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	<title>Alessandro Cestaro &#8211; Il Doganalista</title>
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	<description>Rivista giuridico-economica di commercio internazionale</description>
	<lastBuildDate>Wed, 03 Dec 2025 15:54:17 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Unione Europea accordi di libero scambio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Cestaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Dec 2025 15:51:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[speciale europa]]></category>
		<category><![CDATA[specialeeuropa_25_06]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel 2025 l’Unione Europea dispone della rete di accordi commerciali preferenziali più estesa al mondo: 42 accordi in vigore con 74 partner, che coprono quasi la metà del commercio estero complessivo dell’UE (circa 2.300 miliardi di euro l’anno). Questi Free Trade Agreements (FTAs) rappresentano non solo strumenti di liberalizzazione tariffaria, ma anche leve di  [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-1 fusion-flex-container has-pattern-background has-mask-background nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-justify-content-center fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1331.2px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-0 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column" style="--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:1.92%;--awb-margin-bottom-large:20px;--awb-spacing-left-large:1.92%;--awb-width-medium:100%;--awb-order-medium:0;--awb-spacing-right-medium:1.92%;--awb-spacing-left-medium:1.92%;--awb-width-small:100%;--awb-order-small:0;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-column-has-shadow fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column"><div class="fusion-text fusion-text-1" style="--awb-text-transform:none;"><p>Nel 2025 l’Unione Europea dispone della rete di accordi commerciali preferenziali più estesa al mondo: 42 accordi in vigore con 74 partner, che coprono quasi la metà del commercio estero complessivo dell’UE (circa 2.300 miliardi di euro l’anno).</p>
<p>Questi Free Trade Agreements (FTAs) rappresentano non solo strumenti di liberalizzazione tariffaria, ma anche leve di politica estera ed economica. Essi integrano clausole su investimenti, appalti, sostenibilità, proprietà intellettuale e cooperazione doganale, delineando una “globalizzazione regolata” fondata su valori europei.</p>
<p>Nel contesto geopolitico attuale — caratterizzato da tensioni tra grandi potenze, transizione verde e digitalizzazione — la politica commerciale comune diviene un pilastro dell’“autonomia strategica aperta” dell’Unione. L’obiettivo è mantenere l’apertura ai mercati mondiali, salvaguardando nel contempo la sicurezza economica e la resilienza delle filiere critiche.</p>
<p><strong>Quadro giuridico e governance negoziale</strong></p>
<p>Ai sensi dell’art. 207 TFUE, la politica commerciale è competenza esclusiva dell’Unione. La Commissione conduce i negoziati su mandato del Consiglio e con il consenso finale del Parlamento europeo.<br />
Le Opinioni 2/15 (UE-Singapore) e 1/17 (CETA) della Corte di Giustizia hanno chiarito la portata delle competenze: la quasi totalità delle materie rientra nella sfera esclusiva UE, mentre le disposizioni su protezione degli investimenti diretti restano condivise con gli Stati membri. Ciò ha portato alla prassi di “accordi sdoppiati”: un FTA puramente commerciale e un trattato parallelo sugli investimenti.</p>
<p>Gli FTAs di “nuova generazione” includono ormai capitoli obbligatori su Commercio e Sviluppo Sostenibile (TSD), vincolando le parti al rispetto delle convenzioni ILO e dell’Accordo di Parigi. Dal 2021 l’UE ha persino attivato un panel contro la Corea del Sud per inadempienze sul lavoro, ottenendo la piena conformità legislativa: un precedente che mostra come l’UE stia evolvendo verso una clausola esecutiva dei diritti sociali e ambientali.</p>
<p><strong>Rete geografica e risultati economici</strong></p>
<p>La politica commerciale europea copre tutti i continenti: dagli Accordi di Associazione con l’Ucraina, Georgia e Moldova (DCFTA), agli EPA con i paesi africani, fino ai moderni FTA con Canada, Giappone, Vietnam, Singapore e Corea del Sud.Gli accordi in negoziazione con Australia, India, Indonesia e Mercosur definiranno la prossima fase di espansione, con un chiaro intento geopolitico: diversificare approvvigionamenti e ridurre dipendenze strategiche.</p>
<p>Secondo la Commissione europea, la quota dell’UE nelle importazioni dei partner con FTA è rimasta stabile o in lieve crescita (9–10% per i partner asiatici Corea-Giappone-Vietnam-Singapore), mentre è calata sensibilmente nei paesi senza accordo (dal 9,6 % nel 2008 al 6,5 % nel 2022).<br />
In America Latina, i paesi con FTA (Messico, Cile, Andina) hanno mantenuto l’8 % di quota media, mentre dove l’accordo manca (es. Brasile, Argentina) la presenza UE è crollata dal 35 % al 18 %.<br />
Questi dati confermano che la rete preferenziale protegge la posizione competitiva europea nei mercati globali.</p>
<p>Tra i casi emblematici:</p>
<ul>
<li>UE–Corea del Sud (in vigore dal 2011): le esportazioni di beni UE verso la Corea sono aumentate del +106 % dal 2011 al 2023; l’UE è il primo investitore straniero nel Paese con €53 mld di stock di IDE.<br />
Le riduzioni tariffarie (98 % delle linee entro 5 anni) hanno favorito in particolare il settore automobilistico ed elettronico.</li>
<li>CETA (UE–Canada): l’export UE è cresciuto di circa +64 % tra 2016 e 2023; il tasso di utilizzo delle preferenze tariffarie supera l’80 %, con risparmi doganali stimati in oltre €1 mld/anno.</li>
<li>EPA UE–Giappone: eliminazione del 90 % dei dazi giapponesi; export UE +11 % nel periodo 2018–2023, con punte +26 % per prodotti agro-alimentari.</li>
<li>UE–Vietnam: accordo del 2020, export UE +3 % nonostante la pandemia; settori trainanti farmaceutico (+48 %) e agro-alimentare (+17 %).</li>
</ul>
<p>Nel complesso, la Commissione stima che gli FTAs in vigore sostengano circa 600 mila posti di lavoro e contribuiscano per decine di miliardi al PIL annuale dell’UE.</p>
<p><strong>Valore giuridico e prospettive strategiche</strong></p>
<p>Gli FTAs dell’UE non sono meri strumenti economici, ma veri e propri accordi misti di diritto internazionale che integrano norme giuridiche vincolanti, meccanismi di composizione delle controversie e, sempre più spesso, obblighi in materia climatica e di diritti umani.<br />
La loro funzione è duplice: favorire la competitività delle imprese europee e diffondere standard normativi europei a livello globale — dal rispetto delle regole WTO alla protezione dei dati e alla sostenibilità ambientale.</p>
<p>Tuttavia, permangono criticità: la ratifica degli accordi “misti” può essere rallentata da opposizioni politiche interne (caso CETA in Belgio, o Mercosur in Francia e Austria), e la crescente politicizzazione del commercio rischia di trasformare gli FTAs in strumenti di politica estera piuttosto che di pura liberalizzazione.</p>
<p>L’evoluzione futura vedrà l’UE rafforzare la clausola di autonomia strategica aperta, integrando nei futuri accordi norme su:</p>
<ul>
<li>commercio digitale e intelligenza artificiale;</li>
<li>sicurezza delle catene del valore e approvvigionamenti critici;</li>
<li>cooperazione sulla transizione verde e sull’economia circolare.</li>
</ul>
<p>In questo quadro, gli FTAs rappresentano un equilibrio giuridico complesso tra apertura e protezione, concorrenza e sicurezza, liberalizzazione e sovranità economica.</p>
<p>In conclusione, gli accordi di libero scambio dell’UE hanno dimostrato di essere un pilastro di crescita, sicurezza e influenza geopolitica.</p>
<p>Essi consentono all’Unione di definire regole e valori nel commercio globale, assicurando alle imprese europee un contesto prevedibile e competitivo.</p>
<p>L’attuale congiuntura – frammentazione geopolitica, guerre commerciali, crisi climatiche – rafforza la necessità di una politica commerciale assertiva ma cooperativa, in cui l’Europa continui a essere non solo un attore economico, ma anche un norm-setter globale.</p>
<p><strong>Fonti principali:</strong><br />
Commissione Europea, <em>Annual Report on Implementation and Enforcement of EU Trade Agreements</em> (COM(2024) 385 final);<br />
DG TRADE, <em>EU Trade Relations – Negotiations and Agreements</em> (agg. 2025);<br />
DG TAXUD, <em>Customs and AEO Programme</em>, <em>ICS2</em> e <em>EU Single Window</em> (2022-2025);<br />
Corte di Giustizia UE, Opinioni 2/15 e 1/17; Parlamento Europeo, Studi su Autonomia Strategica Aperta (2023).</p>
</div></div></div></div></div>
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		<title>AEO e governance doganale, riforma del CDU e strategia transatlantica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Cestaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jul 2025 10:38:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dogane]]></category>
		<category><![CDATA[dogane_25_04]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel quadro della riforma in corso del Codice Doganale dell'Unione (CDU), lo status di Operatore Economico Autorizzato (AEO) si configura oggi non soltanto come strumento di facilitazione, ma come prerequisito strategico per l'accesso a una nuova infrastruttura doganale europea basata su interoperabilità, condivisione dei dati e compliance misurabile. A partire dal 2023, le direttrici  [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-2 fusion-flex-container has-pattern-background has-mask-background nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-justify-content-center fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1331.2px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-1 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column" style="--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:1.92%;--awb-margin-bottom-large:20px;--awb-spacing-left-large:1.92%;--awb-width-medium:100%;--awb-order-medium:0;--awb-spacing-right-medium:1.92%;--awb-spacing-left-medium:1.92%;--awb-width-small:100%;--awb-order-small:0;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-column-has-shadow fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column"><div class="fusion-text fusion-text-2" style="--awb-text-transform:none;"><p>Nel quadro della riforma in corso del Codice Doganale dell&#8217;Unione (CDU), lo status di Operatore Economico Autorizzato (AEO) si configura oggi non soltanto come strumento di facilitazione, ma come prerequisito strategico per l&#8217;accesso a una nuova infrastruttura doganale europea basata su interoperabilità, condivisione dei dati e compliance misurabile. A partire dal 2023, le direttrici di evoluzione del programma AEO si sono precisate con maggiore chiarezza, anche grazie a due contributi fondamentali: la <strong>Relazione speciale n. 13/2023</strong> della <strong>Corte dei conti europea</strong>, e la proposta di riforma del CDU presentata dalla Commissione.</p>
<p><strong>Disomogeneità applicative e credibilità dell&#8217;AEO nell&#8217;UE</strong></p>
<p>Nel documento pubblicato nel settembre 2023, la Corte dei conti europea ha evidenziato come le modalità di rilascio, controllo e mantenimento dell&#8217;autorizzazione AEO presentino <strong>notevoli difformità tra gli Stati membri</strong>. Le differenze riguardano la frequenza degli audit (talvolta biennali, talvolta superiori ai 4 anni), la qualità delle verifiche di sicurezza, il livello di interazione tra autorità doganale e operatori economici, e l&#8217;efficacia delle misure di sospensione/revoca nei casi di non conformità. In alcuni Stati membri, le verifiche si basano prevalentemente su analisi documentali, senza un riscontro operativo presso i siti produttivi o logistici, riducendo di fatto la portata della certificazione.</p>
<p>Tali asimmetrie determinano effetti significativi sul piano operativo e reputazionale. Gli operatori certificati in Paesi con controlli più deboli rischiano di compromettere l&#8217;intero sistema europeo, mentre quelli stabiliti in Stati con criteri più stringenti subiscono oneri superiori senza godere di un vantaggio competitivo proporzionale. Questo disallineamento, rilevato dalla Corte come criticità sistemica, rende urgente una <strong>armonizzazione delle pratiche ispettive</strong> e l’adozione di <strong>standard minimi comuni vincolanti</strong>, nonché di un sistema centralizzato di monitoraggio e vigilanza a livello UE.</p>
<p><strong>Il nuovo CDU e il paradigma &#8220;Trust &amp; Check&#8221;</strong></p>
<p>La proposta di revisione del Codice Doganale dell&#8217;Unione (documento COM (2023) 258 e consolidato 10017/25) prevede un <strong>rafforzamento strutturale del ruolo dell&#8217;AEO</strong>. Non più solo beneficiario di semplificazioni, ma condizione necessaria per l&#8217;accesso al nuovo <strong>Customs Data Hub</strong>, piattaforma unica europea destinata a gestire le informazioni doganali in modalità centralizzata.</p>
<p>Elemento cardine è l&#8217;introduzione del <strong>Trust &amp; Check Trader (TCT)</strong>: uno status riservato agli AEO full (AEOF) in grado di garantire accesso continuo ai propri sistemi IT da parte delle autorità doganali. I TCT potranno beneficiare di autovalutazione, dichiarazioni doganali semplificate e procedure quasi automatizzate di sdoganamento. La logica di fondo è chiara: spostare il controllo dal flusso fisico delle merci al flusso digitale dei dati.</p>
<p>Si tratta di un salto qualitativo e sistemico, che trasforma l’AEO in nodo attivo dell’ecosistema doganale digitale, rendendolo al contempo soggetto a <strong>audit triennali obbligatori</strong>, a sistemi di <strong>tracciamento in tempo reale</strong> e a <strong>monitoraggio continuativo</strong> della performance. Questo paradigma richiede un cambiamento strutturale nei processi aziendali, nella governance della compliance e nei modelli informatici, e rappresenta una sfida che solo gli operatori più avanzati potranno affrontare in autonomia.</p>
<p><strong>MRA e interoperabilità globale: focus sul C-TPAT</strong></p>
<p>La dimensione esterna del programma AEO trova attuazione operativa attraverso gli <strong>Accordi di mutuo riconoscimento (MRA)</strong>. Tra questi, l&#8217;accordo siglato nel 2012 con gli Stati Uniti, che collega lo status AEO europeo con il programma <strong>C-TPAT</strong> del CBP (Customs and Border Protection), è il più significativo per volumi, copertura geografica e impatto geopolitico. L’accordo prevede il riconoscimento reciproco dei profili di rischio e l’accesso agevolato alle procedure semplificate di entrambe le autorità.</p>
<p>Tuttavia, la sua <strong>applicazione concreta resta ancora limitata</strong>, in particolare sul versante europeo. Uno <strong>studio condotto nel 2022 dal BTI Institute della University of Houston in collaborazione con ricercatori di Harvard</strong> ha evidenziato che <strong>meno del 35% degli AEOF europei attivi sul mercato USA ha completato la procedura di associazione MID-EORI</strong>, necessaria per ottenere un profilo di rischio favorevole presso le dogane americane. Ciò significa che, pur essendo certificati AEO, molti operatori non sono riconosciuti automaticamente come affidabili dal sistema CBP, vanificando parte dei vantaggi previsti dall&#8217;accordo.</p>
<p>Le cause principali risiedono nella <strong>mancanza di informazione operativa strutturata</strong>, nella <strong>complessità tecnica della piattaforma MRA-CBP</strong>, nella <strong>frammentazione delle responsabilità tra le autorità doganali nazionali</strong> e nell’assenza di incentivi diretti all’adesione. Il risultato è un utilizzo disomogeneo e inefficiente di un accordo che, nelle intenzioni originarie, avrebbe dovuto generare efficienze e sinergie misurabili.</p>
<p>Lo stesso studio rileva che gli operatori C-TPAT, al contrario, beneficiano concretamente del MRA con l&#8217;UE, in quanto inseriti automaticamente nei sistemi di targeting delle dogane europee con un profilo semplificato. Questo squilibrio applicativo dimostra la necessità, per l’UE, di <strong>rafforzare la governance degli MRA</strong>, magari mediante una gestione centralizzata da parte della DG TAXUD, e di avviare campagne informative rivolte agli operatori europei.</p>
<p><strong>Verso un AEO pienamente integrato</strong></p>
<p>Il rilancio strategico del programma AEO passa dunque attraverso:</p>
<ul>
<li>l&#8217;attuazione concreta della riforma CDU con strumenti informatici interoperabili,</li>
<li>l&#8217;armonizzazione tra Stati membri delle procedure di audit e monitoraggio,</li>
<li>e un utilizzo proattivo degli M.R.A. come strumenti tecnici di facilitazione e non solo accordi politici.</li>
</ul>
<p>In tale contesto, il C-TPAT rappresenta non solo un modello di gestione del rischio doganale, ma anche un riferimento funzionale per ripensare l&#8217;AEO in chiave operativa e internazionale. Se ben gestito, l’accordo con gli Stati Uniti potrebbe diventare una <strong>best practice replicabile</strong> nei rapporti con altri partner strategici come Canada, Giappone e Corea del Sud.</p>
<p>La partita è aperta: tra 2025 e 2028 si giocherà la transizione verso un sistema doganale unionale dove l&#8217;AEO, se ben governato, potrà diventare <strong>pilastro autentico di competitività, sicurezza e interoperabilità globale</strong>.</p>
</div></div></div></div></div>
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