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	<title>Edoardo Barbero &#8211; Il Doganalista</title>
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	<description>Rivista giuridico-economica di commercio internazionale</description>
	<lastBuildDate>Tue, 26 Sep 2023 11:06:19 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Gli accordi preferenziali della U.E. passato presente e futuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Edoardo Barbero]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Mar 2023 10:31:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[speciale europa 2023 - 01]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli accordi preferenziali (free trade agreement) sono parte fondamentale del commercio internazionale, l’Unione Europea da molti anni è impegnata nello sviluppo di accordi che, con il passare del tempo, hanno raggiunto obiettivi sempre più ampi, dallo sviluppo economico a risvolti sociali e politici. Oltre alla UE, che attualmente ha concluso oltre 40 Free Trade  [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-1 fusion-flex-container has-pattern-background has-mask-background nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-justify-content-center fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1331.2px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-0 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column" style="--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:1.92%;--awb-margin-bottom-large:20px;--awb-spacing-left-large:1.92%;--awb-width-medium:100%;--awb-order-medium:0;--awb-spacing-right-medium:1.92%;--awb-spacing-left-medium:1.92%;--awb-width-small:100%;--awb-order-small:0;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-column-has-shadow fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column"><div class="fusion-text fusion-text-1" style="--awb-text-transform:none;"><p>Gli accordi preferenziali (free trade agreement) sono parte fondamentale del commercio internazionale, l’Unione Europea da molti anni è impegnata nello sviluppo di accordi che, con il passare del tempo, hanno raggiunto obiettivi sempre più ampi, dallo sviluppo economico a risvolti sociali e politici.</p>
<p>Oltre alla UE, che attualmente ha concluso oltre 40 Free Trade Agreement coinvolgento più di 90 Stati nel mondo, dobbiamo ricordare anche gli accordi ASEAN che coinvolgono i paesi emergenti dell’area del pacifico oltre a Giappone, Cina ed India oppure le varie esperienze africane che hanno contribuito allo sviluppo in particolare dell’area del Sud Africa.</p>
<p>Da questo risulta evidente che lo strumento è apprezzato ed è valido sia in termini economici sia in termini di sicurezza commerciale e sociale, oltre alle preferenze tariffarie infatti sempre più spesso gli accordi prevedono misure volte a garantire al sicurezza dei prodotti, regolare le procedure autorizzative ed eliminare le barriere tariffarie e normative, rafforzare la protezione della proprietà intellettuale.</p>
<p>Le esperienze dei vari Stati (o gruppi di Stati) sono diverse e possiamo dire che la necessità di concludere questo genere di accordi è nata, in particolare all’inizio degli anni 90, per regolare e trarre vantaggio dal crescente sviluppo del traffico internazionale di merci e servizi.</p>
<p>Attualmente sono in vigore nel mondo 355 Free trade agreements, suddivisi come da grafico sotto riportato <a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> in particolare nell’area Europea e dell’Est Asia.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> <a href="http://rtais.wto.org/UI/charts.aspx" target="_blank" rel="noopener">WTO | Regional trade agreements</a> – WTO Regional Trade Agreements Database.</p>
<p>IL PRESENTE: GIAPPONE</p>
<p>L’accordo JEFTA è stato uno tra i primi di “ultima generazione”: tra le principali novità si annoveravano la prova di origine solo con dichiarazione in fattura e registrazione nell’apposito elenco REX. Un sistema di dematerializzazione dei documenti, lanciato già con l’accordo Corea del Sud e con gli accordi unilaterali prima e bilaterali poi con i Paesi SPG.</p>
<p>L’auspicio delle parti, quando nel 2019 l’accordo è entrato in vigore, era quello di ridurre le alte barriere tariffarie e non, specialmente dei prodotti in importazione dall’Unione verso il Giappone.</p>
<p>Questo avrebbe portato ad un incremento della produzione dell’UE di circa l’1%.</p>
<p>Secondo i dati 2021, gli scambi tra i due Paesi sono in crescita, confermando un trend ormai decennale, mentre secondo uno studio della Commissione Europea<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> l’aumento previsto di esportazioni dall’Unione al Giappone e viceversa entro il 2035 sarà rispettivamente del 13.2% e del 23.5%: una grande opportunità di business per le imprese residenti nelle parti coinvolte. I settori maggiormente incentivati dall’accordo saranno il tessile, con un aumento previsto degli scambi del 280% ed il settore lattiero caseario, anche in questo caso con un aumento previsto di circa il 280%.</p>
<p>Grande impatto anche nei confronti del settore dei servizi, per il quale è previsto un incremento economico di 13 miliardi di euro.</p>
<p>IL FUTURO: NUOVA ZELANDA</p>
<p>Cosa ci riserva il futuro? Nuovi accordi, indubbiamente. Esistono ancora “grandi esclusi” nello scenario internazionale: Stati Uniti, Australia, Cina, Brasile. Con alcuni di questi Paesi esiste la volontà politica di concludere accordi che incentivino gli scambi commerciali. Con altri invece la strada è ancora lunga.</p>
<p>Tra i prossimi accordi che entreranno in vigore si trova quello con la Nuova Zelanda. Attualmente il traffico commerciale con l’Unione Europea vale circa 7.8 miliardi di euro, circa il 3% del PIL neozelandese.</p>
<p>L’auspicio delle parti è di incrementare ancora di più questa percentuale, facendo risparmiare alle imprese circa 140 milioni di euro di diritti doganali all’importazione.</p>
<p>In conclusione, gli accordi di libero scambio rappresentano uno strumento efficace di incentivi al commercio internazionale, inteso in termini di esportazioni di beni, prestazioni di servizi ed investimenti, nonché promozione e tutela dei territori.</p>
<p>Sarebbe auspicabile, così come suggerito dal World Trade Organization, strutturare gli accordi in modo da armonizzare le regole di origine a livello internazionale e limitare dunque il fenomeno c.d. “spaghetti bowl”.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Fonte: Commissione Europea: file:///C:/Users/e.barbero/Downloads/THE%20ECONOMIC%20IMPACT%20OF%20THE%20EU-JAPAN%20ECONOMIC%20PARTNERSHIP%20AGREEMENT%20(EPA).pdf</p>
</div></div></div></div></div>
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		<title>Gli accordi preferenziali della U.E. passato presente e futuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Edoardo Barbero]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Nov 2022 14:56:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[speciale europa 2022 – 02]]></category>
		<category><![CDATA[speciale europa 2022 – 05]]></category>
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					<description><![CDATA[(prima parte) Gli accordi commerciali con i Paesi Terzi sono parte fondamentale della politica dell’Unione Europea. Tali accordi non hanno il solo fine di creare opportunità commerciali e superare le barriere tariffarie ma anche quello di promuovere i valori fondanti dell’Unione Europea, la democrazia, il rispetto dei diritti umani, la salvaguardia dell’ambiente. L’Unione ha  [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-2 fusion-flex-container nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1331.2px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-1 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column" style="--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:1.92%;--awb-margin-bottom-large:20px;--awb-spacing-left-large:1.92%;--awb-width-medium:100%;--awb-order-medium:0;--awb-spacing-right-medium:1.92%;--awb-spacing-left-medium:1.92%;--awb-width-small:100%;--awb-order-small:0;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-column-has-shadow fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column"><div class="fusion-text fusion-text-2" style="--awb-content-alignment:justify;--awb-text-transform:none;"><p style="text-align: center;">(prima parte)</p>
<p>Gli accordi commerciali con i Paesi Terzi sono parte fondamentale della politica dell’Unione Europea. Tali accordi non hanno il solo fine di creare opportunità commerciali e superare le barriere tariffarie ma anche quello di promuovere i valori fondanti dell’Unione Europea, la democrazia, il rispetto dei diritti umani, la salvaguardia dell’ambiente.</p>
<p>L’Unione ha concluso 47 accordi preferenziali con 79 partner, accordi che in ogni caso garantiscono un commercio equo e che proteggono i produttori e le imprese europee da pratiche commerciali scorrette messe in atto da operatori terzi, nel rispetto dei principi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC).</p>
<p>L’Unione Europea, secondo i dati del Consiglio Europeo 2020 si conferma leader mondiale negli scambi di beni e servizi con una quota del 17% sul totale mondiale, con un aumento del 26% in dieci anni per quanto riguarda lo scambio di beni e addirittura del 50% per i servizi.</p>
<p>L’U.E., sempre secondo i dati del Consiglio riferiti al 2020, è il secondo maggior esportatore ed il terzo maggior importatore; per quanto riguarda le esportazioni la parte del leone è fatta da macchinari, autovetture e prodotti chimici.</p>
<p>Il Consiglio Europeo svolge un ruolo fondamentale quando si parla di negoziati economici, con il c.d. “mandato di negoziato” autorizza la Commissione Europea all’apertura del processo e ne definisce obiettivi, ambito ed eventuale limite temporale; la Commissione negozia l’accordo in stretta collaborazione con Consiglio e Parlamento Europeo ed infine, dopo l’autorizzazione del Parlamento Europeo, il Consiglio adotta la decisione relativa all’adozione dell’accordo.</p>
<p>Dagli accordi conclusi nasce poi il Comitato Misto, un organo costituito da esponenti dell’Unione Europea e del Paese o gruppo di Paesi partner, che ha il compito di verificare la corretta applicazione e interpretazione dell&#8217;accordo e di discutere tutte le questioni che dovessero presentarsi.</p>
<p>Negli anni il numero di accordi preferenziali adottati è notevolmente aumentato, così come sono evoluti gli obiettivi, la crescita economica è sicuramente importante ma la collaborazione in termini di commercio diviene strumento per veicolare i valori fondanti dell’Unione, in particolare il rispetto dei diritti Umani, dello stato di diritto e del rispetto dell’ambiente.</p>
<p>Il Primo accordo preferenziale siglato è quello entrato in vigore nel 1973 (pubblicato in G.U.C.E. L 300 del 31 dicembre 1972, che per altro contiene anche gli accordi con Austria e Regno di Svezia) che vede contraente la Svizzera, ancora oggi risulta essere tra i più importanti e, nonostante la data di adozione, consente di effettuare proficuamente scambi commerciali che rappresentano quasi il 7% del totale, la Svizzera secondo l’ultima rilevazione è il quarto partner commerciale della UE.</p>
<p>L’obiettivo economico dell’accordo è chiaro fin dal preambolo, si legge infatti che, la Comunità Europea e la Confederazione Svizzera “<em>DESIDEROSE di consolidare e di estendere, in occasione dell&#8217; allargamento della Comunità economica europea, le relazioni economiche esistenti tra la Comunità e la Svizzera e di assicurare, nel rispetto di condizioni eque di concorrenza, lo sviluppo armonioso del loro commercio, allo scopo di contribuire all&#8217;opera della costruzione europea, RISOLUTE pertanto ad eliminare gradualmente gli ostacoli alla parte essenziale dei loro scambi, conformemente alle disposizioni dell&#8217;accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio concernenti la creazione di zone di libero scambio” </em>ed anche l’articolo 1 recita “<em>promuovere, mediante l&#8217;espansione degli scambi commerciali reciproci, lo sviluppo armonioso delle relazioni economiche tra la Comunità economica europea e la Confederazione svizzera e di favorire in tal modo nella Comunità e in Svizzera il progresso dell&#8217; attività economica, il miglioramento delle condizioni di vita e di occupazione, l&#8217; aumento della produttività e la stabilità finanziaria”</em></p>
<p>Pare quindi evidente che, in, questa prima fase l’obiettivo di promozione, espansione e crescita economica risultava essere fondamentale per la Comunità Europea, questi primi accordi erano volti in particolare alla riduzione e progressiva abolizione delle tariffe, cosa che avrebbe determinato un più facile accesso al mercato ed una maggiore stabilità economica.</p>
<p>I primi accordi di questo genere nascono agli inizi degli anni ’70 con la Svizzera, la Norvegia per non dimenticare Austria e Svezia entrate poi a far parte dell’Unione, le difficoltà interne alla UE e la situazione internazionale hanno di fatto rallentato lo sviluppo di questi accordi che in ogni caso rappresentano la base dell’attività internazionale dell’Unione.</p>
<p>Bisognerà attendere il 1995 per vedere un ulteriore progresso, Il <strong><u>processo di Barcellona</u></strong>, pietra miliare del partenariato Pan-Euro-Mediterraneo, rappresenta anche una fondamentale presa di coscienza dell’Unione relativamente alle conseguenze che un’attenta politica di cooperazione internazionale può avere; i pilastri fondamentali su cui si base la dichiarazione di Barcellona sono la creazione di una zona di pace e stabilità fondata sui valori democratici e di rispetto dei diritti umani, la creazione di un area di libero scambio capace di avviare un progressivo sviluppo dell’area mediterranea, un maggiore scambio culturale rispettoso delle differenze e delle peculiarità dei Paesi Mediterranei.</p>
<p>Pur considerando gli accordi nati dal processo di Barcellona come accordi di prima generazione è comunque evidente il cambio di passo nelle volontà del Consiglio che pone tra gli obiettivi la pace e la stabilità.</p>
<p>Tra gli accordi di prima generazione si annoverano quelli negoziati prima del 2006, con Svizzera e Norvegia (1972/73), i paesi del Partenariato Euromediterraneo (1995 e successivi), l’Unione Doganale con la Turchia (1995), Messico e Cile (2000 – 2003), l’accordo di Stabilizzazione ed Associazione dei Balcani (2000 – 2016).</p>
<p>Dopo il 2006, inizia una nuova fase e vengono negoziati accordi di nuova generazione, si mantiene l’attenzione sullo scambio di merci ma si pone l’attenzione anche sullo sviluppo sostenibile, sui diritti di proprietà intellettuale ed i servizi.</p>
<p>Gli accordi basati su questo modello sono quelli conclusi con Corea del Sud, Colombia, Ecuador, Perù, Canada, America Centrale (Panama, Costa Rica, Honduras, Guatemala, Nicaragua and El Salvador) e rappresentano una parte importante dello scambio commerciale dell’Unione.</p>
<p>Possiamo dire che, in particolare dal 2000, l’Unione è impegnata in un progressivo sviluppo degli accordi preferenziali che rappresentano una vittoria sul neo-protezionismo, sul punto sono particolarmente importanti ed evidenziano la volontà dell’Unione le parole pronunciate in occasione della pubblicazione della <em>“Relazione sull’attuazione degli accordi commerciali della UE” </em>del 2018 della Commissaria responsabile per il commercio, Cecilia Malmström, che ha dichiarato: <em>“In questi anni l&#8217;UE si è impegnata a fondo nella creazione della più grande rete mondiale di accordi commerciali. Come dimostrano recenti fatti e dati, questo approccio si sta rilevando fruttuoso. Gli accordi contribuiscono a rafforzare l&#8217;economia europea, rendendo più facile fare affari in tutto il mondo, e al contempo sostengono l&#8217;occupazione a casa nostra. Il crescente numero di accordi strategici che abbiamo concluso ci ha aperto molte porte, assicurando un vantaggio competitivo alle imprese europee sui principali mercati. In aggiunta, contribuisce a promuovere il rispetto dei diritti umani e del lavoro, oltre che delle norme ambientali. Dobbiamo continuare a concentrarci sul monitoraggio dei risultati, per garantire il rispetto delle norme in vigore e permettere alle imprese di trarre il massimo beneficio dagli accordi.”</em></p>
<p>Nel periodo della crisi pandemica e con l’aumento spropositato dei noli marittimi, si è verificato un importante ricorso al re-shoring che ha riportato in Europa o nei paesi vicini parte delle attività produttive delocalizzate negli anni passati, questo è stato possibile anche grazie agli accordi stipulati che hanno reso economicamente sostenibile il ricorso a siti produttivi diversi da quelli del far east.</p>
<p>Un ulteriore tipologia di accordi è formata dai DCFTAs (Deep and Comprehensive Free Trade Areas) volte a creare zone di libero scambio globali ed approfondite con i paesi limitrofi alla UE e ne rafforzano i legami.</p>
<p>In questa tipologia di accordi rientrano quelli siglati con Moldavia, Georgia ed Ucraina, il fine è quello di traghettare i paesi verso una completa integrazione Europea dei tre stati in ossequio alla politica di vicinato Europea.</p>
<p>L’unione rappresenta il principale partner commerciale dei tre stati, in particolare gli scambi commerciali con i paesi dell’Unione rappresentano il 56% del totale per la Moldova, il 42% per l’Ucraina (dato precedente all’attuale crisi) ed il 27% per la Georgia.</p>
<p>In tutti e tre i casi, l’impatto economico della conclusione degli accordi ha avuto grande rilevanza, portando in breve tempo ad una crescita economica dei paesi coinvolti ed un aumento dell’interscambio di beni e servizi.</p>
<p>Troviamo, inoltre, gli Accordi di Partenariato Economico (EPA) i quali mirano allo sviluppo dei Paesi dell’Africa dei Caraibi e del Pacifico; risalenti all’accordo di Cotonou e stipulati in linea con i dettami WTO, mirano non solo allo sviluppo del commercio in senso stretto, ma anche allo sviluppo delle economie dei Paesi ACP, tenendo conto delle situazioni economiche e sociopolitiche di ognuno di essi.</p>
<p>L’impatto di questi accordi si misura in una crescita sensibile di esportazioni verso l’Unione Europea. Secondo i dati della Commissione Europea si registra, ad esempio, un aumento di export di tè da parte dei Paesi caraibici pari all’89%.</p>
<p>Ancora, l’esportazione di prodotti tessili dal Madagascar verso l’Unione Europea è aumentata del 65% da quanto è stato siglato l’accordo EPA.</p>
<p>Gli accordi della UE vengono negoziati secondo i principi sanciti dall’OMC, antidiscriminazione, prevedibilità e concorrenza equa, secondo questi principi è tanto importante evitare la costituzione di barriere commerciale così come è importante abbattere quelle esistenti.</p>
<p>Gli argomenti a favore della costituzione di legami commerciali, politici ed economici con i paesi terzi sono molto maggiori rispetto ai possibili argomenti contrari, avere un accordo stabile permette di aprire nuovi mercati per le merci Unionali, aumentare le opportunità di investimento e tutelare gli investimenti già in essere, rendere meno caro il commercio eliminando dazio e riducendo la burocrazia, rendere più rapido il commercio applicando regole comuni, non da ultimo, la fissazione di regole comuni permette di incentivare il miglioramento sociale, lavorativo e democratico dei paesi terzi.</p>
<p>Il rispetto dei principi internazionali sanciti dall’OMC permette poi di evitare le conseguenze negative di una liberalizzazione incontrollata degli scambi, inoltre, i benefici economici degli accordi sono evidentemente maggiori rispetto al mancato introito dei diritti doganali, anche se questi, soprattutto in alcuni paesi terzi rappresentano una parte importante del PIL.</p>
<p>Un altro punto messo in discussione è il dumping sociale dei paesi terzi, sul punto, va evidenziato che un attenta politica economica è in grado di superare anche questa ultima perplessità, inoltre, nonostante quanto sostenuto anche da autorevoli studiosi, deve essere rilevato che, l’Accordo Istitutivo della WTO è inequivocabile nel delineare quello che è stato definito da J. Ruggie, <em>embedded liberalism</em>, ossia l’equilibrio tra esigenze di liberalizzazione del mercato e tutela delle esigenze dell’individuo.</p>
<p>Non si tratta quindi di una espansione economica in cui il rispetto delle norme sociali è solo parte del bilanciamento costi/benefici, ma si ritiene sia necessario che il rispetto dei diritti umani e della sostenibilità sociale ed ambientale sia parte integrante del processo di sviluppo.</p>
<p>Da questo punto di vista, l’Unione Europea negli accordi di nuova generazione ha costantemente messo in primo piano i principi ed i valori Europei in termini di rispetto dei diritti umani, democrazia, diritto del lavoro e rispetto dell’ambiente.</p>
<p>Edoardo Barbero &#8211; Alessandro Cestaro</p>
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