivino gli scambi commerciali. Con altri invece la strada è ancora lunga.</p>
<p>Tra i prossimi accordi che entreranno in vigore si trova quello con la Nuova Zelanda. Attualmente il traffico commerciale con l’Unione Europea vale circa 7.8 miliardi di euro, circa il 3% del PIL neozelandese.</p>
<p>L’auspicio delle parti è di incrementare ancora di più questa percentuale, facendo risparmiare alle imprese circa 140 milioni di euro di diritti doganali all’importazione.</p>
<p>In conclusione, gli accordi di libero scambio rappresentano uno strumento efficace di incentivi al commercio internazionale, inteso in termini di esportazioni di beni, prestazioni di servizi ed investimenti, nonché promozione e tutela dei territori.</p>
<p>Sarebbe auspicabile, così come suggerito dal World Trade Organization, strutturare gli accordi in modo da armonizzare le regole di origine a livello internazionale e limitare dunque il fenomeno c.d. “spaghetti bowl”.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Fonte: Commissione Europea: file:///C:/Users/e.barbero/Downloads/THE%20ECONOMIC%20IMPACT%20OF%20THE%20EU-JAPAN%20ECONOMIC%20PARTNERSHIP%20AGREEMENT%20(EPA).pdf</p>
</div></div></div></div></div>
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		<title>Gli accordi preferenziali della U.E. passato presente e futuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Edoardo Barbero]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Nov 2022 14:56:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[speciale europa 2022 – 02]]></category>
		<category><![CDATA[speciale europa 2022 – 05]]></category>
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					<description><![CDATA[(prima parte) Gli accordi commerciali con i Paesi Terzi sono parte fondamentale della politica dell’Unione Europea. Tali accordi non hanno il solo fine di creare opportunità commerciali e superare le barriere tariffarie ma anche quello di promuovere i valori fondanti dell’Unione Europea, la democrazia, il rispetto dei diritti umani, la salvaguardia dell’ambiente. L’Unione ha  [Leggi tutto...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-8 fusion-flex-container nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1331.2px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-7 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column" style="--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:1.92%;--awb-margin-bottom-large:20px;--awb-spacing-left-large:1.92%;--awb-width-medium:100%;--awb-order-medium:0;--awb-spacing-right-medium:1.92%;--awb-spacing-left-medium:1.92%;--awb-width-small:100%;--awb-order-small:0;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-column-has-shadow fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column"><div class="fusion-text fusion-text-8" style="--awb-content-alignment:justify;--awb-text-transform:none;"><p style="text-align: center;">(prima parte)</p>
<p>Gli accordi commerciali con i Paesi Terzi sono parte fondamentale della politica dell’Unione Europea. Tali accordi non hanno il solo fine di creare opportunità commerciali e superare le barriere tariffarie ma anche quello di promuovere i valori fondanti dell’Unione Europea, la democrazia, il rispetto dei diritti umani, la salvaguardia dell’ambiente.</p>
<p>L’Unione ha concluso 47 accordi preferenziali con 79 partner, accordi che in ogni caso garantiscono un commercio equo e che proteggono i produttori e le imprese europee da pratiche commerciali scorrette messe in atto da operatori terzi, nel rispetto dei principi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC).</p>
<p>L’Unione Europea, secondo i dati del Consiglio Europeo 2020 si conferma leader mondiale negli scambi di beni e servizi con una quota del 17% sul totale mondiale, con un aumento del 26% in dieci anni per quanto riguarda lo scambio di beni e addirittura del 50% per i servizi.</p>
<p>L’U.E., sempre secondo i dati del Consiglio riferiti al 2020, è il secondo maggior esportatore ed il terzo maggior importatore; per quanto riguarda le esportazioni la parte del leone è fatta da macchinari, autovetture e prodotti chimici.</p>
<p>Il Consiglio Europeo svolge un ruolo fondamentale quando si parla di negoziati economici, con il c.d. “mandato di negoziato” autorizza la Commissione Europea all’apertura del processo e ne definisce obiettivi, ambito ed eventuale limite temporale; la Commissione negozia l’accordo in stretta collaborazione con Consiglio e Parlamento Europeo ed infine, dopo l’autorizzazione del Parlamento Europeo, il Consiglio adotta la decisione relativa all’adozione dell’accordo.</p>
<p>Dagli accordi conclusi nasce poi il Comitato Misto, un organo costituito da esponenti dell’Unione Europea e del Paese o gruppo di Paesi partner, che ha il compito di verificare la corretta applicazione e interpretazione dell&#8217;accordo e di discutere tutte le questioni che dovessero presentarsi.</p>
<p>Negli anni il numero di accordi preferenziali adottati è notevolmente aumentato, così come sono evoluti gli obiettivi, la crescita economica è sicuramente importante ma la collaborazione in termini di commercio diviene strumento per veicolare i valori fondanti dell’Unione, in particolare il rispetto dei diritti Umani, dello stato di diritto e del rispetto dell’ambiente.</p>
<p>Il Primo accordo preferenziale siglato è quello entrato in vigore nel 1973 (pubblicato in G.U.C.E. L 300 del 31 dicembre 1972, che per altro contiene anche gli accordi con Austria e Regno di Svezia) che vede contraente la Svizzera, ancora oggi risulta essere tra i più importanti e, nonostante la data di adozione, consente di effettuare proficuamente scambi commerciali che rappresentano quasi il 7% del totale, la Svizzera secondo l’ultima rilevazione è il quarto partner commerciale della UE.</p>
<p>L’obiettivo economico dell’accordo è chiaro fin dal preambolo, si legge infatti che, la Comunità Europea e la Confederazione Svizzera “<em>DESIDEROSE di consolidare e di estendere, in occasione dell&#8217; allargamento della Comunità economica europea, le relazioni economiche esistenti tra la Comunità e la Svizzera e di assicurare, nel rispetto di condizioni eque di concorrenza, lo sviluppo armonioso del loro commercio, allo scopo di contribuire all&#8217;opera della costruzione europea, RISOLUTE pertanto ad eliminare gradualmente gli ostacoli alla parte essenziale dei loro scambi, conformemente alle disposizioni dell&#8217;accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio concernenti la creazione di zone di libero scambio” </em>ed anche l’articolo 1 recita “<em>promuovere, mediante l&#8217;espansione degli scambi commerciali reciproci, lo sviluppo armonioso delle relazioni economiche tra la Comunità economica europea e la Confederazione svizzera e di favorire in tal modo nella Comunità e in Svizzera il progresso dell&#8217; attività economica, il miglioramento delle condizioni di vita e di occupazione, l&#8217; aumento della produttività e la stabilità finanziaria”</em></p>
<p>Pare quindi evidente che, in, questa prima fase l’obiettivo di promozione, espansione e crescita economica risultava essere fondamentale per la Comunità Europea, questi primi accordi erano volti in particolare alla riduzione e progressiva abolizione delle tariffe, cosa che avrebbe determinato un più facile accesso al mercato ed una maggiore stabilità economica.</p>
<p>I primi accordi di questo genere nascono agli inizi degli anni ’70 con la Svizzera, la Norvegia per non dimenticare Austria e Svezia entrate poi a far parte dell’Unione, le difficoltà interne alla UE e la situazione internazionale hanno di fatto rallentato lo sviluppo di questi accordi che in ogni caso rappresentano la base dell’attività internazionale dell’Unione.</p>
<p>Bisognerà attendere il 1995 per vedere un ulteriore progresso, Il <strong><u>processo di Barcellona</u></strong>, pietra miliare del partenariato Pan-Euro-Mediterraneo, rappresenta anche una fondamentale presa di coscienza dell’Unione relativamente alle conseguenze che un’attenta politica di cooperazione internazionale può avere; i pilastri fondamentali su cui si base la dichiarazione di Barcellona sono la creazione di una zona di pace e stabilità fondata sui valori democratici e di rispetto dei diritti umani, la creazione di un area di libero scambio capace di avviare un progressivo sviluppo dell’area mediterranea, un maggiore scambio culturale rispettoso delle differenze e delle peculiarità dei Paesi Mediterranei.</p>
<p>Pur considerando gli accordi nati dal processo di Barcellona come accordi di prima generazione è comunque evidente il cambio di passo nelle volontà del Consiglio che pone tra gli obiettivi la pace e la stabilità.</p>
<p>Tra gli accordi di prima generazione si annoverano quelli negoziati prima del 2006, con Svizzera e Norvegia (1972/73), i paesi del Partenariato Euromediterraneo (1995 e successivi), l’Unione Doganale con la Turchia (1995), Messico e Cile (2000 – 2003), l’accordo di Stabilizzazione ed Associazione dei Balcani (2000 – 2016).</p>
<p>Dopo il 2006, inizia una nuova fase e vengono negoziati accordi di nuova generazione, si mantiene l’attenzione sullo scambio di merci ma si pone l’attenzione anche sullo sviluppo sostenibile, sui diritti di proprietà intellettuale ed i servizi.</p>
<p>Gli accordi basati su questo modello sono quelli conclusi con Corea del Sud, Colombia, Ecuador, Perù, Canada, America Centrale (Panama, Costa Rica, Honduras, Guatemala, Nicaragua and El Salvador) e rappresentano una parte importante dello scambio commerciale dell’Unione.</p>
<p>Possiamo dire che, in particolare dal 2000, l’Unione è impegnata in un progressivo sviluppo degli accordi preferenziali che rappresentano una vittoria sul neo-protezionismo, sul punto sono particolarmente importanti ed evidenziano la volontà dell’Unione le parole pronunciate in occasione della pubblicazione della <em>“Relazione sull’attuazione degli accordi commerciali della UE” </em>del 2018 della Commissaria responsabile per il commercio, Cecilia Malmström, che ha dichiarato: <em>“In questi anni l&#8217;UE si è impegnata a fondo nella creazione della più grande rete mondiale di accordi commerciali. Come dimostrano recenti fatti e dati, questo approccio si sta rilevando fruttuoso. Gli accordi contribuiscono a rafforzare l&#8217;economia europea, rendendo più facile fare affari in tutto il mondo, e al contempo sostengono l&#8217;occupazione a casa nostra. Il crescente numero di accordi strategici che abbiamo concluso ci ha aperto molte porte, assicurando un vantaggio competitivo alle imprese europee sui principali mercati. In aggiunta, contribuisce a promuovere il rispetto dei diritti umani e del lavoro, oltre che delle norme ambientali. Dobbiamo continuare a concentrarci sul monitoraggio dei risultati, per garantire il rispetto delle norme in vigore e permettere alle imprese di trarre il massimo beneficio dagli accordi.”</em></p>
<p>Nel periodo della crisi pandemica e con l’aumento spropositato dei noli marittimi, si è verificato un importante ricorso al re-shoring che ha riportato in Europa o nei paesi vicini parte delle attività produttive delocalizzate negli anni passati, questo è stato possibile anche grazie agli accordi stipulati che hanno reso economicamente sostenibile il ricorso a siti produttivi diversi da quelli del far east.</p>
<p>Un ulteriore tipologia di accordi è formata dai DCFTAs (Deep and Comprehensive Free Trade Areas) volte a creare zone di libero scambio globali ed approfondite con i paesi limitrofi alla UE e ne rafforzano i legami.</p>
<p>In questa tipologia di accordi rientrano quelli siglati con Moldavia, Georgia ed Ucraina, il fine è quello di traghettare i paesi verso una completa integrazione Europea dei tre stati in ossequio alla politica di vicinato Europea.</p>
<p>L’unione rappresenta il principale partner commerciale dei tre stati, in particolare gli scambi commerciali con i paesi dell’Unione rappresentano il 56% del totale per la Moldova, il 42% per l’Ucraina (dato precedente all’attuale crisi) ed il 27% per la Georgia.</p>
<p>In tutti e tre i casi, l’impatto economico della conclusione degli accordi ha avuto grande rilevanza, portando in breve tempo ad una crescita economica dei paesi coinvolti ed un aumento dell’interscambio di beni e servizi.</p>
<p>Troviamo, inoltre, gli Accordi di Partenariato Economico (EPA) i quali mirano allo sviluppo dei Paesi dell’Africa dei Caraibi e del Pacifico; risalenti all’accordo di Cotonou e stipulati in linea con i dettami WTO, mirano non solo allo sviluppo del commercio in senso stretto, ma anche allo sviluppo delle economie dei Paesi ACP, tenendo conto delle situazioni economiche e sociopolitiche di ognuno di essi.</p>
<p>L’impatto di questi accordi si misura in una crescita sensibile di esportazioni verso l’Unione Europea. Secondo i dati della Commissione Europea si registra, ad esempio, un aumento di export di tè da parte dei Paesi caraibici pari all’89%.</p>
<p>Ancora, l’esportazione di prodotti tessili dal Madagascar verso l’Unione Europea è aumentata del 65% da quanto è stato siglato l’accordo EPA.</p>
<p>Gli accordi della UE vengono negoziati secondo i principi sanciti dall’OMC, antidiscriminazione, prevedibilità e concorrenza equa, secondo questi principi è tanto importante evitare la costituzione di barriere commerciale così come è importante abbattere quelle esistenti.</p>
<p>Gli argomenti a favore della costituzione di legami commerciali, politici ed economici con i paesi terzi sono molto maggiori rispetto ai possibili argomenti contrari, avere un accordo stabile permette di aprire nuovi mercati per le merci Unionali, aumentare le opportunità di investimento e tutelare gli investimenti già in essere, rendere meno caro il commercio eliminando dazio e riducendo la burocrazia, rendere più rapido il commercio applicando regole comuni, non da ultimo, la fissazione di regole comuni permette di incentivare il miglioramento sociale, lavorativo e democratico dei paesi terzi.</p>
<p>Il rispetto dei principi internazionali sanciti dall’OMC permette poi di evitare le conseguenze negative di una liberalizzazione incontrollata degli scambi, inoltre, i benefici economici degli accordi sono evidentemente maggiori rispetto al mancato introito dei diritti doganali, anche se questi, soprattutto in alcuni paesi terzi rappresentano una parte importante del PIL.</p>
<p>Un altro punto messo in discussione è il dumping sociale dei paesi terzi, sul punto, va evidenziato che un attenta politica economica è in grado di superare anche questa ultima perplessità, inoltre, nonostante quanto sostenuto anche da autorevoli studiosi, deve essere rilevato che, l’Accordo Istitutivo della WTO è inequivocabile nel delineare quello che è stato definito da J. Ruggie, <em>embedded liberalism</em>, ossia l’equilibrio tra esigenze di liberalizzazione del mercato e tutela delle esigenze dell’individuo.</p>
<p>Non si tratta quindi di una espansione economica in cui il rispetto delle norme sociali è solo parte del bilanciamento costi/benefici, ma si ritiene sia necessario che il rispetto dei diritti umani e della sostenibilità sociale ed ambientale sia parte integrante del processo di sviluppo.</p>
<p>Da questo punto di vista, l’Unione Europea negli accordi di nuova generazione ha costantemente messo in primo piano i principi ed i valori Europei in termini di rispetto dei diritti umani, democrazia, diritto del lavoro e rispetto dell’ambiente.</p>
<p>Edoardo Barbero &#8211; Alessandro Cestaro</p>
</div></div></div></div></div>
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		<title>NextGeneration EU</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 May 2022 18:54:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[speciale europa 2022 – 02]]></category>
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					<description><![CDATA[Cos'è NextGenerationEU? Non è soltanto un piano per la ripresa. Si tratta di un'occasione unica per uscire più forti dalla pandemia, trasformare le nostre economie, creare opportunità e posti di lavoro per l'Europa in cui vogliamo vivere. NextGenerationEU è più che un piano di ripresa: è un'opportunità unica per emergere più forti dalla pandemia,  [Leggi tutto...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-9 fusion-flex-container nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1331.2px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-8 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column" style="--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:1.92%;--awb-margin-bottom-large:20px;--awb-spacing-left-large:1.92%;--awb-width-medium:100%;--awb-order-medium:0;--awb-spacing-right-medium:1.92%;--awb-spacing-left-medium:1.92%;--awb-width-small:100%;--awb-order-small:0;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-column-has-shadow fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column"><div class="fusion-text fusion-text-9" style="--awb-text-transform:none;"><p><em>Cos&#8217;è NextGenerationEU? Non è soltanto un piano per la ripresa. Si tratta di un&#8217;occasione unica per uscire più forti dalla pandemia, trasformare le nostre economie, creare opportunità e posti di lavoro per l&#8217;Europa in cui vogliamo vivere.</em></p>
<p>NextGenerationEU è più che un piano di ripresa: è un&#8217;opportunità unica per emergere più forti dalla pandemia, trasformare le nostre economie e società e realizzare un&#8217;Europa che funzioni per tutti.</p>
<p>Abbiamo tutto ciò che serve perché ciò avvenga: una visione, un piano e un impegno comune a investire 806,9 miliardi di euro.</p>
<p>Cosa sta facendo l&#8217;UE per rendere l&#8217;Europa più sana, più verde e più digitale, e come si può contribuire a questa trasformazione?</p>
<p>Insieme trasformeremo l&#8217;Europa del futuro in realtà!</p>
<p><strong>Un futuro più digitale</strong></p>
<p>Le tecnologie digitali stanno cambiando la vita delle persone, dal modo di comunicare al modo di vivere e lavorare. La digitalizzazione può fornire soluzioni a molte delle sfide che l&#8217;Europa e i suoi cittadini si trovano ad affrontare e offre opportunità quali:</p>
<ul>
<li>creazione di posti di lavoro</li>
<li>miglioramento dell&#8217;istruzione</li>
<li>incentivazione della competitività e dell&#8217;innovazione</li>
<li>lotta ai cambiamenti climatici e realizzazione della transizione verde</li>
</ul>
<p>A seguito della pandemia di COVID-19 la digitalizzazione è diventata una componente essenziale sia per la ripresa economica sia per la resilienza dei settori europei della sanità e dell&#8217;assistenza. La digitalizzazione ha dato all&#8217;UE un ulteriore impulso all&#8217;accelerazione della transizione tecnologica, attraverso il potenziamento della sanità elettronica e la promozione di tecnologie abilitanti come il cloud computing, le tecnologie quantistiche e il calcolo ad alte prestazioni.</p>
<p>Affinché le nostre società ed economie siano pronte per l&#8217;era digitale, l&#8217;UE si è impegnata a creare uno spazio digitale sicuro per i cittadini e le imprese in modo inclusivo e accessibile a tutti. Ciò significa consentire una trasformazione digitale che salvaguardi i valori dell&#8217;UE e tuteli i diritti fondamentali nonché la sicurezza dei cittadini, rafforzando nel contempo la sovranità digitale dell&#8217;Europa.</p>
<p>A tale riguardo è di fondamentale importanza la bussola per il digitale, una proposta di strategia della Commissione europea che fissa obiettivi e tappe digitali specifici da conseguire entro il 2030.</p>
<p>La proposta mette in primo piano le competenze e l&#8217;istruzione digitali ed è articolata intorno a quattro settori: competenze, imprese, pubblica amministrazione e infrastrutture. Nella videoconferenza del marzo 2021 i leader dell&#8217;UE hanno sottolineato la necessità di rafforzare la sovranità digitale dell&#8217;Europa e hanno considerato la bussola per il digitale un passo avanti.</p>
<p>La tecnologia guiderà il futuro: per questo i prossimi 10 anni saranno il decennio digitale d&#8217;Europa!</p>
<p>Con NextGenerationEU:</p>
<ul>
<li>ci si potrà connettere con la rete 5G e a banda larga ultraveloce in tutta l&#8217;UE ricevendo un&#8217;identità digitale (e-ID), che renderà più semplice l’accesso ai servizi pubblici online e conferirà un maggiore controllo sui dati personali.</li>
</ul>
<p>Le nostre città diventeranno più intelligenti ed efficienti, gli acquisti online saranno più sicuri, l&#8217;intelligenza artificiale ci aiuterà a combattere i cambiamenti climatici e a migliorare l&#8217;assistenza sanitaria, i trasporti e l&#8217;istruzione.</p>
<p>L&#8217;UE finanzia corsi di formazione online per consentire a tutti, giovani o anziani, di accrescere le proprie competenze digitali.</p>
<p>Aiutiamo anche le piccole e medie imprese a lanciare la propria presenza sul web, e rendiamo l&#8217;istruzione online sempre più accessibile.</p>
<p><strong>Un futuro più verde</strong></p>
<p>La natura e la biodiversità sono essenziali per la vita. Da esse dipendono il nostro pianeta, le nostre economie e le nostre società. Quando la natura è sana, protegge e dà i suoi frutti. Fornisce il cibo di cui ci nutriamo, l&#8217;acqua che beviamo e l&#8217;aria che respiriamo.</p>
<p>I cambiamenti climatici stanno già avendo un effetto drammatico sui nostri ambienti naturali, sulle piante e sugli animali, motivo per cui l&#8217;azione per il clima è al centro del Green Deal europeo. I finanziamenti di NextGenerationEU contribuiscono a realizzare l&#8217;ambizioso obiettivo dell&#8217;UE di diventare il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050, inserito nella prima legge europea sul clima. Contrasterà gli effetti dei cambiamenti climatici e preserverà l&#8217;ambiente naturale dell&#8217;Europa, contribuendo nel contempo a sviluppare un&#8217;economia sostenibile, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva.</p>
<p><em>Natura e biodiversità</em></p>
<p>Si sta proteggendo un maggior numero di zone terrestri e marine in tutta Europa, oltre alla ricca biodiversità. Si stanno affrontando le cause principali della perdita di biodiversità e si sta lavorando per azzerare l&#8217;inquinamento dell&#8217;aria, dell&#8217;acqua e del suolo entro il 2050.</p>
<p>Si sta migliorando la quantità e la qualità delle nostre foreste, rafforzandone la resilienza ai cambiamenti climatici e promuovendo un&#8217;economia forestale più sostenibile, compreso l&#8217;ecoturismo, per garantire che le zone rurali e le loro popolazioni locali non siano lasciate indietro. Si sta inoltre lanciando un piano di ripristino della natura per gli ecosistemi e le zone umide che sono stati degradati nel corso degli anni.</p>
<p><em>Consumo sostenibile</em></p>
<p>Si sta migliorando la gestione dei rifiuti e avviando l&#8217;economia circolare dalla plastica e dai tessili alle batterie e ai veicoli. Ci si sta adoperando per garantire che i cittadini abbiano il diritto a far riparare i prodotti elettrici e, quando questi siano giunti al termine del ciclo di vita, a farli riciclare. Si sta promuovendo la moda sostenibile e sostenendo in tutta Europa centri in cui imparare ad adattare i prodotti e a dare loro una nuova vita.</p>
<p>Tali cambiamenti non solo aiuteranno a proteggere l&#8217;ambiente e a raggiungere gli obiettivi prefissati in materia di clima, ma miglioreranno anche la salute e la qualità della vita di tutti gli europei.</p>
<p><em>Il futuro del nostro cibo</em></p>
<p>La strategia &#8220;Dal produttore al consumatore&#8221;, che è al centro del Green Deal europeo, offre a tutti gli europei l&#8217;accesso a prodotti alimentari sicuri, nutrienti e sostenibili a prezzi accessibili. Il piano garantirà che la produzione alimentare abbia un minore impatto ambientale, generando nel contempo un ritorno economico più equo per gli agricoltori.</p>
<p><em>Alimenti nutrienti e sostenibili</em></p>
<p>Con NextGenerationEU e &#8220;Dal produttore al consumatore&#8221; si fa in modo che tutti abbiano accesso ad alimenti sani e sicuri e che ve ne siano a sufficienza. Si stanno incoraggiando le persone ad adottare una dieta sana e sostenibile e a ridurre gli sprechi alimentari e si sta sviluppando un sistema di etichettatura dei prodotti alimentari che illustri il luogo di provenienza di un prodotto, il suo valore nutrizionale e il suo impatto ambientale e sociale. Si sta investendo inoltre di più nella ricerca e nell&#8217;innovazione per assicurare un sistema alimentare resiliente adatto al futuro.</p>
<p>L&#8217;Europa è sulla buona strada per diventare il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050: non si produrrà più gas a effetto serra di quanti i nostri ecosistemi possano assorbire naturalmente.</p>
<p>Con NextGenerationEU si investirà in tecnologie rispettose dell&#8217;ambiente, si introdurranno veicoli e trasporti pubblici più ecologici e si renderanno i nostri edifici e spazi pubblici più efficienti sotto il profilo energetico. Ma anche proteggere il nostro ambiente naturale è importante.</p>
<p>Ci si impegna a:</p>
<ul>
<li>migliorare la qualità dell&#8217;acqua dei fiumi e dei mari, ridurre i rifiuti e le plastiche inquinanti, piantare miliardi di alberi e ripopolare il mondo di api;</li>
<li>creare spazi verdi nelle città e sfruttare maggiormente le energie rinnovabili;</li>
<li>rendere l&#8217;agricoltura più rispettosa dell&#8217;ambiente, in modo che i nostri alimenti siano più sani.</li>
</ul>
<p>L&#8217;UE assumerà un ruolo guida nell&#8217;azione per il clima, ma tutti possono fare la propria parte scegliendo i trasporti pubblici o la bicicletta, consumando più verdure e meno carne, acquistando prodotti di seconda mano, riciclando e riutilizzando.</p>
<p><em>Patto climatico europeo </em></p>
<p>Il patto climatico europeo punta a coinvolgere i cittadini e le comunità nell&#8217;azione per il clima e l&#8217;ambiente.</p>
<p><em>Piano degli obiettivi climatici 2030</em></p>
<p>La proposta della Commissione di ridurre le emissioni di gas a effetto serra almeno del 55% entro il 2030.</p>
<p><strong>Un futuro più sano</strong></p>
<p>Tutti noi siamo stati colpiti, in un modo o nell&#8217;altro, dalla pandemia di coronavirus – a livello fisico, psicologico e sociale. Ora vogliamo costruire un&#8217;UE più sicura e più sana, in modo da essere meglio preparati a qualsiasi crisi ci riservi il futuro.</p>
<p>Con NextGenerationEU:</p>
<ul>
<li>si lavorerà insieme a tutti i paesi dell&#8217;UE per proteggerci al meglio dalle minacce sanitarie;</li>
<li>si investirà maggiormente nella ricerca e nell&#8217;innovazione per sviluppare vaccini e terapie, non solo contro malattie nuove come il coronavirus, ma anche contro il cancro;</li>
<li>si modernizzeranno i sistemi sanitari per garantire che gli ospedali di tutti i paesi dell&#8217;UE abbiano accesso alle nuove tecnologie e alle forniture mediche di cui si ha bisogno;</li>
<li>si finanzierà la formazione dei professionisti del settore medico e sanitario in Europa.</li>
</ul>
<p>Insieme si può rendere l&#8217;Europa più sana: per farlo, tuttavia, ogni piccola decisione quotidiana conta. Un&#8217;alimentazione salutare e una regolare attività fisica possono migliorare notevolmente il benessere psicofisico di tutti.</p>
<p><strong>Un futuro più forte</strong></p>
<p>La pandemia ha avuto ripercussioni sulle vite di tutti noi. Molti hanno sofferto di malattie o subito un lutto; altri hanno perso il proprio posto di lavoro o accusato una riduzione del reddito. Ora è necessario costruire un&#8217;Europa più forte e più resiliente.</p>
<p>Con NextGenerationEU:</p>
<ul>
<li>si incoraggeranno i giovani a studiare le discipline scientifiche e tecnologiche, che aprono loro le porte verso le professioni verdi e digitali del futuro;</li>
<li>si sosterranno l&#8217;istruzione superiore e gli apprendistati;</li>
<li>si offriranno prestiti e sovvenzioni ai giovani imprenditori.</li>
</ul>
<p>L&#8217;UE sta anche sostenendo la ripresa dalla crisi di diversi settori, potenziando il sostegno al turismo, alla cultura e alle arti in tutta l&#8217;Unione, rendendoli più digitali e sostenibili.</p>
<p>Da Nord a Sud, da Est a Ovest, si sogna un&#8217;Europa che funzioni per tutti. È necessario che tutti i cittadini europei abbiano pari opportunità, a prescindere dal luogo in cui vivono, rispettando la diversità in ogni sua forma.</p>
<p>Con NextGenerationEU:</p>
<ul>
<li>si lotterà contro il razzismo e la xenofobia;</li>
<li>si promuoverà l&#8217;uguaglianza di genere e l&#8217;emancipazione femminile;</li>
<li>si proteggeranno i diritti della comunità e si combatterà la discriminazione;</li>
<li>si rafforzerà il diritto dell&#8217;UE affinché si giunga ad ostacolare tutte le forme di incitamento all&#8217;odio e di reati generati dall&#8217;odio.</li>
</ul>
<p>&#8220;Uguaglianza&#8221; significa anche pari opportunità economiche e sociali per tutti.</p>
<p>NextGenerationEU promuove opportunità di lavoro per le persone con disabilità e per coloro che vivono in zone rurali, remote o svantaggiate. È necessario aiutare sempre più persone a trovare un alloggio dignitoso e adeguato investendo in un&#8217;istruzione inclusiva per tutti i bambini, indipendentemente dal contesto sociale di provenienza o dalla presenza di esigenze particolari.</p>
</div></div></div></div></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Un&#8217;Europa pronta per l&#8217;era digitale</title>
		<link>https://www.ildoganalista.it/2022/02/28/uneuropa-pronta-per-lera-digitale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Feb 2022 10:23:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[speciale europa 2022 – 01]]></category>
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					<description><![CDATA[La tecnologia digitale sta cambiando la vita delle persone. La strategia digitale dell'UE mira a fare sì che tale trasformazione vada a beneficio dei cittadini e delle imprese e a fare di questo decennio il "decennio digitale" europeo. L'Europa deve ora rafforzare la propria sovranità digitale e fissare norme, anziché seguire quelle di altri  [Leggi tutto...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-10 fusion-flex-container nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1331.2px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-9 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column" style="--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:1.92%;--awb-margin-bottom-large:20px;--awb-spacing-left-large:1.92%;--awb-width-medium:100%;--awb-order-medium:0;--awb-spacing-right-medium:1.92%;--awb-spacing-left-medium:1.92%;--awb-width-small:100%;--awb-order-small:0;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-column-has-shadow fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column"><div class="fusion-text fusion-text-10" style="--awb-text-transform:none;"><p><em>La tecnologia digitale sta cambiando la vita delle persone. La strategia digitale dell&#8217;UE mira a fare sì che tale trasformazione vada a beneficio dei cittadini e delle imprese e a fare di questo decennio il &#8220;decennio digitale&#8221; europeo. L&#8217;Europa deve ora rafforzare la propria sovranità digitale e fissare norme, anziché seguire quelle di altri paesi, incentrandosi chiaramente sui dati, la tecnologia e le infrastrutture.</em></p>
<p>Il 9 marzo 2021 la Commissione europea ha presentato una visione e prospettive per la trasformazione digitale dell&#8217;Europa entro il 2030. La Commissione propone una bussola digitale per il decennio digitale dell&#8217;UE che si sviluppa intorno a quattro punti cardinali.</p>
<p><strong>Competenze</strong></p>
<p>Specialisti delle TIC: 20 milioni + convergenza di genere.</p>
<p>Competenze digitali di base: min. 80% della popolazione.</p>
<p><strong>Infrastrutture digitali sicure e sostenibili</strong></p>
<p>Connettività: gigabit per tutti, 5G ovunque.</p>
<p>Semiconduttori all&#8217;avanguardia: raddoppiare la quota dell&#8217;UE nella produzione mondiale.</p>
<p>Dati &#8211; Edge e Cloud: 10.000 nodi periferici altamente sicuri a impatto climatico zero.</p>
<p>Informatica: primo computer con accelerazione quantistica.</p>
<p><strong>Trasformazione digitale delle imprese</strong></p>
<p>Introduzione della tecnologia: 75% delle imprese dell&#8217;UE che utilizzano cloud/IA/Big Data.</p>
<p>Innovatori: aumentare scale-up e finanziamenti per raddoppiare gli &#8220;unicorni&#8221; dell&#8217;UE.</p>
<p>Innovatori tardivi: oltre il 90% delle PMI raggiunge almeno un livello di intensità digitale di base.</p>
<p><strong>Digitalizzazione dei servizi pubblici</strong></p>
<p>Servizi pubblici fondamentali:</p>
<ul>
<li>100% online</li>
</ul>
<p>Sanità online:</p>
<ul>
<li>100% dei cittadini con accesso alla propria cartella clinica.</li>
</ul>
<p>Identità digitale:</p>
<ul>
<li>80% di cittadini in possesso di identità digitale.</li>
</ul>
<p>La Commissione perseguirà le ambizioni digitali dell&#8217;UE per il 2030 fissando termini concreti:</p>
<ul>
<li>obiettivi e traiettorie previste;</li>
<li>un solido quadro di governance congiunta per monitorare i progressi e affrontare le carenze;</li>
<li>progetti multinazionali che combinano investimenti dell&#8217;UE, degli Stati membri e del settore privato.</li>
</ul>
<h1>Cittadinanza digitale: diritti e principi per gli europei</h1>
<p>Il 26 gennaio 2022 la Commissione ha proposto una dichiarazione solenne interistituzionale sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale.</p>
<p><strong>Le persone al centro</strong></p>
<p>Le tecnologie digitali dovrebbero tutelare i diritti delle persone, sostenere la democrazia e garantire che tutti gli operatori digitali agiscano in modo responsabile e sicuro. L&#8217;UE promuove questi valori in tutto il mondo.</p>
<p><strong>Libertà di scelta</strong></p>
<p>Le persone dovrebbero beneficiare di un ambiente online equo, essere protette da contenuti illegali e dannosi, e acquisire autonomia e responsabilità quando interagiscono con tecnologie nuove e in evoluzione come l&#8217;intelligenza artificiale.</p>
<p><strong>Sicurezza e protezione</strong></p>
<p>L&#8217;ambiente digitale dovrebbe essere sicuro e protetto.</p>
<p>Tutti gli utenti, dai minori alle persone anziane, dovrebbero essere autonomi, responsabili e protetti.</p>
<p><strong>Solidarietà e inclusione</strong></p>
<p>La tecnologia dovrebbe unire, e non dividere le persone. Tutti dovrebbero avere accesso a Internet, alle competenze digitali, a servizi pubblici digitali e a condizioni di lavoro eque.</p>
<p><strong>Partecipazione</strong></p>
<p>I cittadini dovrebbero poter partecipare al processo democratico a tutti i livelli</p>
<p>e avere il controllo</p>
<p>dei propri dati.</p>
<p><strong>Sostenibilità</strong></p>
<p>I dispositivi digitali dovrebbero favorire la sostenibilità e la transizione verde. I cittadini devono conoscere l&#8217;impatto ambientale e il consumo energetico dei loro dispositivi.</p>
<p>I diritti e i principi digitali delineati nella dichiarazione integreranno i diritti esistenti, come quelli sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell&#8217;UE, e la legislazione in materia di protezione dei dati e di privacy. Forniranno un quadro di riferimento per i cittadini sui loro diritti digitali, nonché orientamenti per gli Stati membri dell&#8217;UE e per le imprese che si occupano di nuove tecnologie. Il loro obiettivo è aiutare tutti i cittadini dell&#8217;UE a trarre il massimo vantaggio dalla trasformazione digitale.</p>
<p>I diritti e i principi proposti riguardano i seguenti obiettivi:</p>
<ol>
<li>porre le persone e i loro diritti al centro della trasformazione digitale;</li>
<li>sostenere la solidarietà e l&#8217;inclusione;</li>
<li>garantire la libertà di scelta online;</li>
<li>promuovere la partecipazione allo spazio pubblico digitale;</li>
<li>aumentare la sicurezza, la protezione e la responsabilizzazione delle persone;</li>
<li>promuovere la sostenibilità del futuro digitale.</li>
</ol>
<p>La Commissione fornirà una valutazione dell&#8217;attuazione dei principi digitali nella relazione annuale sullo stato del decennio digitale. Inoltre svolgerà un&#8217;indagine Eurobarometro annuale per monitorare le misure di follow-up negli Stati membri. Eurobarometro raccoglierà dati qualitativi, basati sulla percezione che i cittadini hanno del modo in cui i principi digitali sono messi in pratica nei vari Stati membri. Il Parlamento europeo e il Consiglio dell&#8217;Unione europea discuteranno la proposta prima dell&#8217;adozione.</p>
<h1>Il percorso per il decennio digitale</h1>
<p>Il percorso per il decennio digitale è la proposta della Commissione di istituire un quadro di governance per garantire che l&#8217;Europa raggiunga i suoi obiettivi del decennio digitale per il 2030. Tale quadro si baserà su un meccanismo di cooperazione annuale che coinvolgerà la Commissione e gli Stati membri.</p>
<p>In un primo tempo la Commissione elaborerebbe le traiettorie previste dell&#8217;UE per ciascun obiettivo insieme agli Stati membri, che a loro volta proporrebbero tabelle di marcia strategiche nazionali per raggiungerli.</p>
<p>Il meccanismo di cooperazione comprenderà:</p>
<ul>
<li>un sistema di monitoraggio strutturato, trasparente e condiviso basato sull&#8217;indice di digitalizzazione dell&#8217;economia e della società (DESI) per misurare i progressi compiuti verso ciascuno degli obiettivi per il 2030;</li>
<li>una relazione annuale sullo &#8220;stato del decennio digitale&#8221;, in cui la Commissione valuterà i progressi compiuti e raccomanderà eventuali azioni;</li>
<li>tabelle di marcia strategiche pluriennali per il decennio digitale in cui gli Stati membri delineeranno le politiche e le misure adottate o previste a sostegno degli obiettivi per il 2030;</li>
<li>un quadro strutturato per discutere e affrontare i settori in cui i progressi sono insufficienti mediante impegni comuni fra la Commissione e gli Stati membri;</li>
<li>un meccanismo per sostenere l&#8217;attuazione di progetti multinazionali.</li>
</ul>
<h1>Progetti multinazionali</h1>
<p>Per raggiungere gli obiettivi e i traguardi digitali, la Commissione europea accelererà e agevolerà il lancio di progetti multinazionali, progetti su vasta scala che nessuno Stato membro potrebbe sviluppare da solo.</p>
<p>Tali progetti potrebbero:</p>
<ul>
<li>combinare investimenti provenienti dal bilancio dell&#8217;UE, anche dal dispositivo per la ripresa e la resilienza, dagli Stati membri e dal settore privato;</li>
<li>colmare le lacune dell&#8217;UE nelle capacità critiche individuate;</li>
<li>sostenere un mercato unico digitale interconnesso, interoperabile e sicuro.</li>
</ul>
<p>La Commissione ha individuato un elenco iniziale di progetti multinazionali, fra cui figurano settori di investimento quali le infrastrutture per i dati, i processori a bassa potenza, la comunicazione 5G, il calcolo ad alte prestazioni, la comunicazione quantistica sicura, la pubblica amministrazione, la blockchain, i poli dell&#8217;innovazione digitale e le competenze digitali.</p>
<p><strong>Esempio di un potenziale progetto multinazionale</strong></p>
<p>L&#8217;UE potrebbe dispiegare una rete di centri operativi di sicurezza, alimentata dall&#8217;IA, per anticipare, individuare e rispondere agli attacchi informatici a livello nazionale e dell&#8217;UE.</p>
<p>Il consorzio per un&#8217;infrastruttura digitale europea è un nuovo strumento per aiutare gli Stati membri interessati ad accelerare e semplificare l&#8217;attuazione di progetti multinazionali.</p>
<h1>Partenariati internazionali per il decennio digitale</h1>
<p>L&#8217;UE promuoverà la sua agenda digitale incentrata sulla persona sulla scena mondiale e promuoverà l&#8217;allineamento o la convergenza con le norme e gli standard dell&#8217;UE.</p>
<p>Garantirà inoltre la sicurezza e la resilienza delle sue catene di approvvigionamento digitali e fornirà soluzioni globali.</p>
<p>Ciò verrà realizzato:</p>
<ul>
<li>definendo un pacchetto di strumenti che combini la cooperazione normativa, il rafforzamento delle capacità e delle competenze, gli investimenti nella cooperazione internazionale e i partenariati di ricerca;</li>
<li>progettando pacchetti per l&#8217;economia digitale finanziati attraverso iniziative che riuniscono l&#8217;UE, gli Stati membri, le imprese private, partner che condividono gli stessi principi e istituzioni finanziarie internazionali;</li>
<li>combinando investimenti interni dell&#8217;UE e strumenti di cooperazione esterna;</li>
<li>investendo in una migliore connettività con i partner dell&#8217;UE, ad esempio attraverso un eventuale fondo per la connettività digitale.</li>
</ul>
<h1>Prossime tappe</h1>
<p>Il Parlamento europeo e il Consiglio discuteranno il progetto di dichiarazione ed approvazione al più alto livello entro l&#8217;estate.</p>
</div></div></div></div></div>
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